Orso di Pietra – Il blog di Arturo Diaconale

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Il mediatore Bossi senza interlocutori

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Mediazione

E’ fin troppo comprensibile che Umberto Bossi abbia assunto un atteggiamento prudente nella polemica sulla giustizia riesplosa nelle ultime settimane. Il leader leghista punta all’approvazione del federalismo con il concorso anche di una parte dell’opposizione. Per evitare il ripetersi del fallimento per via referendaria della riforma costituzionale varata a suo tempo dal centro destra. Ma il suo interesse a portare avanti una azione di mediazione nei confronti soprattutto del Partito Democratico si scontra con due ostacoli precisi. Il primo è rappresentato dalla totale evanescenza del Pd. Walter Veltroni è un segretario formale ma non reale. Non guida, non dirige, non indirizza il partito. E non perché in questo momento sia finito nella morsa rappresentata dallo scontro tra Berlusconi e Di Pietro, tra garantisti e giustizialisti, tra settori oltranzisti della magistratura e dei media felici di applicare la teoria del “tanto peggio, tanto meglio” e la maggioranza degli italiani finalmente stanca di un paese anormale. Ma, più semplicemente, perché non ha idee, progetti, strategie da portare avanti ed, una volta esaurita la fase dell’apparenza di cui è un maestro indiscusso, non riesce ad imboccare quella dei contenuti politici.
E’ questo l’interlocutore con cui Bossi può svolgere l’azione di mediazione? Al momento sembra proprio di no. Non tanto perché gli unici segni di vitalità forniti da Veltroni sono rappresentati dalla passiva rincorsa dietro le fughe in avanti dipietriste. Quanto perché i leader che contano dentro il Pd hanno deciso di lasciar cuocere a fuoco lento il segretario per sostituirlo solo dopo che, probabilmente nell’autunno inoltrato, si saranno create le condizioni politiche per farlo.
Il leader leghista, naturalmente, può aggirare il segretario pro-tempore e cercare di dialogare con quelli che presumibilmente saranno della partita quando si tratterà di dare un nuovo vertice ed un nuovo assetto al Partito Democratico. Ma ecco che scatta il secondo ostacolo. La mediazione, infatti, non presuppone solo degli interlocutori ma anche i temi su cui stipulare delle intese e raggiungere degli utili compromessi. Bossi, quindi, può anche parlare con D’Alema, dialogare con Parisi, confrontarsi con Fassino e discutere con Bersani. Ma se i suoi interlocutori non hanno nulla da dire sulle grandi questioni, tranne la difesa stantia di un passato che non vogliono superare, rischia di lavorare a vuoto. Sulla giustizia, ad esempio, l’appello ai toni bassi è sacrosanto. Ma una volta abbassato il volume si tratta anche di uscire dalle contrapposizioni trovando risposte ad interrogativi che non possono non essere comuni. Si può lasciare il futuro del paese all’iniziativa di un qualsiasi Pm di una qualsiasi Procura? Si può mettere mano alle emergenze con il timore che di punto in bianco un magistrato arresta o delegittima quelli che debbono risolvere i problemi ed il Csm non solo lo difende ma si pone come camera di rappresentanza politica della corporazione?
Per portare avanti la propria azione mediatrice, dunque, Bossi avrebbe bisogno che i suoi potenziali interlocutori riconoscessero l’esistenza dell’emergenza-giustizia ed avessero delle proposte tese a risolverla. Invece, nulla di tutto questo.
Di qui la necessità, in attesa che il leader leghista possa trovare gli uomini e le idee con cui confrontarsi, che l’intera maggioranza vada avanti nella sua azione riformatrice. Sia accelerando i tempi dell’approvazione del disegno di legge sull’immunità per le alte cariche dello stato, sia lanciando progetti per sciogliere i nodi più intricati dell’emergenza-giustizia.
Lo scontro in atto si può eliminare non solo con la mediazione ma anche alzando il livello della competizione e sfidando l’opposizione a confrontarsi su un disegno di grande e radicale riforma dell’amministrazione della giustizia nel nostro paese.  


Written by orsodipietra

Giugno 30, 2008 a 1:50 pm

Pubblicato in Editoriali, L'opinione, Politica

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