Giorgio Napolitano si è congratulato. Gianfranco Fini si è compiaciuto. E Pierferdinando Casini ha addirittura esultato considerando il voto unitario di Pdl, Pd e Terzo Polo sulla mozione dedicata all’Europa come la dimostrazione che il governo “tecnico” ha ormai una maggioranza solida e, soprattutto, politica.
Sul tema dell’Europa è dunque nata una nuova formula politica rappresentata dalla grande coalizione tra il Terzo Polo ed i due grandi partiti del centro destra e del centro sinistra in passato antagonisti ed alternativi ed ora uniti nel sostenere un governo non più tecnico ma segnato da una innovativa connotazione politica?
Chi inneggia, come Casini e Fini, alla nascita della grande coalizione compie sicuramente una forzatura. Perché il tema dei rapporti dell’Italia con l’Europa è quello dove non esistono sostanziali differenze tra le posizioni dei partiti della presunta nuova maggioranza. Tutti si dicono europeisti, tutti chiedono alla Germania di non essere egoista, tutti si oppongono alla eventualità che il nostro paese sia costretto a altre manovre fatte di lacrime e sangue e tutti sembrano pervasi dallo stessa volontà di recupero dell’orgoglio nazionale quando sostengono che l’Italia ha già fatto i “compiti a casa” e non ha maestri o maestrine da cui aspettarsi encomi, bacchettate o pagelle di sorta.
Questa linea unitaria, per la verità, è generica e superficiale. La comune vocazione europeistica del Pdl e del Pd è solo di facciata. Se si volesse grattare la vernice esteriore si scoprirebbe che i due partiti hanno in realtà visioni diverse dell’Europa e che all’interno dei due partiti le idee (quando ci sono) sull’argomento sono ancora più diversificate.
Ma anche a voler ricercare ad ogni costo i motivi di divisione, non si può non prendere atto che comunque la mozione richiesta dal Presidente del Consiglio sulla politica europea è stata votata insieme. E che per la prima volta la maggioranza venutasi a creare attorno al governo tecnico non è stata solo numerica ma ha anche assunto una chiara fisionomia politica.
Questo non significa, come ripetono quanti danno ormai per morto e seppellito il bipolarismo, che la grande coalizione è ormai nata. Di sicuro, però, indica che la strada diretta verso una formula politica di questo tipo è stata imboccata. E che da adesso la partita si giocherà sull’eventualità che Pdl, Pd e Terzo Polo vadano avanti su questo percorso fino ad arrivare alla ufficializzazione definitiva della nuova maggioranza politica o se, invece, dedicano di abbandonarlo e di ritornare a percorrere la precedente strada bipolare.
E’ difficile, anche dopo la mozione unitaria sull’Europa, fare previsioni in proposito. Perché la strada potrebbe portare o alla formazione di un governo politico di grande coalizione in sostituzione di quello di Monti (magari guidato da Monti stesso). E l’ipotesi appare molto remota. Oppure arrivare addirittura alla scadenza della legislatura con la formazione di una alleanza elettorale tra Pdl, Pd e Terzo Polo in grado di conquistare la maggioranza e governare il paese per i successivi cinque anni mandando all’opposizione tutti i partiti non disposti ad entrare in questa sorta di arco emergenziale.
Ciò che sembra oggi impossibile, però, può diventare realistico tra qualche mese. Soprattutto perché in primavera si celebrano importanti elezioni amministrative e gli accordi o lo rotture che si verificheranno tra i partiti delle vecchie coalizioni di centro destra e di centro sinistra potranno risultare decisivi in un verso o nell’altro.
Non è detto, ad esempio, che la minaccia della Lega di correre da sola nel caso il Pdl continui a sostenere il governo Monti, sia da ostacolo alla marcia verso la grande coalizione. Potrebbe essere addirittura un fattore di accelerazione. E non è detto, sul versante opposto, che la tendenza alla radicalizzazione presente nell’elettorato di sinistra rappresenti una sorta di richiamo della foresta per il Pd o lo spinta definitiva a rompere con l’area massimalista ed a trasformarsi definitivamente in forza di governo.
Tutto è possibile. Purtroppo anche un guazzabuglio inestricabile se qualunque possano essere le proprie scelte i partiti le facciano senza la necessaria chiarezza. Sia interna che esterna.
Fini chi? Il cognato di Tulliani?