Orso di Pietra – Il blog di Arturo Diaconale

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Senza strategia

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Pd

La tragedia del Partito democratico è che non aveva una strategia politica quando il suo segretario Walter Veltroni sosteneva che era arrivato il momento di dialogare con la maggioranza di governo sulle riforme. E non ha una strategia politica oggi che lo stesso Veltroni annuncia la fine del dialogo a causa della legge salva-premier e preannuncia una grande manifestazione di protesta in autunno contro Berlusconi e la sua coalizione.
La linea passata, quella del dialogo per il dialogo, quella della legittimazione del Cavaliere in cambio del bipartitismo, non aveva una prospettiva strategica perché non definiva quale avrebbe dovuto essere l’obbiettivo politico di fondo dell’operazione.
Questo obbiettivo non potevano essere solo le riforme istituzionali. E neppure la prospettiva dell’alternanza tra i due partiti maggiori. Per la semplice ragione che se le riforme avrebbero dovuto istituzionare il bipartitismo e la regola dell’alternanza tra Pdl e Pd, non sarebbe stato affatto necessario dialogare per accordarsi su qualsiasi argomento sul tappeto. Una democrazia articolata su due partiti antagonisti si fonda non sui compromessi ma sulla competizione. E, fatte salve le questioni legate alle riforme, la regola avrebbe dovuto essere non il dialogo ma lo scontro sempre più vivace tra maggioranza ed opposizione. Non era questo l’obbiettivo perseguito da Veltroni? In realtà il leader del Pd aveva in testa lo schema del centro sinistra della Prima Repubblica e pensava che il Pd avrebbe dovuto seguire l’esempio del Psi e rompere con la sinistra estrema per approdare, nei tempi e nei modi da definire, ad un accordo di governo con il Cavaliere?
Nessuno, tanto meno Veltroni, ha mai sostenuto che il dialogo su tutto servisse a favorire una prospettiva strategica del genere. Anzi, tutti i dirigenti del Pd hanno sempre respinto ogni suggestione del genere. Per cui appare evidente che la linea seguita prima e dopo le elezioni dall’ex sindaco di Roma non puntava né al bipartitismo, né alle larghe intese ma solo, con il beneplacito di Berlusconi per la durata della fase elettorale, a cannibalizzare l’estrema sinistra e contenere le dimensioni della inevitabile sconfitta.
La stessa totale assenza di un qualsiasi respiro strategico caratterizza la fine del dialogo ed il ritorno all’opposizione dura e pura annunciati ieri da Veltroni. Il segretario del Pd  ha escluso il ritorno ala sinistra plurale, all’ulivismo di Romano Prodi ed all’alleanza tra riformisti e massimalisti. E non poteva fare altrimenti visto che sulla rottura con Rifondazione e sulla vocazione maggioritaria del Pd aveva giocato la propria partita fino a quel momento. Ha solo cercato di ripararsi dalle contestazioni interne e dalla concorrenza esterna di Antonio Di Pietro calandosi nei panni dei vecchi girotondini e preannunciando per l’autunno la solita manifestazione di piazza in difesa dei magistrati e contro il Cavaliere Nero.
Nel frattempo Berlusconi affronta concretamente le emergenze dell’economia, della sicurezza, dell’immondizia, cioè le questioni che riguardano la vita pratica dei cittadini. E mentre il Pd filosofeggia sul nulla raggiunge punte di consenso, (come si è visto in Sicilia) di tipo bulgaro.
Contento Veltroni, contenti tutti! 

Written by orsodipietra

Giugno 20, 2008 a 2:31 pm

Pubblicato in Editoriali, L'opinione, Politica

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