Orso di Pietra – Il blog di Arturo Diaconale

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I ribaltoni impossibili

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Governo

C’è una doppia morale nel caso ormai archiviato dell’inno nazionale che non piace a Umberto Bossi. La prima è che l’attuale maggioranza può essere percorsa da qualsiasi tipo di fermento e di polemica ma è destinata comunque a rimane tale per i prossimi cinque anni. La seconda, speculare alla prima, è che l’attuale opposizione ha sulle spalle un tale carico di problemi irrisolti, dalla strategia politica alla individuazione di una leadership forte, da avere bisogno di almeno cinque anni prima di ritrovarsi e sperare di poter tornare a svolgere una funzione non passiva.
La legislatura, in sostanza, a differenza di quella prevedente che era nata sotto il segno della totale precarietà, è destinata a durare nel tempo. Chi sogna la riedizione del ribaltone del ‘94 s’illude. Perché da allora ad oggi Umberto Bossi ha imparato che in un mondo dove nessuno mantiene i propri impegni e le proprie promesse Silvio Berlusconi è quello che rispetta i patti più degli altri. Ed il Cavaliere ha verificato che, pur nelle sue stravaganze, il Senatur è il personaggio che avendo più fiuto politico di tutti gli altri ha compreso che la stella della lega è legata indissolubilmente a quella berlusconiana. Lo stesso vale per Alleanza Nazionale. Che non è più il partito chiuso nella propria diversità anti-sistema che la svolta di Fiuggi aveva appena intaccato. E una forza politica giunta al termine di un lungo processo evolutivo grazie al quale ha acquisito una importante cultura di governo che la rende componente indispensabile di un Pdl naturalmente collocato nel solco del Partito Popolare Europeo. Compie, allora, un errore ancora più grave chi pensa che sfruttando le intemperanze lessicali di Bossi si possa tentare di strappare Alleanza Nazionale alla coalizione di maggioranza. Le manovre ai danni del centro destra che erano possibili nel passato non sono più realizzabili. Tanto più che, proprio per evitare un rischio del genere, alla vigilia delle elezioni Silvio Berlusconi ha avuto il coraggio, successivamente premiato dal successo, di rompere con l’Udc ed eliminare il pericolo di una eventuale “quinta colonna” nella maggioranza.
La certezza dell’improponibilità del ribaltone dovrebbe spingere l’opposizione ad elaborare una strategia diversa da quella adottata fino ad ora. Non paga tentare di adescare la Lega con la disponibilità al dialogo sul federalismo e solleticare An assumendo la difesa ad oltranza di Fratelli d’Italia. Molto meglio sarebbe affrontare i temi concreti sul tappeto. Magari recuperando l’antica vocazione a rappresentare gli interessi dei ceti più deboli e preoccupandosi, in una fase di grave crisi economica, di   incalzare la maggioranza sulle grandi questioni sociali.
Ma sono in grado i diversi spezzoni che formano l’opposizione di svolgere questa funzione fisiologica per una matura democrazia bipolare? Al momento la risposta è assolutamente negativa. I tre segmenti parlamentari che formano lo schieramento dell’opposizione marciano ognuno verso obbiettivi diversi. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro vuole conquistare il ruolo di unica opposizione radicale al berlusconismo ed è la principale antagonista del Partito Democratico. Sul versante opposto l’Udc di Pierferdinando Casini appare consapevole per un partito che si trova nel Ppe di reggere per cinque anni il ruolo di oppositore moderato di un governo che per tre quarti si colloca nel Ppe ed incomincia a coltivare la prospettiva di una marcia di progressivo riavvicinamento alla maggioranza. Il Pd, infine, persi i contatti con un movimento sindacale in preda a gravi crisi d’idee e lacerato al proprio interno da gruppi e leader antagonisti, sembra ancora lontano dal comprendere che in attesa di risolvere le contraddizioni interne non ha altra strada che il dialogo sulle riforme istituzionali.
Certo, dialogare in condizioni di estrema debolezza è difficile. Ma è sempre meglio che rincorrere le farfalle dei ribaltoni impossibili.

Written by orsodipietra

Luglio 22, 2008 a 2:59 pm

Pubblicato in Editoriali, L'opinione, Politica

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