Per anni la sinistra ha rimproverato a Silvio Berlusconi di aver dato vita ad una destra populista, sbracata, impresentabile. Ed ha contestato al Cavaliere di non avere importato in Italia quella destra moderna ed europea che avrebbe dovuto competere con lo schieramento progressista alternativo non con le armi della demagogia e del leaderismo esasperato ma con quelle dei programmi concreti e della serietà e sobrietà dei comportamenti.
Questa destra diversa così a lungo evocata è improvvisamente comparsa con il governo di Mario Monti. E la sinistra, che tanto l’aveva auspicata per delegittimare e squalificare quella di Berlusconi, si trova ora a farci i conti scoprendo amaramente che per i propri interessi era decisamente meglio quando si stava peggio.
Era fin troppo comodo, infatti, fare opposizione ad una maggioranza che sembrava prestarsi ben volentieri a farsi bollare dal marchio del mondo del male contrapposto a quello del bene!
Uscita dallo schema manicheo e posta di fronte ad un fenomeno così tanto sollecitato da non potere essere immediatamente sconfessato e bocciato, la sinistra finisce inevitabilmente per perdere la bussola e tende a spaccarsi sulla linea da seguire nei confronti del governo Monti. Tanto più che il leader della destra accusata di essere populista ed impresentabile si guarda bene dal regalare la destra considerata europea e presentabile alla sinistra che tanto l’ha auspicata. E, sia pure al prezzo dell’incomprensione di una parte del proprio elettorato, tende ad allinearsi senza distinzioni di sorta alle posizioni di un esecutivo beatificato in vita proprio da chi oggi scopre quando era meglio avere a che fare con un diavolo piuttosto che con un santo.
La strategia di Berlusconi mette sicuramente in imbarazzo il Presidente del Consiglio. Che preferirebbe continuare ad interpretare il ruolo di super-partes e non di destra presentabile dietro cui si ripara la destra impresentabile. Ma sembra fatta apposta per far emergere all’interno del Pd ed anche del Terzo Polo tutte quelle contraddizioni che erano state poste in secondo piano dalla soddisfazione per la cacciata del Cavaliere da Palazzo Chigi e dalla necessità di seguire Giorgio Napolitano nella scelta di fronteggiare l’emergenza attraverso l’anomalia dell’esecutivo tecnico.
Nel Pd le contraddizioni sono quelle di sempre. Dei riformisti che si scoprono più montiani di Monti e dei massimalisti che non resistono al richiamo della foresta lanciato dalla Cgil sulla riforma del lavoro. Ma, soprattutto, sono quelle di chi tenta azzardati innesti di ambizioni personali sulle posizioni politiche con effetti decisamente bizzarri. Il bipolarista Walter Veltroni, quello della vocazione maggioritaria del Pd, diventa così il più acceso sostenitore della proposta di dare vita nella prossima legislatura ad una grande coalizione guidata sempre da Mario Monti. Ed il proporzionalista dalemiano Pierluigi Bersani si trasforma nel più convinto sostenitore della necessità di chiudere la parentesi tecnica con le prossime elezioni politiche e tornare alla sana contrapposizione tra la destra impresentabile e la sinistra virtuosa. E lo stesso, sia pure in maniera meno eclatante ma altrettanto significativa, avviene all’interno del Terzo Polo. Dove Pierferdinando Casini si rende conto che più aumenta l’abbraccio del Cavaliere nei confronti di Monti, più il proprio ruolo e le proprie ambizioni si restringono e si riducono. E dove i dirigenti di Futuro e Libertà scoprono che mentre il loro leader Gianfranco Fini può sperare di avere un futuro segnato da un qualche incarico di governo nella prossima legislatura da grande coalizione, la loro unica prospettiva è di morire post-democristiani o neo-dipietristi.
E’ difficile che tutte queste contraddizioni possano sfociare a breve in tensioni destinate a ripercuotesi negativamente sulla vita del governo. Ma è assolutamente certo che da qui alla fine della legislatura non potranno che crescere, montare, diventare sempre più esplosive, dirompenti e sfociare in un voto che dovrà fare necessariamente chiarezza. In primo luogo dentro la sinistra. Ma in una seconda fase anche sul fronte opposto. Che per dimostrare di essere diventato presentabile deve incominciare a tirar fuori le idee oltre il santino di Monti!