La casta dei soliti padroni
Girotondi
Due o tremila? Oppure venti o trentamila? Si discute sul numero dei girotondi che oggi si ritrovano a piazza Navona ad ascoltare Antonio Di Pietro, Paolo Flores d’Arcais ed in collegamento Beppe Grillo che gridano contro Silvio Berlusconi e la sua “ossessione” contro la magistratura.
Ma si tratta di una discussione oziosa. Tutti danno per scontato che qualunque possa essere l’affluenza, non ci sarà alcuna riedizione delle vecchie adunate oceaniche che la sinistra antiberlusconiana organizzava a piazza San Sangiovanni. E tutti rilevano che, anche se pochissimi, i partecipanti alla manifestazione non dovranno essere contati ma “pesati”. Perché, anche se il loro numero dovesse essere molto esiguo, bisognerà valutare quanto le loro idee continueranno a condizionare la sinistra italiana.
La discussione, in altri termini, ruota attorno al dilemma se la minoranza attiva dei giustizialisti radicali sia o meno in grado di mettersi all’avanguardia dell’intera sinistra italiana e guidarne la marcia nel corso della sedicesima legislatura. Ed al quesito se la maggioranza dei simpatizzanti e dei militanti della sinistra italiana sia ancora legata ai “miti eterni” di cui parla Ernesto Galli della Loggia e non sappia resistere al richiamo di chi torna ad agitare tali miti in nome della superiorità morale ed antropologica della sinistra stessa.
Il primo interrogativo può essere sintetizzato in altro modo. Di Pietro è in grado di conquistare l’egemonia dell’opposizione trasformando il Pd nella propria sussistenza? Il secondo, poi, può essere articolato con termini diversi. Fino a che punto le pretese di “superiorità” dei post-azionisti e di “diversità morale” dei post-comunisti rappresentano il pensiero dominante del popolo della sinistra?
Le due domande prevedono una sola risposta. Totalmente negativa. Di Pietro può riuscire ad assicurare all’Italia dei Valori la stessa percentuale di voti raggiunta nei momenti più felici da Rifondazione Comunista. Ma non ha alcuna possibilità di assumere la guida politica dell’opposizione. Al tempo stesso il richiamo della foresta dei “miti eterni” della sinistra non è in grado di coinvolgere l’intera opposizione perché la maggioranza del popolo progressista non è più dominato dall’intreccio tra le pretese azionista e comunista.
Chi si trova oggi a piazza Navona, quindi, rappresenta una minoranza della minoranza. Che esprime idee superate dai tempi e non più condivise dalla maggioranza della sinistra.
Ma se Di Pietro può solo sperare di lucrare qualche punto di percentuale al Pd ed i girotondi rassomigliano alle rappresentanze di combattenti e reduci destinate ad essere falcidiate dal tempo, perché continuano a “pesare” tanto nella politica nazionale?
La spiegazione è semplice. Perché alle loro spalle c’è una casta che si vede franare il terreno sotto i piedi e che li usa spregiudicatamente per cercare di perpetuare il più a lungo possibile la difesa dei propri interessi.
Senza il supporto di alcuni gruppi finanziari che usano per i propri affari i giornali portatori della cultura azionista e comunista, i girotondi non esisterebbero. La sinistra sarebbe in grado di guardare al futuro invece che restare perennemente proiettata sul passato. E la democrazia italiana diventerebbe finalmente matura.
Questa casta rappresenta il tappo che tiene chiusa e compressa la società nazionale.
L’auspicio è che a piazza Navona qualcuno incominci a rendersi conto della propria condizione di strumenti passivi degli interessi dei soliti “padroni”! E dopo il girotondo proclami il “tutti giù per terra”!






