La zavorra del Pd

I tre pezzi dell’opposizione

 

Si dice che Napoli sia un caso a parte. E che la sortita del gruppo di magistrati che ha protestato contro il decreto emanato dal governo per combattere l’emergenza dei rifiuti non vada considerata come un ennesimo capitolo della storica controversia tra Silvio Berlusconi e le correnti più oltranziste dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Si aggiunge poi che la vicenda dell’abbandono da parte della Cgil del tavolo della trattativa  tra governo e sindacati sul pubblico impiego sia del tutto occasionale. Non legata ad una strategia definita della principale confederazione sindacale ma provocata dalla difficoltà contingente dell’avvio del confronto sui dipendenti pubblici. Si rileva infine che le grida d’allarme contro il razzismo incombente ed il neofascismo rinascente siano la conseguenza naturale degli ultimi episodi di cronaca, cioè l’aggressione al Pigneto e gli scontri all’Università. E non debbano essere interpretate come la reazione scontata e pavloviana di una sinistra che nel momento di maggiore difficoltà riesce a ritrovare se stessa solo rispolverando i vecchi schemi identitari.
Si può dire, naturalmente, tutto quello che si vuole. Ma se si applica l’antica regola dei vecchi romanzi gialli secondo cui tre indizi formano una prova, si deve necessariamente rilevare che le tre questioni sono legate tra di loro da un nesso preciso. E questo nesso è rappresentato dal fatto che i vecchi segmenti della sinistra presenti nella società civile colmano il presunto vuoto lasciato dall’assenza di una decisa opposizione parlamentare  trasformandosi in opposizione extraparlamentare.
Così , sarà pure vero che i magistrati napoletani non vogliono riaprire il contenzioso con Berlusconi ma solo  difendere le proprie competenze particolari. Ma è ancora più vero che il loro comportamento si carica oggettivamente di un preciso significato politico che è di opposizione reale alla attuale maggioranza di governo.
E lo stesso vale per la Cgil . Potrà anche essere che Guglielmo Epifani non voglia tornare schierare sulle barricate antigovernative la propria confederazione . Ma è difficilmente contestabile che con l’abbandono del tavolo sul pubblico impiego la Cgil si sia  comportata come quando in passato dichiarava guerra a tutti quei governi che non essendo di sinistra erano considerati automaticamente nemici.
Lo steso vale, infine, per la faccenda del razzismo e dell’antifascismo tirati in ballo dai fatti del Pigneto e della Sapienza. Non importa che sia stato accertato come le violenze del quartiere romano non abbiano avuto alcuna matrice politica . E che  sia stato verificato come ad usare violenza nell’Università di Roma siano stati per primi i giovani oltranzisti dei centri sociali. Giornali , intellettuali e politici della sinistra si sono comportati come se il 2008 fosse il ’68 0 il ’78. Ed hanno scoperto che oggi come allora la sinistra si ritrova facilmente unita e compatta solo se può denunciare, anche se non c’è,  l’esistenza di un pericolo razzista o neofascista .
Il fenomeno è preciso. Pezzi di magistratura , la Cgil e gli intellettuali ed i giornalisti orfani della antica sinistra tendono a porsi come opposizione reale rispetto alla opposizione formale del Partito Democratico. Rappresentano solo una ristretta parte del paese , quella più vecchia e superata. Ma costituiscono una zavorra pesantissima per la sinistra più avanzata e riformista. Che rischia di immobilizzarla per i prossimi anni. A conferma che il Cavaliere non è solo capace ma anche fortunato.

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3 pensieri su “La zavorra del Pd

  1. Michele Sparpagliato scrive:

    Noto,con dispiacere,che la vostra è la libertà di essere schiavi di un unico monopolista.Complimenti.

  2. Michele Sparpagliato scrive:

    Ma che fate,organizzate il tiro a bersaglio per immigrati e studenti?Ma non vi rendete conto del pericolo monopolista e nazifascista?Possibile mai?Ma scherzate?Mi lasciate davvero allibito,non mi aspettavo tanto cinismo da voi.Ma perchè?

  3. Michele Marea scrive:

    E’ certamente triste, ma è altrettando certo che la democrazia in Italia non è una democrazia compiuta e non lo sarà mai fino a quando ci saranno istituzioni o pezzi di esse, come la magistratura o come il più grande (forse sarebbe meglio dire grosso) sindacato italiano (o forse sarebbe meglio dire sovietico) che non credono che gli italiani siano gente capaci di scegliere democraticamente da chi volgiono essere governati. Se non scegli il loro schieramento politico di loro riferimento e allora devi morire (della serie “se non la pensi come me…)
    E’ triste, non c’è che dire !
    Ma a riguardo della magistratura vien da chiedersi: solo adesso vi accorgete del malaffare che c’è dietro la monnezza ? Ma lo sapete che il popolo di Napoli sarebbe disposto anche a lasciare la gestione della monnezza alla più sporca ed efferta camorra basta che non se la trovi più nelle strade ad appestare l’aria e seminare morte ed infezioni ?
    Ma chi ve lo dà il diritto di decidere sulla vita e la morte (perchè qui di morte si tratta, specie di innocenti come i vecchi e i bambini) per fare la vostra sporca politica ? Ma dove vivete su Marte ?

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