Il guaio più grosso provocato dalla rinsaldata alleanza tra il Partito Democratico e l’Italia dei Valori non ha riguardato solo Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Pierferdinando Casini. Certo, il segretario dell’Udc si è trovato spiazzato da una sconfitta che non aveva previsto così ampia e devastante come quella subita in Puglia dai suoi potenziali alleati di un futuro e nuovo centro sinistra. Ma, superata la fase elettorale delle regionali, ha la possibilità di recuperare. Magari facendo oscillare il pendolo delle sue azioni di nuovo verso il centro destra e ritagliandosi una posizione importante all’interno di quell’area di cui, in fondo, rappresenta una naturale componente.
Il problema immediato e più spinoso, semmai, riguarda Emma Bonino, alle prese con una candidatura a presidente della Regione Lazio che minaccia di cancellare la sua storia e la sua identità a causa del peso determinante assunto dall’Italia dei Valori.
Intendiamoci, la storia e l’identità di Emma sarebbero già state compromesse dalla scelta di diventare l’espressione di uno schieramento avversato da sempre dai radicali. Non c’è bisogno di una memoria storica troppo approfondita per sapere che le battaglie dei divorzio, dell’aborto, dei diritti civili, quelle condotte sempre da Marco Pannella e dal suo nucleo di splendidi pazzi, trovarono nei cattocomunisti i più decisi avversari. Così come è fin troppo facile ricordare che furono sempre i radicali di Pannella a rappresentare la punta di lancia più decisa ed acuminata contro quel compromesso storico che cattolici di sinistra e comunisti cercavano di realizzare per stringere il paese in una morsa illiberale e conservatrice.
Insomma, non bastava che Emma Bonino si ponesse come la capofila degli eredi niente affatto pentiti di quello schieramento. E non era neppure sufficiente che la stessa Bonino non battesse ciglio di fronte alla evidente constatazione che i suoi compagni di strada fossero assolutamente decisi a riprodurre nel terzo millennio lo stesso schema scellerato degli anni ’70 del Novecento. Adesso alla contraddizione di essere una radicale che si pone alla testa di un esercito di cattocomunisti si aggiunge l’assurdo di una radicale che oltre ai nostalgici del compromesso storico si trova a rappresentare il partito dei forcaioli e dei giustizialisti. Quelli che vorrebbero dare vita ad una Repubblica giudiziaria sul modello komeinista e fare piazza pulita in qualità di guardiani della rivoluzione di tutte le garanzie ed i diritti individuali dei cittadini.
Se la sconfitta di Bersani in Puglia non avesse spinto Bersani nelle braccia spalancate di Di Pietro, la candidata radicale a sostituire Piero Marrazzo avrebbe potuto mimetizzare in qualche modo l’imbarazzante presenza dei dipietristi, Ora, invece, Emma Bonino non può nascondere in alcun modo l’inquietante e condizionante presenza di un alleato che non solo può essere decisivo ma ha la ferma intenzione di far valere in maniera fin troppo netta il proprio ruolo.
Ognuno, naturalmente, è libero di compiere le proprie scelte e di perseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni. Ma vale la pena per un personaggio come Emma Bonino, che è diventata per le proprie battaglie un simbolo di laicità e di libertà per due generazioni di italiani, buttare al macero la sua storia ed il suo status in nome della Presidenza della regione Lazio conquistata in qualità di ostaggio di Di Pietro?
Qualcuno, naturalmente , dirà che l’esponente radicale non ha alcuna possibilità di vincere la competizione elettorale. E , quindi, di finire ostaggio dei giustizialisti dell’Italia dei Valori.
Il ché è vero. Ma fino ad un certo punto. Perché la macchia di finire nelle insegne dei forcaioli sarà comunque indelebile!