Lo vogliamo dire? Diciamolo, diciamolo pure. Finalmente qualcuno ammette, confessa, si pente. Ed oltre a pronunciare un proprio personale atto di dolore e la promessa di non farlo più, porta l’autocritica fino al punto estremo di autoaffibbiarsi la patente del cretino. Prendi l’intervista a Gennaro Migliore, l’ex capogruppo alla Camera di Rifondazione Comunista, del giornalista de “La Repubblica” Antonello Caporale a proposito della partecipazione alla marcia antifascista organizzata al Pigneto. Quella risultata inutile ed ingiustificata visto che al Pigneto non c’erano stati né fascisti, né nazisti ma solo un tizio, per di più di sinistra, imbufalito perché derubato del portafoglio: “C’era da andare a manifestare contro i fascisti?” Ha chiesto Caporale. “ Un senso automatico di appartenenza – ha risposto Migliore – ti prende allo stomaco. Le tue gambe vanno dove bisogna esserci. Bisogna. Non si ragiona, non si chiede”. Insomma, Migliore ha messo il bollo tondo sulla fatidica patente. E Caporale? Lo sventurato ha ceduto al sentimento: “Eravamo insieme al Pigneto, ricorda?”. Come a dire che la patente vale doppio. Per due cretini.