Il problema è solo l’opposizione
Immobilismo
Una Assemblea Costituente per smuovere la politica? L’idea è di Emanuele Macaluso. E merita di essere presa in considerazione perché proviene da un riformista saggio che ha alle spalle una lunga esperienza politica e che non esprime mai concetti banali.
La tesi di Macaluso è che la vita pubblica italiana è bloccata da due fattori precisi. Da un lato dalla presenza di una maggioranza dove non esiste una autentica dialettica democratica interna visto che a comandare è il solo Silvio Berlusconi. Dall’altro dall’assenza nello schieramento di opposizione di una grande forza politica capace di dialogare o di contrapporsi al Cavaliere a causa delle profonde lacerazioni interne che ne paralizzano l’azione. A causa delle rispettive caratteristiche, l’autocrazia del leader da una parte e l’assenza di un leader certo dall’altra, “il rischio è l’impotenza politica che condanna il paese all’immobilismo”. Per scongiurare questo rischio, secondo Macaluso, non c’è altra strada che eleggere con il sistema proporzionale una Assemblea Costituente con il compito di scrivere entro un anno una nuova Carta Costituzionale da sottoporre, successivamente a referendum.
La proposta dell’esponente riformista è suggestiva. Da tempo molti accarezzano l’idea fascinosa di una Assemblea Costituente sganciata dalle beghe della attività politica quotidiana ed in grado di volare finalmente alto e dare al paese l’indispensabile e troppo attesa riforma istituzionale.
Ma tanta suggestione non riesce a cancellare una serie di considerazioni tese a dimostrare che prima di pensare al rimedio contro l’immobilismo dell’Assemblea Costituente varrebbe la pena di provare a smuovere la politica con mezzi meno estremi e più ordinari.
La prima considerazione è che la presenza di un leader forte da una parte non è una novità e non rappresenta necessariamente un fattore di paralisi della vita pubblica. Macaluso, che ha vissuto la fase dell’autocrazia di Togliatti nel Pci, sa bene che una leadership forte e molto personalizzata non blocca la politica nazionale ma la può addirittura stimolare ed accelerare. Nel nostro caso, ad esempio, perché mai la presenza di Berlusconi dovrebbe cristallizzare la vita pubblica e non, invece, rappresentare un fattore di stimolo e di propulsione? In fondo una parte consistente della sinistra vive e prospera solo in quanto si caratterizza come antagonista intransigente del berlusconismo. E la parte restante, quella che appare frantumata in tanti spezzoni tra loro conflittuali, ha come strategia naturale da perseguire quella di costruire o una leadership alternativa al Cavaliere o un soggetto politico forte in grado di contrastarlo adeguatamente.
La seconda considerazione è poi che un quadro politico caratterizzato da un Premier forte ed una opposizione debole non è affatto bloccato. Il Premier, se vuole continuare a rimanere forte, non può rimanere fermo nella contemplazione di se stesso. Deve essere necessariamente attivo. E’ obbligato, ad esempio, a cancellare l’immondizia di Napoli, varare leggi sulla sicurezza, predisporre manovre economiche efficaci, affrontare e risolvere casi come quello dell’Alitalia, avviare la riforma della giustizia e via di seguito. Una opposizione debole ma decisa a recuperare non dovrebbe far altro che entrare nel merito delle questioni elaborando proposte alternative o migliorative. Non in nome di un principio astratto di confronto o di dialogo ma per perseguire il proprio interesse ad avere una linea politica definita su tutte le questioni sul tappeto.
La terza considerazione, infine, è che l’Assemblea Costituente non nasce spontaneamente sotto il cavolo della attuale legislatura. Deve necessariamente scaturire da un preciso accordo tra maggioranza ed opposizione su una apposita legge costituzionale. Ma se si deve dialogare per varare, con tutte le difficoltà del caso, la legge costituzionale istitutrice dell’Assemblea Costituente, perché non tentare prima di questo passo difficile ed estremo la strada più semplice del dialogo per rendere costituente la legislatura?
Forse perché ad essere paralizzata non è la vita pubblica in generale ma solo l’opposizione in particolare? E per carità di patria Macaluso non lo vuole ammettere?






