La pizza alla diossina
Aperta nel segno dei rifiuti la campagna elettorale si chiude nel segno della mozzarella. Non si tratta di una battuta scherzosa ma di una tragica realtà. Quando le Camere sono state sciolte i media dell’intero pianeta esibivano le immagini devastanti dei cumuli d’immondizia che sommergevano Napoli. Ora che si avvicina il momento del voto gli stessi media mondiali ritirano fuori le stesse immagini di cumuli per spiegare che l’inquinamento ha prodotto la diossina che rende pericolose ed immangiabili le mozzarelle di bufala. In apparenza immondizia e mozzarella non dovrebbero avere grandi connessioni con il prossimo rinnovo del Parlamento nazionale. Ed, infatti, i partiti hanno fatto calare una sorta di silenzio bipartisan sul caso campano. Ma mentre i leader delle varie forze in campo chiedono voti sciorinando programmi fantasmagorici e formulando promesse da libro dei sogni, lo scandalo dell’immondizia rinnovato dallo scandalo della mozzarella fa il giro del mondo infliggendo un colpo micidiale all’immagine complessiva del paese. Non c’è bisogno di rilevare che la diossina nel latte delle bufale campane è solo il primo anello di una catena piena di elementi destinati a moltiplicare all’infinito l’emotività dell’opinione pubblica mondiale. Come hanno inquinato il latte i rifiuti accumulatisi negli anni hanno inquinato anche tutti gli altri prodotti alimentari della sfortunata regione.
In particolare quelli che caratterizzano da sempre la cosiddetta cucina mediterranea del nostro paese. Dopo il latte vengono gli ortaggi, la frutta. Vengono i pomodori ed il grano con cui si fa la farina, il pane, la pasta. Viene la pizza, cioè l’emblema culinario nazionale. Chi ricorda le isterie collettive planetarie suscitate dalla “mucca pazza” o dalla “aviaria” sa bene il pericolo che la vicenda dell’immondizia e della mozzarella può innescare. Il giorno in cui il primo giornale scandalistico di un qualsiasi paese, magari concorrente turistico dell’Italia, lancerà l’allarme sulla pizza alla diossina, un vero e proprio tsunami mediatico si scatenerà sull’immagine complessiva della penisola. Per rimuovere questa coltre di discredito ci vorranno anni ed anni di lavoro. Ma ci vorrà, soprattutto, la voglia e la forza di eliminare le cause di un disastro che prima di essere ambientale è profondamente politico. E che ha dei responsabili precisi. Di questo e non d’altro si dovrebbe occupare la fase conclusiva della campagna elettorale. Sulla pizza alla napoletana ci giochiamo una parte importante del nostro futuro. Per questo sarebbe opportuno che il Cavaliere riportasse al centro della campagna elettorale il caso campano. E che Veltroni spendesse almeno una parola sull’inamovibilità di Bassolino.









Purtroppo forse è meglio che se ne parli il meno possibile della situazione campana, con le falde acquifere che saranno inquinate per almeno una cinquantina d´anni, se solo viene a galla un decimo dei rifiuti tossici sotterrati l´unico prodotto campano esportabile sarà l´energia nucleare