Caso Alitalia
Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani si è molto irritato alla notizia che martedì sera il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe avuto a Palazzo Grazioli un incontro riservato con i segretari della Cisl e della Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Ed ha sostenuto che l’esclusione della Cgil dal tavolo governativo apre pesanti scenari conflittuali nei confronti dell’esecutivo, degli altri sindacati e dell’associazione degli imprenditori.
Ma l’irritazione e le minacce di Epifani, sempre che l’incontro sia effettivamente avvenuto, appaiono decisamente fuori luogo. Il segretario della Cgil avrebbe avuto ragione a lamentarsi per l’esclusione ed a promettere pesanti rappresaglie se il tavolo di palazzo Grazioli fosse stato ufficiale. In quel caso la scelta di tenere fuori la Cgil dal confronto sulla crisi o su qualsiasi altro argomento avrebbe assunto un preciso significato politico. Che pur essendo legittimo, avrebbe comunque giustificato la dichiarazione di guerra del sindacato tradizionalmente vicino alla sinistra politica.
Ma, dando pure per scontato che l’episodio sia effettivamente avvenuto, si è trattato di un incontro riservato, senza alcun crisma di ufficialità. E, quindi, la protesta di Epifani non è affatto giustificata. Tanto più che è stata la Cgil ad adottare negli ultimi tempi una linea di aperta e dichiarata conflittualità nei confronti del governo, di tutte le altre confederazioni sindacali e della Confindustria. E che di fronte a questa linea appare del tutto logico se non addirittura doveroso che il Presidente del Consiglio compia un sondaggio riservato ed ufficioso sulle misure da assumere per fronteggiare la crisi con quelle forze sociali che non rifiutano aprioristicamente l’ipotesi di un dialogo con l’esecutivo su questo scottante argomento.
La Cgil, in sostanza, non si può lamentare della propria esclusione. Perché si è autoesclusa ormai da tempo scegliendo la linea della contestazione frontale nei confronti dell’attuale maggioranza nel chiaro tentativo di assumere la guida dello schieramento d’opposizione.
Più che perdere tempo in inutili proteste per la propria scelta politica, invece, la Cgil dovrebbe incominciare a riflettere se non sia il caso di tornare precipitosamente sui propri passi rinunciando a qualsiasi velleità politica e recuperando la sua originaria funzione sindacale.
Il “caso Alitalia”, in cui la Cgil ha commesso errori clamorosi ed innescato meccanismi di scavalcamento che le si sono ritorti contro, sta producendo un effetto inaspettato. L’intera opinione pubblica nazionale, non solo quella dei simpatizzanti del centro destra ma anche quella degli elettori del centro sinistra, sembra essersi convinta che sia arrivato il momento di chiudere una volta per tutte la fase dello strapotere sindacale nelle grandi aziende iniziata ai tempi dell’ “autunno caldo”.
Non si tratta della solita irritazione per le ricorrenti paralisi del trasporto aereo, per gli scioperi che danneggiano utenti e paese e per la riprova che lo strapotere sindacale provoca lo schiacciamento degli interessi collettivi rispetto a quelli particolari di piccoli gruppi privilegiati. Si tratta di molto di più. Della crescente volontà della stragrande maggioranza del paese di considerare il “caso Alitalia” come il momento di chiusura di una fase storica e l’avvio di una nuova fase caratterizzata dal drastico ridimensionamento dei poteri conquistati nel tempo dalle grandi confederazioni fino a piccolissimi gruppi di base.
La scelta politica fatta dalla Cgil alimenta questo vento di rabbia innovatrice. Per questo Epifani farebbe bene, invece che a lamentarsi di non essere andato a Palazzo Grazioli, a preoccuparsi di un rischio molto più grande. Quello di finire sotto il tavolo della sensibilità complessiva del paese.