“Ma si nota di più se ci vado o non ci vado?”. Perde quota la famosa frase di Nanni Moretti. Non solo perché l’autore è andato al Circo Massimo e nessuno si è accorto se c’era o se non c’era. Ma perché sta per essere sopravanzata da un’altra frase fatidica che circola con insistenza in questi giorni a San Macuto tra i parlamentari della Commissione di Vigilanza, sia quelli di maggioranza che quelli d’opposizione: “fa più danni se c’è o se non c’è?”. Il riferimento, ovviamente è alla eventualità dell’elezione di Leoluca Orlando alla Presidenza della Commissione stessa. A porsi l’angosciante quesito sono quelli del Pdl insieme a quelli del Partito Radicale, dell’Udc e di buona parte del Pd. Costoro sono tutti convinti che nel presiedere l’organo di vigilanza della Rai l’ex sindaco di Palermo nemico di Falcone e persecutore di Andreotti potrebbe fare solo disastri. Per cui sarebbero ben felici se l’Italia dei Valori rinunciasse alla candidatura ed Orlando non ci fosse. A frenarli nel toglierlo di mezzo, però, è intervenuto Antonio Di Pietro che agli esponenti del Pd che gli chiedevano la rinuncia alla candidatura del proprio uomo ha spiegato di essere disponibile alla trombatura di Orlando ad una sola condizione. Quella di ottenere, in cambio della presidenza della Vigilanza, un posto in Consiglio di Amministrazione per Marco Travaglio. Di qui il nuovo “fa più danni se c’è o se non c’é ?”, questa volta applicato al dipietrista di “Anno zero” ed al Cda della Rai. Un dilemma che sembra fatto apposta a spianare le resistenze ad Orlando. In nome della famosa teoria della riduzione del danno!