Il problema dell’unità del Pdl

Nasce il governo d’emergenza di Mario Monti e nasce per il Pdl l’emergenza della propria unità. Il vero problema che assume autentica rilevanza sulla scena politica nazionale non è se e per quanto il nuovo esecutivo riuscirà ad andare avanti . E’ se il Pdl riuscirà a rimanere nel breve e nel medio termine una forza unità e coesa . O se , invece, non riuscirà a frenare quel processo di sfrangiamento che ha portato alla caduta del governo Berlusconi e che potrebbe concludersi in una devastante e definitiva esplosione.
E’ chiaro, infatti, che la sopravvivenza e la durata del governo Monti è strettamente legata alla sorte del Pdl. Se il partito di maggioranza relativa nell’attuale Parlamento riesce a rimanere unito, ha la possibilità di staccare a proprio piacimento la spina a Monti. Ma se il Pdl si dissolve , il governo d’emergenza rischia comunque di finire nelle peste perché perde quel carattere di super partes che rappresenta al momento la sua caratteristica principale ed assume un ruolo politico da sottoporre nel minor tempo possibile alla verifica della volontà popolare.
Chi scommette sulla dissoluzione del Pdl è convinto che l’uscita di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi abbia fatto saltare quel collante di potere che ha tenuto insieme fino ad ora il partito . E scommette sulla eventualità che da adesso in poi la storia della formazione politica creata dal Cavaliere sul predellino sia destinata ad essere contrassegnata da spaccature ed addii a ripetizione più o meno astiosi. Dopo la Carlucci, dopo Antonione, dopo Versace e tutti gli altri transfughi delle ultime settimane toccherebbe fatalmente a Pisanu, a Scajola e poi , mano a mano , a Formigoni, ad Alemanno e via di seguito. Fino alla scomposizione totale del Pdl .
La considerazione è realistica . I fermenti in atto dentro il partito sembrano tendere verso questa direzione. Ed il fenomeno non potrà non essere accentuato dal potere di attrazione di un governo , che sarà pure tecnico e super partes quanto si vuole, ma che rappresenta in ogni caso il segnale inconfutabile dell’esaurimento o della momentanea paralisi del cosiddetto berlusconismo.
Questa convinzione, però, poggia su un assioma che ancora non è stato dimostrato e su un fattore di debolezza che appare difficilmente superabile . L’assioma da verificare stabilisce che la spinta propulsiva del Cavaliere si sia esaurita . Ed è un assioma più volte richiamato dal ’95 ad oggi e che è stato sempre smentito clamorosamente dalla capacitò di Berlusconi di reagire a qualsiasi avversità e reagire a qualsiasi sconfitta. Ora può essere che il Cavaliere non sia più quello di prima e che  non abbia più voglia di combattere . Ma è tutto da dimostrare . Ciò che è invece certo  è il fattore di debolezza che sembra minare la tesi di chi da per certa la scomparsa a breve del Pdl. Questo fattore è rappresentato dalla estrema modestia politica e culturale del progetto alternativo al Pdl ed al sistema bipolare espresso dai transfughi presenti e futuri del centro destra. I vari Antonione, Carlucci , Versace perseguono una semplice prospettiva di salvezza politica personale puntando ad un qualche posto nelle future liste dell’Udc o del Terzo Polo. E non contano perché non sono motivati da un qualche progetto politico . Ma anche quello dei vari Pisanu e Scajola non sembra avere un respiro molto diverso . Visto che si riduce nella semplice e banale riproposizione dello schema politico della Prima Repubblica incentrato su una centralità cattolica ormai cancellata dalla nuova centralità della finanza internazionale.
Chi esce dal Pdl in nome di un grande centro da costruire non fa altro che mettersi in coda alla fila già formata e già lunga di chi intende mettersi al servizio dei grandi interessi , non politici ma economici , internazionali . Insomma può al massimo sperare di diventare un funzionario , un dipendente . Mai un protagonista. Per questo, se il Cavaliere si sveglia e fa pulizia nel Pdl rinunciando ai faccendieri ed ai mandarini , può sperare di rialzarsi per l’ennesima volta. Altrimenti c’è solo da lavorare per l’alleanza dei liberali e dei riformisti contro tutti gli estremismi. Compresi quelli neodemocristiani !

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