Regione corrotta,nazione è infetta
Federalismo
E’ possibile che l’arresto del Governatore della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco evidenzi come il settore della sanità sia diventato il polmone dei finanziamenti illegali alla politica. Ma è sicuro che, a differenza di quanto va sostenendo Antonio Di Pietro, non siamo alla pura e semplice riedizione di Tangentopoli. Per la semplice ragione che i due fenomeni, quello della Tangentopoli Uno e quella della presunta Tangentopoli Due, sono segnati da una profonda differenza. Nel primo caso i finanziamenti illegali alla politica avvenivano su scala e dimensione nazionale. Nel secondo caso avvengono su scala e dimensione regionale. Tra il primo ed il secondo fenomeno, in pratica, c’è stata la scelta dell’allargamento delle autonomie locali e del trasferimento dallo stato alle Regioni di una serie di competenze e di facoltà di spesa, prima fra tutte quella della sanità. Con la conseguente regionalizzazione dei fenomeni corruttivi, visto che il malaffare tende naturalmente ad allignare dove si trovano i centri in cui si controlla e si eroga il denaro pubblico.
Da questo punto di vista è illuminante l’intervista a “La Stampa” dell’ex Governatore della Regione Lazio Francesco Storace che, proprio in riferimento ad un clamoroso caso di corruzione nel settore della sanità scoperto durante il proprio mandato, ha spiegato come all’enorme potere delle regioni nel settore della sanità non corrispondano strutture di controllo sui 100-110 miliardi di euro spesi annualmente.
Almeno per quanto riguarda la sanità, dunque, alla corruzione di un tempo dello stato centrale si è sostituita la corruzione, complessivamente di livello addirittura maggiore di quella del passato, degli enti locali.
Sulla base di questa considerazione oggettiva sarebbe facile concludere che l’autonomismo ed il federalismo tendono a riprodurre in maniera accentuata a livello locale tutti i vizi dello stato centralista. E che dalle degenerazioni degli anni ‘90 che sembravano confermare la famosa equazione degli anni sessanta “capitale corrotta, nazione infetta” (Mani Pulite partiva da Milano ma colpiva la politica concentrata a Roma), si va celermente passando verso l’aggiornamento dell’equazione in “regione corrotta, nazione infetta”. D’altro canto come ignorare che una delle ragioni principali dell’emergenza-rifiuti campana sia dipesa dall’assenza di vincoli e controlli sulle competenze regionali e locali sulla materia? O come chiudere gli occhi di fronte alla circostanza che nelle regioni meridionali l’estendersi del controllo mafioso e camorristico del territorio sia dipeso da un autonomismo che invece di allargare la democrazia di base ha moltiplicato le occasioni di corruzione, malaffare e degrado civile?
Per impedire una conclusione del genere, che potrebbe diventare un’arma micidiale nelle mani di chi si oppone alla riforma federale dello stato, non c’è che un modo. Prevedere non solo la razionalizzazione dei centri di spesa negli enti locali. Ma soprattutto un sistema di controlli rigoroso da parte di strutture apposite dello stato centrale (il modello americano del Fbi potrebbe essere imitato applicandolo al settore della sanità) su Asl, ospedali pubblici, cliniche private convenzionate, cioè sui centri locali dove la spesa viene erogata ed incassata.
Si tratta, in altri termini, di fare tesoro dell’esperienza e prevedere per tempo di realizzare non il federalismo che ripropone il centralismo scialacquatore ma un federalismo rigoroso e virtuoso.
L’auspicio è che le forze politiche accolgano l’indicazione. Se così non fosse il federalismo partirebbe viziato da un virus mortale. Ed ai cittadini non rimarrebbe altro che esercitare da soli, attraverso apposite associazioni di utenti, i controlli sulla sanità fonte innaturale di corruzione.






