Il problema del Pdl non è Umberto Bossi che fa la voce grossa e minaccia una corsa solitaria della Lega alle prossime elezioni amministrative destinata a provocare l’inevitabile sconfitta del centro destra. Il leader leghista deve risolvere i problemi interni creati dallo scontro di potere in atto tra i suoi fedelissimi del “cerchio magico” ed i fedelissimi di Roberto Maroni. In più deve marcare la posizione di opposizione presa dal Carroccio nei confronti del governo Monti e della maggioranza che lo sorregge. Bossi, quindi, fa il suo mestiere. Né più, né meno di come si comportano tutti gli esponenti di quelle forze che hanno scelto di non sostenere l’esecutivo dei tecnici ed hanno già avviato la campagna elettorale del 2013.
Il problema del Pdl, semmai, è il Pdl stesso. Che da un lato è obbligato a sostenere in Parlamento un governo che è l’antitesi simbolica ed anche politica della sua stessa natura di forza popolare del bipolarismo e della democrazia dell’alternanza. E dall’altro è spinto quotidianamente dalle richieste di una base che mal sopporta l’esecutivo dei burocrati e dei banchieri ad incalzare ed a minacciare di crisi un governo che non può permettersi di far cadere per mille ragioni tra cui l’irrisolto conflitto d’interessi del proprio leader.
E’ in grado il Pdl di uscire da questa contraddizione che rischia di farlo arrivare dissanguati ed esanime all’appuntamento elettorale del 2013? Per non dover rispondere alla domanda molti dirigenti del partito si aggrappano alla speranza che a cavare la castagna dal fuoco ci pensi il Pd nel momento in cui Monti ed i suoi ministri incominceranno ad affrontare la riforma del lavoro e la revisione dell’art.18.
Ma chi pensa che la sinistra si lasci cogliere con il cerino in mano sbaglia di grosso. La strategia di Pierluigi Bersani non è di puntare a sbarazzarsi del governo dei tecnici ma di fagocitarlo e trasformarlo nel proprio governo. Non sarà il Pd, dunque, a restare con il cerino in mano ed a far uscire il Pdl dal culo di sacco in cui si è ritrovato.
Il problema del Pdl, che è il problema di come un partito popolare, liberale e bipolarista possa riprendere l’iniziativa politica, può essere risolto solo dal Pdl stesso. Non con il gioco del bastone e della carota nei confronti di un governo che al momento non si può comunque far cadere. Ma usando questa fase di sostanziale paralisi per far compiere una sorta di rivoluzione copernicana all’interno di un partito dove da sempre vige la logica dello scontro tra i clan per questioni di potere piuttosto che per questioni di linea politica.
E’ sicuramente vero che il Pdl condivide questa caratteristica negativa con tutte le altre principali forze politiche nazionali. La vita interna del Pd, ad esempio, è fatta solo da lotte di potere tra i diversi gruppi della casta dei dirigenti post-comunisti. Ma il male comune non riduce l’eventualità che il Pdl arrivi sotto il 20 per cento all’appuntamento con le elezioni politiche. Per cui se vuole evitare il tracollo deve necessariamente costringere le fazioni interne legate a questo o a quell’esponente a porre al centro del loro dibattito la strategia politica del partito piuttosto che le loro ambizioni di potere.
L’impresa è sicuramente difficile. Ma Angelino Alfano, che ha il compito statutario di avviare questa rivoluzione copernicana, ha due armi a proprio vantaggio. La prima è far capire ai capi clan che litigare per il potere non ha senso se poi questo potere è destinato a svanire. La seconda è che non è affatto difficile porre al centro del dibattito interno del Pdl una nuova proposta politica con cui arrivare alle elezioni del 2013 con la ragionevole speranza di convincere la maggioranza degli italiani a farla propria per uscire dalla crisi. Questa proposta, infatti, esiste già. L’ha esposta in maniera chiara Newt Gingrich, il repubblicano americano più politicamente attrezzato, che ha definito il modello sociale europeo come il modello che fa trionfare la burocrazia e produce un sistema sclerotizzato che provoca la crisi.
La linea è dunque quella dello smantellamento dello stato burocratico-assistenziale che opprime i cittadini. Che non contraddice ma innova ed adegua al tempo presente l’economia sociale di mercato e garantisce all’Italia di uscire dal proprio declino.
Se Alfano piega i clan e li costringe a discutere di politica piuttosto che di tessere, il Pdl può farcela!Altrimenti è spacciato!