Orso di Pietra – Il blog di Arturo Diaconale

Il blog di Arturo Diaconale

Una macchia indelebile

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Il guaio più grosso provocato dalla rinsaldata alleanza tra il Partito Democratico e l’Italia dei Valori non ha riguardato solo Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Pierferdinando Casini. Certo, il segretario dell’Udc si è trovato spiazzato da una sconfitta che non aveva previsto così ampia e devastante come quella subita in Puglia dai suoi potenziali alleati di un futuro e nuovo centro sinistra. Ma, superata la fase elettorale delle regionali, ha la possibilità di recuperare. Magari facendo oscillare il pendolo delle sue azioni di nuovo verso il centro destra e ritagliandosi una posizione importante all’interno di quell’area di cui, in fondo, rappresenta una naturale componente.
Il problema immediato e più spinoso, semmai, riguarda Emma Bonino, alle prese con una candidatura a presidente della Regione Lazio che minaccia di cancellare la sua storia e la sua identità a causa del peso determinante assunto dall’Italia dei Valori.
Intendiamoci, la storia e l’identità di Emma sarebbero già state compromesse dalla scelta di diventare l’espressione di uno schieramento avversato da sempre dai radicali. Non c’è bisogno di una memoria storica troppo approfondita per sapere che le battaglie dei divorzio, dell’aborto, dei diritti civili, quelle condotte sempre da Marco Pannella e dal suo nucleo di splendidi pazzi, trovarono nei cattocomunisti i più decisi avversari. Così come è fin troppo facile ricordare che furono sempre i radicali di Pannella a rappresentare la punta di lancia più decisa ed acuminata contro quel compromesso storico che cattolici di sinistra e comunisti cercavano di realizzare per stringere il paese in una morsa illiberale e conservatrice.
Insomma, non bastava che Emma Bonino si ponesse come la capofila degli eredi niente affatto pentiti di quello schieramento. E non era neppure sufficiente che la stessa Bonino non battesse ciglio di fronte alla evidente constatazione che i suoi compagni di strada fossero  assolutamente decisi a riprodurre nel terzo millennio lo stesso schema scellerato degli anni ‘70 del Novecento. Adesso alla contraddizione di essere una radicale che si pone alla testa di un esercito di cattocomunisti si aggiunge l’assurdo di una radicale che oltre ai nostalgici del compromesso storico si trova a rappresentare il partito dei forcaioli e dei giustizialisti. Quelli che vorrebbero dare vita ad una Repubblica giudiziaria sul modello komeinista e fare piazza pulita in qualità di guardiani della rivoluzione di tutte le garanzie ed i diritti individuali dei cittadini.
Se la sconfitta di Bersani in Puglia non avesse spinto Bersani nelle braccia spalancate di Di Pietro, la candidata radicale a sostituire Piero Marrazzo avrebbe potuto mimetizzare in qualche modo l’imbarazzante presenza dei dipietristi, Ora, invece, Emma Bonino non può nascondere in alcun modo l’inquietante e condizionante presenza di un alleato che non solo può essere decisivo ma ha la ferma intenzione di far valere in maniera fin troppo netta il proprio ruolo.
Ognuno, naturalmente, è libero di compiere le proprie scelte e di perseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni. Ma vale la pena per un personaggio come Emma Bonino, che è diventata per le proprie battaglie un simbolo di laicità e di libertà per due generazioni di italiani, buttare al macero la sua storia ed il suo status in nome della Presidenza della regione Lazio conquistata in qualità di ostaggio di Di Pietro?
Qualcuno, naturalmente , dirà che l’esponente radicale non ha alcuna possibilità di vincere la competizione elettorale. E , quindi, di finire ostaggio dei giustizialisti dell’Italia dei Valori.
Il ché è vero. Ma fino ad un certo punto. Perché la macchia di finire nelle insegne dei forcaioli sarà comunque indelebile!

Written by orsodipietra

gennaio 27, 2010 alle 5:49 pm

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I liberali e la Polverini

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Ma i liberali ed i laici del Lazio su chi debbono far confluire i loro voti ? Sulla sindacalista Renata Polverini , che proviene dalla sortoria del Movimento Sociale Italiano e che è vicina al Presidente della Camera Gianfranco Fini o sulla radicale Emma Bonino, che ha alle spalle alcuni decenni di battaghlie per i diritti civili e che può essere considerata come la colaboratrice e l’erede diretta di Marco Pannella ?
La questione non riguarda le frange più a sinistra del mondo liberale e laico. Quelle che da sempre sono schierate a fianco del Pd nella convinzione che l’unico liberalismo possibile sia quello di ascendenza gobettiana e di scuola azionista . E quelle che più recentemente sono diventate antiberlusconiane per ragioni strettamente personali o per nostalgia per il proporzionalismo della Prima Repubblica.
L’interrogativo, ovviamente, non tocca neppure il tradizionale elettorato radicale. Quello che s’identifica in Marco Pannella ed è pronto a seguire il proprio leader ovunque e con chi decida di andare , a destra come a sinistra, con gli ex fascisti o con gli eterni comunisti .
La domanda, invece, scuote, agita ed angoscia una fascia di elettorato molto più ampia di quella che vota tradizionalmente per le liste radicali o che da tempo si è affidata alla sinistra moralista o giustizialista. Si tratta dei componenti della cosidetta galassia liberale e laica . Quella composta non solo da chi fino alla rivoluzione giudiziaria della prima metà degli anni ‘90 votava per i partiti provenienti dalla tradizione risorgimentale , ma anche da chi per ragioni anagrafiche non ha legami con quel passato , sogna l’avvento di una rivoluzione liberale intesa come fattore di modernizzazione del paese e , pur nutrendo simpatia per i radicali, ha votato nelle precedenti elezioni per il Pdl considerandolo come una sorta di “ male minore” rispetto agli ex democristiani ed agli ex comunisti ammassati a sinistra.
Come si debbono comportare questi cittadini alle prossime elezioni regionali del Lazio ?  Dare credito ad Emma, di cui hanno condiviso molte battaglie per i diritti civili ma non il settarismo laicista ? Oppure  “turarsi il naso” e sostenere l’ex missina  Renata che non solo ha avviato la propria campagna elettorale facendosi benedire da  un prete ma proviene da una tradizione che per anni ha messo in contrapposizione il valore del lavoro a quello della libertà ?
Qualcuno può anche sfuggire a questi interrogativi appellandosi alla libertà di coscienza . Ma questo è un modo piulatesco per non affrontare una questione a cui, invece, va data una risposta non equivoca.
Questa risposta, per quanto riguarda “ L’Opinione” , è chiara e netta . I liberali ed i laici non possono sostenere la candidata della sinistra Emma Bonino ma debbono confluire sulla candidata del centro destra Renata Polverini. Non perché la seconda sia migliore e più affidabile della prima visto che entrambe sono donne di grande capacità e di forte temperamento. Ma perché i liberali ed i laici possono svolgere un ruolo ed avere un peso solo se fanno parte di uno schieramento che ha bisogno di dare ascolto alle loro istanze ed alle loro sollecitazioni . Emma sarà fagocitata da un Pd che per conservare i propri elettori  dovrà necessariamente nascondere ed edulcorare le sue origini . Renata, se non vorrà perdere la galassia di elettorato di confine composto da fasce sociali importanti al momento del voto  potrebbero fare la differenza , dovrà dimostrare di saper rappresentare anche i sostenitori dei valori di libertà.
C’è poi una seconda ragione che rende obbliogata la scelta del “ L’Opinione”. Emma tradisce le proprie antiche battaglie garantiste accettando il sostegno dei di Antonio Di Pietro. Rispetto a questo i liberali ed i laici stanno comunque dalla parte opposta dei giustizialisti !

Written by orsodipietra

gennaio 27, 2010 alle 5:46 pm

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Non si è trattato di una sconfitta

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Congresso Pli

Alla vigilia del Congresso del Pli in cui mi sono candidato alla segreteria ho accuratamente evitato di scrivere editoriali per promuovere la mia candidatura. Per correttezza nei confronti dei lettori. Ora che le assise nazionali dei liberali si sono concluse, debbo però rompere questa regola. E, sempre in segno di correttezza nei confronti di chi legge “L’Opinione” cartacea e quella in rete, mi sento in dovere di spiegare le ragioni che mi avevano spinto a compiere la scelta, quelle che hanno causato la mia sconfitta e dei liberali favorevoli al rinnovamento e quelle che mi obbligano a non gettare la spugna ed a considerare quanto è avvenuto a Roma sabato scorso come solo la prima tappa di una battaglia destinata comunque a concludersi vittoriosamente. Le ragioni della candidatura erano semplici: strappare il Pli, insieme a Marco Taradash ed ai tanti decisi a tentare il miracolo, dal coma in cui versa da troppi anni a causa di una guida politica insufficiente e rilanciarlo nel circuito politico nazionale affidandogli il compito di diventare la coscienza critica, autonoma ed indipendente della sua area politica naturale. Cioè del centro destra. Le cause della sconfitta sono state altrettanto semplici. Mi sono e ci siamo illusi che il Pli, sia pure ridotto ai minimi termini, fosse ancora un partito democratico. Non abbiamo considerato che anni ed anni di gestione personalistica fosse diventato una dipendence di casa De Luca in cui possono entrare solo gli amici del “padrone”. E, così, benché la nostra iniziativa avesse riacceso interesse e suscitato l’arrivo di nuove e qualificate adesioni ad un partito che agli ultimi congressi non aveva avuto un numero di partecipanti superiori al centinaio, il “padrone” ha bloccato l’ingresso dei nuovi tesserati a lui non graditi (circa trecento tessere). In più, nel timore che neppure la blindatura del proprio orticello fosse sufficiente ad evitargli la sconfitta, è ricorso al tradizionale trucco dei vecchi mestieranti della politica di far confluire al momento del voto finale circa duecento vecchietti dei centri anziani debitamente addestrati. Ed ha formalmente vinto un congresso che altrimenti avrebbe perso sia in termini numerici che in termini politici. Stefano De Luca ed il suo impudente vicesegretario Paolo Guzzanti, che accusa me a Marco Taradash di essere gli “ascari di Berlusconi” e che da Berlusconi ha avuto il seggio parlamentare e che sempre dal Cavaliere continua ad avere lo stipendio di vice direttore de “Il Giornale” e di collaboratore di “Panorama”, hanno cantato vittoria. Ma sanno benissimo che la maggioranza bulgara di cui hanno usufruito al congresso è in realtà una risicata minoranza. Quando, tra sessanta giorni, il rispetto dello Statuto del Pli imporrà di considerare i trecento tesserati respinti degli iscritti a pieno titolo del partito, quella che adesso appare come la minoranza diventerà la vera maggioranza del partito. E non ci saranno vecchietti, transfughi malevoli e vecchie mummie ad impedire la ripresa dell’azione di rinnovamento avviata in occasione del Congresso e tesa a fare della dipendence di casa De Luca un partito vero e, soprattutto, vivo. De Luca è convinto che, continuando a svolgere contemporaneamente la funzione di segretario, di Collegio dei Probiviri e di Comitato dei Garanti ed, in generale, di “padre padrone”, potrà infischiarsene della richiesta di un congresso straordinario avanzata dalla stragrande maggioranza degli iscritti. Ma sarà costretto a prendere atto che quella maggioranza non si limiterà a protestare per la truffa congressuale ma darà quei segnali di vivacità politica che nel frattempo il vertice del Pli non sarà in grado di dare. Da adesso in poi, infatti, insieme a Taradash ed ai tanti giovani e meno giovani che hanno tentato il miracolo della resurrezione del Pli, ci comporteremo come se il congresso avesse avuto un esito diverso. Avvieremo iniziative tese a farci svolgere il ruolo di coscienza critica e liberale del centro destra. Con convegni, dibattiti, incontri e manifestazioni. Con un dialogo ed un confronto continuo sul giornale e sulla rete. E con la ferma intenzione di dimostrare che i liberali vivi e veri sono diversi dagli ospiti di casa De Luca, vecchie glorie fuori del tempo, egocentrici irresponsabili, ex militanti missini e querule ex dipietristre antropologicamente illiberali. Se ci sarà il congresso straordinario, bene. Altrimenti, bene lo stesso. Io ed i miei amici vogliamo stare nel partito dei liberali. Non nella dependance della servitù.

Written by orsodipietra

febbraio 23, 2009 alle 3:50 pm

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578 mila vip

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Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini pubblicano ogni anno un “Catalogo dei viventi” in cui sono fornite notizie biografiche riguardanti un numero ragguardevole di personaggi italiani più o meno noti. Negli anni scorsi nel “Catalogo dei viventi” figuravano poco più di cinquemila voci. Quest’anno la cifra è salita vertiginosamente toccando la quota record di 7.247 voci. Il lavoro di Dell’Arti e Parrini è prezioso. Viene considerato una sorta di indagine Censis della classe dirigente italiana. Ma nessuno, neppure gli autori, ovviamente, si sogna di considerare il volume esaustivo. Quanti potranno essere, però, quelli che in qualche misura contano e non figurano nel “Catalogo”? Qualche centinaio? Qualche migliaio? Addirittura centomila? Per questo uno rimane un po’ perplesso quando legge che nell’archivio di Gioacchino Genchi, ex consulente del magistrato De Magistris, figurano le intercettazioni di 578 mila utenze telefoniche, comprese, spiegano i giornali, quelle dei parlamentari (che sono poco più di un migliaio) e quelle dei capi del servizi (che si contano sulla punta di una mano). E tutti gli altri 577 mila disgraziati intercettati? Sono la dimostrazione che la classe dirigente è molto più ampia di quella indicata da Dell’Arti o Parrini o che in fatto di intercettazioni certi magistrati sono come Totò e Peppino della famosa lettera: punto, due punti e punto e virgola! Che non si dica che siamo tirchi!

Written by orsodipietra

dicembre 18, 2008 alle 3:46 pm

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Epifani irresponsabile

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Sciopero

Non c’è bisogno di ribadire che lo sciopero generale proclamato per oggi dalla Cgil è totalmente inutile. Non è fermando il lavoro e riempiendo le piazze delle città italiane che si blocca una crisi che ha radici e portata internazionale. Molto felicemente il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha rilevato che scioperare contro la recessione in atto in tutto il pianeta equivale a scioperare contro la jella. E di fronte ad un giudizio così chiaro ed esplicativo non si può e non si deve aggiungere altro sulla inutilità della manifestazione promossa da Gugliemo Epifani. Leggi il seguito di questo post »

Written by orsodipietra

dicembre 18, 2008 alle 3:45 pm

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Il sonno di Maddalena

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 Orrore! Orrore! Ma che siamo matti a pensare all’elezione dei giudici? Sai che potrebbe succedere? “Avere una magistratura elettiva – ha detto lucidamente Marcello Maddalena – significherebbe avere giudici appoggiati dai partiti politici. Significherebbe in pratica assistere a campagne elettorali impostate da magistrati che a questo punto avrebbero altri obbiettivi da perseguire che potrebbero entrare in conflitto con quello loro proprio: la persecuzione della Giustizia”. “Ma non solo questo – ha insistito il magistrato piemontese – la sponsorizzazione di un giudice piuttosto che di un altro da parte di un partito o di uno schieramento, sarebbe esiziale e farebbe perdere alla magistratura quelle caratteristiche di autonomia e indipendenza che ne fanno un soggetto di garanzia per tutti i cittadini”. 
Significherebbe, avrebbe, potrebbe, farebbe. Delle affermazioni del giudice Maddalena tutto è condivisibile. Tranne i condizionali. Il ritorno ad un eventuale e rischioso futuro è già avvenuto. È cronaca corrente da una quindicina d’anni a questa parte. Ed a non riconoscerlo si fa la parte del testimone reticente: “nulla vidi, nulla sentii, non c’ero e se c’ero dormivo!”.

 

Written by orsodipietra

dicembre 18, 2008 alle 3:43 pm

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La furbizia di Di Pietro

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Riforma giustizia

Non si può guardare con favore e compiacimento l’armistizio stipulato al Csm dalle Procure di Catanzaro e di Salerno. Il ritiro contestuale dei reciproci provvedimenti di sequestro di fascicoli di inchieste scottanti appare agli occhi dell’opinione pubblica del paese addirittura peggiore della guerra scatenata nella settimana precedenti. Dopo aver combattuto a colpi di bombe atomiche non se ne può uscire dicendo che in fondo era tutto uno scherzo. La devastazione provocata è nei fatti. E, paradossalmente, è proprio la tregua imposta dal Csm alla due Procure che dimostra la totale impossibilità che la giustizia italiana possa autoriformarsi. Leggi il seguito di questo post »

Written by orsodipietra

dicembre 18, 2008 alle 3:42 pm

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Manicomi aperti

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Il quesito che il comune cittadino si pone non è se si debbano separare o meno le carriere tra Pm e giudici o se, invece, a dover essere separate debbano essere le funzioni. Non è neppure se il Csm debba essere riformato allargandolo, restringendolo, moltiplicando i “laici” e riducendo i “togati” o cancellando i primi e scegliendo a sorte i secondi. Oppure, tanto per trovare un punto di compromesso, laicizzare i componenti provenienti dalla magistratura tagliando le toghe e trasformandole in minigonne alla Concita. Niente affatto. Il dilemma che angoscia un qualsiasi cristiano dove aver letto le cronache della guerra tra le Procure di Catanzaro e di Salerno è un altro. Se mai capitasse di finire nelle mani di un Pm con chi sarebbe preferibile avere a che fare? Con quello che è stato costretto a togliersi le mutande di fronte ai carabinieri per dimostrare di non nascondere nel sedere documenti riservati e da quel momento nutre un legittimo sentimento di rivalsa nei confronti del mondo intero? Oppure con quell’altro che ha fatto spogliare il collega della Procura avversa e preteso che si mettesse a culo per aria di fronte alle forze dell’ordine in nome del fatto che la legge è uguale per tutti e tutti possono avere un deretano alla Papillon?
Come sciogliere il dilemma? In un modo solo: ribadire che aveva ragione Tobino e torto Basaglia! E insistere sulla visita psichiatrica per chi può  tentare di giocare con il culo degli altri!

Written by orsodipietra

dicembre 18, 2008 alle 3:40 pm

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La diga spezzata

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La sorte del Pd

Una diga non cede di colpo. Prima scricchiola, poi si aprono delle crepe, successivamente incomincia a perdere qualche pezzo ed, infine, crolla paurosamente provocando la formazione di un’onda dagli effetti devastanti di lunghissima portata. Leggi il seguito di questo post »

Written by orsodipietra

dicembre 18, 2008 alle 3:40 pm

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Lenin docet

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Due tradizioni, due metodi, due strade diverse. Massimo D’Alema rappresenta da par suo la famosa “doppiezza” togliattiana. Da un lato nega, fortissimamente nega, di voler silurare Walter Veltroni. “Se lo volessi – assicura con baffo fermo – lo direi”. Dall’altro non perde occasione di far attizzare la canizza interna contro il segretario facendogli chiedere conto in continuazione dei casini che scoppiano a ritmo sempre più frenetico dentro il Partito Democratico. L’obbiettivo di D’Alema non è fare secco Veltroni adesso, ma preparare il terreno per compiere l’operazione dopo la prevedibile sconfitta delle europee. Franco Marini, invece, è l’interprete più elevato del fatidico “abbraccio che uccide” democristiano. Si dichiara il più fermo difensore del segretario, chiede a tutti i cacicchi del Pd di fare quadrato attorno a Veltroni. Tutto questo, però, allo stato degli atti. Dopo le elezioni se ne riparla visto che in caso di sconfitta l’abbraccio diventerà soffocante. Insomma, due stili diversi, un unico obbiettivo. Come direbbe Lenin, “marciare divisi, per colpire uniti e fare un culo così in primavera al povero Veltroni.

Written by orsodipietra

dicembre 18, 2008 alle 3:38 pm

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