Sinistra comica e sinistra politica
Di Pietro e Pd
La manifestazione di Piazza Navona segna il divorzio definitivo tra il Partito Democratico e l’Italia dei Valori. Non si sa bene se si tratti di un divorzio consensuale o per colpa. Se Antonio Di Pietro abbia cercato la rottura lasciando le briglie sciolte ai comici estremisti ed ai professionisti del moralismo d’accatto d’intesa con un Walter Veltroni ben felice di trovare il pretesto per abbandonare al suo destino lo scomodo soggetto dell’incauto connubio delle ultime elezioni. O se, invece, l’ex Pm di Mani Pulite abbia inconsapevolmente commesso la colpa di lasciarsi sfuggire di mano una adunata che doveva servire solo a rafforzare il ruolo dell’Italia dei Valori come lancia di punta dell’opposizione e non provocare la spaccatura del fronte antiberlusconiano.
Nessuno, probabilmente, conoscerà mai la verità in proposito. Di sicuro, però, il divorzio si è consumato. E la sua conseguenza principale è che grazie alle intemperanze piazzaiole dei comici e dei giustizialisti il Partito Democratico può uscire dallo stallo in cui era caduto a causa della sconfitta elettorale e può iniziare la sua lunga marcia di partito d’opposizione democratica nella legislatura segnata dal governo del Cavaliere.
Il percorso non si presenta facile. La presenza del nemico a sinistra rappresentato da Antonio Di Pietro eroderà sicuramente una fetta consistente dell’elettorato del Pd. Qualcuno parla addirittura di quattro o cinque punti e prevede alle prossime europee un sostanziale raddoppio dei voti per l’Italia dei Valori. Inoltre è facile prevedere che la marcia sarà caratterizzata da una continua lotta interna tra le varie componenti del partito. E che questa lotta andrà avanti fino a quando la traballante leadership di Veltroni non verrà sostituita dall’avvento di un personaggio in grado di coagulare una larga e solida maggioranza interna.
Ma, a dispetto di tutti i pericoli e le difficoltà che si prospettano, il fatto che grazie alla demenzialità dei girotondini il Pd abbia sciolto gli ormeggi costituisce sicuramente un bene per il funzionamento della democrazia italiana.
Il divorzio, naturalmente, non significa che da oggi in poi il Pd si converta al berlusconismo o rinunci a svolgere il ruolo di opposizione che controlla l’operato della maggioranza. Significa, al contrario, che rispetto alla scelta dipietrista di cavalcare le pulsioni del giustizialismo moralista che si pone volontariamente fuori del sistema politico, il Pd sarà obbligato a svolgere in termini esclusivamente politici la propria azione d’opposizione. E, quindi, non solo ad elaborare proposte, progetti e strategie concretamente alternative a quelle del centro destra ma anche a dialogare con la coalizione di governo sulle future riforme istituzionali e sul quadro di garanzie entro cui maggioranza ed opposizione debbono esercitare la reciproca concorrenzialità.
Chiusa definitivamente la fase dell’alleanza con Di Pietro, in sostanza, il Pd è ora libero di fare l’opposizione politica. Alla sua sinistra, infatti, c’è solo l’opposizione dei comici. Che non fa politica ma fa solo ridere.







Salve Arturo, il tuo giornale non arriva a 5 mila copie e ricevi due milioni di euro.
Soldi miei che pago con le mie tasse e il mio lavoro.
Posso manifestarti il mio rodimento di kulo?
Spero che tu non dorma la notte per un anno intero.
Cordiali saluti
Sandro
Sandro
Luglio 10, 2008 alle 9:25 am
Per Sandro:
Secolo d’Italia: 3 milioni di euro
Europa: 3,1 milioni di euro
Il Riformista: 3,4 milioni di euro
Il Foglio: 3,5 milioni di euro
Liberazione: 3,7 milioni
La Padania: 4 milioni di euro
Il Manifesto: 4,4 milioni di euro
Libero: 5,5 milioni di euro
Avvenire: 6 milioni di euro
L’Unità: 6,9 milioni di euro
La Stampa: 7 milioni di euro
Repubblica: 12 milioni di euro
Il Sole 24 Ore: 18 milioni di euro
Corriere della Sera: 25 milioni di euro
Sai quanti editori e direttori di giornali non dovrebbero dormire la notte?
Fosse per me toglierei qualsiasi forma di agevolazione statale non solo ai giornali ma a tutte le imprese in cambio naturalmente di una forte riduzione fiscale sugli utili. Ma occorre rassegnarsi siamo in Italia il vero ed unico stato corporativo esistente.
Saluti Fabrizio
P.s. O il contributo va tolto solamente a qualcuno?
Fabrizio
Luglio 10, 2008 alle 11:51 am
Caro Fabrizio,
il contributo va tolto a tutti.
Se un giornale è di qualità fa presto a diffondersi la voce e sarà acquistato.
Ciao
Sandro
Sandro
Luglio 11, 2008 alle 11:53 am