Orso di Pietra - Il blog di Arturo Diaconale

La bilancia senza ago

Pubblicato su Editoriali, L'opinione, Politica by orsodipietra su Maggio 15th, 2008

Il caso Casini

Il compito del Pdl è di sostenere al meglio in Parlamento il governo più solito di tutta la storia dell’Italia repubblicana. Non si tratta di un compito facile, visto che il ruolo preminente assunto dall’esecutivo rispetto alle Camere è fin troppo evidente. Ed il rischio di passare dall’esecuzione passiva delle indicazioni del vertice di Palazzo Chigi ad un sostanziale disinteresse è sicuramente presente. Ma il rapporto personale esistente tra Silvio Berlusconi ed ogni singolo parlamentare della maggioranza è talmente stretto che è difficile ipotizzare una eccessiva frequenza di cali di concentrazione e di attività da parte dei senatori e dei deputati della coalizione uscita vincitrice dalle elezioni. Il compito del Partito Democratico è sicuramente più complicato di quello del Pdl. Trovare una nuova identità e fisionomia mantenendo la linea dell’opposizione costruttiva senza ritornare rovinosamente all’antiberlusconismo viscerale, non è una impresa semplice. Soprattutto a causa delle minacce e dei ricatti continui che giustizialisti, estremisti ed intellettuali disperati per aver ormai definitivamente fatto il proprio tempo lanceranno nei prossimi mesi a ritmo quotidiano. Ma il vantaggio del Pd nel perseguire la linea complicata dell’opposizione costruttiva è di aver bruciato i vascelli alle proprie spalle nella consapevolezza di non poter tornare comunque indietro nel tempo. E questo costituisce una spinta potente ad andare avanti verso l’obbiettivo di costruire una grande forza riformista in grado di essere prima coprotagonista della legislatura costituente e poi l’unica alternativa credibile all’attuale maggioranza di centro destra.

Alle difficoltà del Partito Democratico corrisponde invece la strada incredibilmente spianata dell’Italia dei Valori. Antonio Di Pietro si è prefisso l’obbiettivo di colmare il vuoto di rappresentanza della sinistra massimalista confermando e rinforzando il suo ruolo di campione dell’antiberlusconismo più intransigente e del giustizialismo più sfrenato. E non ha alcuna difficoltà, come ha dimostrato il dibattito sulla fiducia, a fare unico e solo la faccia feroce contro il clima non conflittuale che si è instaurato in Parlamento. Il suo vero bersaglio non è il Presidente del Consiglio, ma il Partito Democratico. A parole spara su Berlusconi, ma nei fatti punta a strappare consensi al nuovo soggetto politico guidato da Walter Veltroni nella speranza di poter assumere progressivamente il ruolo di unico e solo oppositore al centro destra ed al Cavaliere. A questo quadro di difficoltà ed opportunità di ogni singola forza politica manca solo il riferimento all’Udc di Pierferdinando Casini. E questa assenza è fin troppo spiegabile. Il partito dell’ex Presidente della Camera, infatti, è l’unico che nel nuovo panorama politico non riesce a trovare una collocazione precisa. Nelle intenzioni dei suoi dirigenti alla vigilia delle elezioni avrebbe dovuto assumere il ruolo di terza forza in grado di rappresentare l’ago della bilancia tra due schieramenti tendenzialmente paritari.

Ma , come già era avvenuto in passato con il Ppi di Mino Martinazzoli e con l’esperimento di Andreotti e D’Antoni, l’elettorato ha bocciato il terzaforzismo post-democristiano ed ha collocato l’Udc all’opposizione privandolo di un suo ruolo specifico. Casini parla di “opposizione repubblicana”. Ma nessuno riesce a capire a quale tipo di opposizione voglia fare riferimento visto che da un punto di vista “ costruttivo” il suo partito è scavalcato dal Pd e da quello “distruttivo” è spiazzato dall’Italia dei Valori. A tempi brevi questa assenza di precisa collocazione non dovrebbe produrre conseguenze. Alla lunga c’è il rischio che il vaso di coccio venga frantumato da quelli di ferro.

One Response to 'La bilancia senza ago'

Subscribe to comments with RSS or TrackBack to 'La bilancia senza ago'.

  1. Roberto said, on Maggio 16th, 2008 at 9:00 am

    Vorrei solo aggiungere come, sia all’interno del PDL che nell’ambito del PD, ci siano già molte forze in grado di attrarre l’elettorato moderato e/o cattolico. Inoltre, a livello locale, non credo sarà possibile far valere una posizione distinta. L’impossibilità pratica di vincere autonomamente elezioni costringe in fatti l’UDC all’ingresso di coalizioni più ampie alle quali dovrà mostrarsi coeso.
    Credo che assisteremo al tentativo di ricollocarsi all’interno di uno dei due schieramenti.
    Dal punto di vista dei quadri di partito, tuttavia, le conseguenze potrebbero essere ugualmente nefande: l’esperienza ha infatti mostrato come i voti, negli ultimi anni, non si siano sommati ma divisi. L’esempio più eclatante è quello del PD. Tale partito nasce dalla convergenza di diverse sigle a loro volta nate da successive fusioni. La risultante di tali processi, sulla carta, avrebbe dovuto raccogliere percentuali di voti ben superiori al 50%. In pratica presidia i voti che un tempo erano del PCI. Il risultato è stato che apparati di partito, e quindi funzionari, calibrati per gestire pacchetti di elettori, si sino dovuti accalcare in uno spazio ridottissimo.
    Come la prenderebbero i quadri regionali dell’UDC di fronte alla prospettiva di ricollocarsi all’interno di una struttura già esistente che, di fatto, non avrebbe bisogno del oro apporto in termini di “manovalanza ed infrastrutture”?
    Saluti
    R

Leave a Reply