Se il problema è la comunicazione
Governo
Il pacchetto-sicurezza è presentato all’opinione pubblica come un unico provvedimento. Quello salva-premier. E la manovra economica subisce la stessa sorte. Viene dipinta come un coacervo di banalità che il Consiglio dei Ministri approva in nove minuti e che rischia di reintrodurre l’odiata misura dei ticket per le prestazioni sanitarie. Grazie a questa presentazione la stessa Robin Tax perde l’aspetto di un freno all’eccesso di speculazione sullo spaventoso aumento dei prodotti petroliferi per diventare una misura demagogica se non, addirittura, le vendetta del milanista Berlusconi contro il petroliere presidente dell’Inter Massimo Moratti.
Tutto questo dimostra che il governo sta correndo un grave pericolo, lo stesso in cui è incappato dal 2001 al 2006. Quello di veder vanificata la grande vittoria politica ottenuta alle ultime elezioni perdendo la successiva battaglia sul terreno della comunicazione e dell’informazione.
Questo non significa chiedere che la maggioranza soffochi di valanghe di comunicati inneggianti alle proprie misure le redazioni dei giornali e delle televisioni. Non significa nemmeno auspicare, all’insegna di quel presunto gramscismo di destra che alcuni stenterelli del centro destra vanno riscoprendo in questi giorni, occupare e lottizzare tutti gli organi d’informazione del paese.
Significa, al contrario, ricordare che nella società dell’immagine e della comunicazione non basta andare incontro alle richieste dell’opinione pubblica con provvedimenti che affrontano concretamente le emergenze. E non è neppure sufficiente avviare concretamente a soluzione i problemi che marciscono sul tappeto da anni ed anni. Si deve obbligatoriamente imparare a presentare nel modo più efficace possibile all’opinione pubblica l’attività di governo. E farlo tenendo nel debito conto che l’informazione positiva ha un impatto sul pubblico decisamente minore di quella negativa e catastrofista, che la vecchia egemonia della sinistra è ancora attiva ed operante all’interno di una categoria di informatori professionali per troppi anni ignorata ed abbandonata a se stessa dai dirigenti del centro destra e che questa egemonia ideologica è affiancata, se non addirittura sopravanzata, dall’egemonia di quella parte del mondo della comunicazione che fa capo ai cosiddetti “poteri forti”.
Non è normale, infatti, che di fronte ad un elettorato maggioritario che ha chiesto a gran voce misure per la sicurezza si subisca passivamente la vulgata prevalente di chi cerca di avallare la tesi che il governo alza un gigantesco polverone solo per nascondere una improvvisata operazione di salvataggio personale del Cavaliere. Non è concepibile che un piano triennale destinato a rappresentare l’atto più significativo
dell’attività del governo e che suscita interesse e consensi anche all’interno delle forze dell’opposizione, venga sminuito a livello di una trovata estemporanea destinata al massimo a far ridurre lo stipendio a Mourinho o la liquidazione a Mancini.
Gli esponenti della maggioranza sono stati da sempre abituati a considerare normali, scontate, immodificabili queste distorsioni e queste strumentalizzazioni informative.
Se non vogliono ripetere gli errori del quinquennio 2001-2006 debbono incominciare a considerare come una emergenza d’importanza pari a tutte le altre la necessità di correggere le distorsioni e combattere le strumentalizzazioni.
Come? Non con il gramscismo di destra, con le lottizzazioni indiscriminate o, peggio, con l’idea che venire a patti con gli uomini ed i gruppi delle egemonie forti sia sempre meglio che accettare la loro sfida. Basta incominciare ad essere consapevoli del problema. Ed imparare che nelle democrazie liberali la questione è stata sempre risolta puntando sul pluralismo. Quello che in Italia è zoppo da anni.







A dir eil vero è così lampante e banale.. tanto da essere quasi inverosimile…
Un ottimo comunicatore ha fatto credere alcune cose agli elettori, ha stilato delle priorità per il paese ed ha vinto.
Una volta incassata la vittoria, pian piano ha calato la maschera, nulla è cambiato è sempre Lui, che piaccia o non piaccia è lo stesso, quello del 1994.
Problemi di comunicazione? non credo è un maestro.. sa essere cortese quando questo porta consensi..sa dire parole volgari quando questo porta consensi… sa essere tutto.
ma una volta incassati questi consensi, in modo csì ampio, beh.. a cosa occorre counicare?
sarà un problema che affronterà magari tra 4 anni.. quando sarà prossimo alla ri-elezione lui o qualche suo delfino
antgri
Giugno 19, 2008 alle 5:32 pm