L’Aventino dei masochisti
Sinistra imballata
Molti pensano che i partiti antifascisti persero a suo tempo la battaglia dell’Aventino a causa della decisione di abbandonare il Parlamento. Non pochi storici sostengono che se Giovanni Amendola ed i suoi amici e colleghi di lotta contro Benito Mussolini avessero continuato a presidiare l’aula di Montecitorio, il corso della storia italiana sarebbe cambiato. Ma questa tesi è sbagliata. Perché l’errore non fu di disertare il luogo del confronto democratico ma di non sapere mettere a punto una strategia politica per l’opposizione diversa dalla condanna morale nei confronti dell’allora Presidente del Consiglio e futuro dittatore.
Il paragone di allora con oggi, dell’Aventino di Amendola con la scelta del Pd di Walter Veltroni e dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro di uscire dall’aula di Palazzo Madama al momento del voto sul decreto sicurezza, è sicuramente azzardato. Quantomeno perché Veltroni non è Amendola, Berlusconi non è Mussolini e, soprattutto, non c’è alcuna similitudine tra la situazione politica del 2008 con quella della prima metà degli anni ‘20. Ma ricordare il passato serve per indicare una tendenza che da quegli anni ormai lontani ad oggi caratterizza la sinistra quando si trova a svolgere un ruolo d’opposizione. Quella di evitare di elaborare una strategia politica concretamente alternativa a quella della maggioranza e puntare sulla scorciatoia della condanna esclusivamente morale.
Questa scelta, che troppo spesso si è ripetuta nei sessant’anni della democrazia repubblicana contro i governi centristi di De Gasperi o quelli di centrosinistra a guida Dc od a guida socialista, non ha mai prodotto risultati positivi. Perché il ricorso alla condanna morale è sempre servito a nascondere l’assenza di un qualsiasi progetto politico. E l’opinione pubblica, che è sempre molto più smaliziata di quanto non si possa pensare, ha sempre intuito che dietro le vesti stracciate in nome della moralità infranta c’era solo l’assenza di una qualsiasi idea su come affrontare i reali problemi del paese.
L’aventinismo, in sostanza, serve solo a danneggiare chi lo usa. In particolare, nel caso di attualità del pacchetto sicurezza, è riuscito esclusivamente a dimostrare che il Pd è troppo diviso e lacerato per poter resistere al grido della foresta dell’opposizione pregiudiziale lanciato da Di Pietro e non è in grado di confrontarsi con il Pdl sulle misure concrete che dovrebbe riportare fiducia e tranquillità nelle città italiane.
L’aspetto più singolare della vicenda è che una parte dei provvedimenti del governo Berlusconi era già stata preparata ai tempi del governo Prodi e non aveva visto la luce solo per l’opposizione della sinistra massimalista. I riformisti del Pd, quindi, proprio per rimanere fedeli alla scelta di andare da soli fatta in campagna elettorale, avrebbero dovuto rivendicare il lavoro svolto, confrontarsi con la maggioranza sugli aspetti condivisi e polemizzare su quelli in contrasto. Invece hanno bocciato in blocco le misure governative negando implicitamente l’urgenza e la drammaticità del problema da affrontare, hanno rinunciato ad evidenziare la propria identità e si sono accodati a quel “tanto peggio, tanto meglio” di Antonio Di Pietro che costituisce la giustificazione più efficace e convincente dei provvedimenti ad personam di Silvio Berlusconi.
Ora, grazie all’ultimo esempio di aventinismo masochistico, il Cavaliere può presentarsi agli italiani. E chiede loro se preferiscono che i problemi del paese vengano affrontati e risolti nel rispetto delle norme democratiche o se vogliono che basti ancora una volta l’intervento di un qualche segmento della magistratura per compromettere il presente ed il futuro del paese in nome di una mal intesa legalità.






