Orso di Pietra – Il blog di Arturo Diaconale

Il blog di Arturo Diaconale

L’ozio del sociologo

con un commento

Il nostro è un paese pieno di orfani. Ci sono quelli del ‘68, quelli di Lotta Continua, quelli del Che ed, in prospettiva, di Fidel Castro. Ci sono gli orfani di Saddam, del socialismo in un solo paese e, tanto per cambiare genere, anche quelli di Moggi e degli scudetti arrangiati. A queste foltissime schiere di piangenti orfanelli si aggiungono ora quelli della “Notte Bianca” della Capitale. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha deciso che l’evento va cancellato per risparmiare un paio di milioni di euro. E subito sono spuntati come funghi dopo la pioggia i nostalgici del bel tempo che fu. Tra i tanti, da Dacia Maraini a Ugo Gregoretti e veltroniani vari, un posto di rilievo lo ha conquistato il sociologo del Lavoro Domenico De Masi. “La Roma di Veltroni – ha spiegato il professore – è una città transnazionale dove c’è grande spazio per il tempo libero e la cultura. Alemanno, invece, vuole una città industriale fondata su lavoro, dove le attività intellettuali hanno un peso marginale”.
Naturalmente De Masi, che è autore di un saggio dal titolo sintomatico “L’ozio creativo”, se ne infischia se a forza di dare grande spazio al tempo libero ed all’ozio degli intellettuali, la città veltroniana si ritrova un buco di bilancio di oltre nove miliardi di euro. A dimostrazione che l’ozio non è solo il padre dei vizi ma anche la madre dei cretini!

Written by orsodipietra

Giugno 20, 2008 a 4:23 pm

Pubblicato in Controcanto

Una Risposta

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  1. Vabbè, ora non voglio fare l’orfano (anche perchè non sono di Roma e non ne ho viste di notti bianche)…ma da ridimensionare un fenomeno (o, conoscendo Veltroni e la sua claque credo il problema sia questo) semplicemente razionalizzarlo a farlo sparire del tutto ne passa.

    Mettiamo pure che il buco sia effettivamente così ingente (mi voglio fidare), vogliamo far sparire una grossa manifestazione culturale da una delle (e sono sempre meno) città più culturalmente e artisticamente produttive d’Italia? Senza contare i soldi che possono girare dietro alla produzione di cultura (e non dico far tornare i conti, ma quantomeno ridurre il bisogno di finanziamenti), non possiamo pensare che questa si autoalimenti magicamente. Ripeto: qui non si tratta tanto di difendere la via Veltroniana (o partitodemocratica, se preferisci) alla cultura, ma di alzare la mano e ricordare ad Alemanno che quello della promozione culturale è un problema non meno grave degli altri.

    PaguroPagano

    Giugno 21, 2008 alle 3:28 pm


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