Archivi categoria: L’opinione

Strade opposte per Fini e Rutelli

Francesco Rutelli ha preso atto ufficialmente del fallimento del progetto del Terzo Polo ed ha annunciato che il suo partito, Alleanza per l’Italia, ha deciso di rientrare nell’area del centrosinistra per contribuire a rinforzare la componente cattolica del Partito democratico e sostenere la candidatura di Tabacci alle primarie del partito guidato da Pierluigi Bersani. Nessuno considera decisiva e determinante la scelta dell’ex sindaco di Roma per il futuro del Partito democratico e per la conclusione della battaglia delle primarie tra Bersani, Renzi, Tabacci e chissà quali altri concorrenti. Ma va riconosciuto che il percorso indicato da Rutelli per se stesso e per il proprio gruppo ha una precisa dignità politica. Si può ironizzare quanto si vuole sulla scarsa incidenza che la componente rutelliana potrà avere sulla vita interna del Pd. L’esperienza niente affatto esaltante del Terzo Polo ha ridimensionato drasticamente la consistenza e la credibilità di un gruppo che prima della fuoriuscita dal Partito democratico veniva accreditato come il possibile fulcro federatore di tutti i cattolici progressisti. In aggiunta si può anche rilevare che da possibile “fulcro federatore” il gruppo rutelliano si deve ora accontentare di diventare la ruota di scorta di Beppe Fioroni e dei neo-dossettiani di Todi. Ma, con tutte le ironie e le valutazioni riduttive del caso, non si può fare a meno di riconoscere che il progetto di Rutelli di tornare a partecipare alla costrizione della componente cattolica della sinistra ha un senso politico preciso. Che è quello di ricominciare a far parte del rassemblement della sinistra italiana. Diverso, invece, è il caso di Futuro e Libertà. Che non ha ancora preso atto ufficialmente del fallimento del progetto del Terzo Polo e che non sembra aver definito alcun progetto politico per il futuro tranne quello della salvezza e della sistemazione personale dei propri esponenti di punta. Per la verità, a Mirabello, l’ultimo incontro pubblico di Fli, una qualche prospettiva politica è stata disegnata. Cioè è stato indicato che Fli continua a perseguire il progetto di costruzione di un centro alternativo sia alla destra berlusconiana che alla sinistra bersaniana, progetto che non viene più chiamato Terzo Polo perché il termine è passato in disuso ma che continua a rimanere in piedi anche se privo di una definizione precisa. Ma dopo Mirabello c’è stato Chianciano. E la partecipazione di Gianfranco Fini alla manifestazione in cui Pierferdinando Casini ha rivendicato il ruolo dell’Udc come asse portante ed indispensabile di qualsiasi nuova aggregazione centrista, è apparsa come una chiara e definitiva sconfessione del percorso politico scelto da Fli nella sua assemblea emiliana. Fini, infatti, non è stato presentato e non ha parlato come il rappresentante di una forza politica affine ma autonoma che decide di partecipare ad un progetto comune con un partito maggiore. È stato presentato ed ha parlato come personaggio singolo: come Beppe Pisanu, Emma Marcegaglia, Corrado Passera. Cioè come un esterno di prestigio che aderisce singolarmente e personalmente ad un partito che con Casini rivendica con forza ed in polemica aperta con altri soggetti (Montezemolo) il ruolo di forza egemone dell’area di centro. Fli, di fatto, è dunque sciolta. Ed i suoi aderenti e sostenitori non hanno alcun progetto politico da seguire ma solo il destino personale da sistemare sull’esempio dato dal proprio leader Gianfranco Fini. Non è un caso che qualcuno stia cercando di avere la promessa di una candidatura da parte di Casini, qualche altro si stia indirizzando verso Montezemolo ed altri ancora brancolino nel buio nella difficoltà di trovare una qualche collocazione affidabile. La logica vorrebbe che l’esempio di Rutelli a sinistra venisse seguito anche sul versante opposto. E che gli orfani del Terzo Polo ritornino nei rassemblement di origine. Ma Rutelli ha seguito una logica politica a cui agganciare quella personale, Fini ha fatto il contrario. Ed i suoi amici, abbandonati al proprio destino, o tornano alla logica politica o sono destinati a scomparire.

Epifani irresponsabile

Sciopero

Non c’è bisogno di ribadire che lo sciopero generale proclamato per oggi dalla Cgil è totalmente inutile. Non è fermando il lavoro e riempiendo le piazze delle città italiane che si blocca una crisi che ha radici e portata internazionale. Molto felicemente il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha rilevato che scioperare contro la recessione in atto in tutto il pianeta equivale a scioperare contro la jella. E di fronte ad un giudizio così chiaro ed esplicativo non si può e non si deve aggiungere altro sulla inutilità della manifestazione promossa da Gugliemo Epifani. Continua a leggere

La furbizia di Di Pietro

Riforma giustizia

Non si può guardare con favore e compiacimento l’armistizio stipulato al Csm dalle Procure di Catanzaro e di Salerno. Il ritiro contestuale dei reciproci provvedimenti di sequestro di fascicoli di inchieste scottanti appare agli occhi dell’opinione pubblica del paese addirittura peggiore della guerra scatenata nella settimana precedenti. Dopo aver combattuto a colpi di bombe atomiche non se ne può uscire dicendo che in fondo era tutto uno scherzo. La devastazione provocata è nei fatti. E, paradossalmente, è proprio la tregua imposta dal Csm alla due Procure che dimostra la totale impossibilità che la giustizia italiana possa autoriformarsi. Continua a leggere

La diga spezzata

La sorte del Pd

Una diga non cede di colpo. Prima scricchiola, poi si aprono delle crepe, successivamente incomincia a perdere qualche pezzo ed, infine, crolla paurosamente provocando la formazione di un’onda dagli effetti devastanti di lunghissima portata. Continua a leggere

È il momento della riforma

Toghe in guerra

Come reagire di fronte alla guerra tra Procure che coinvolge il vertice del Csm ed infligge il colpo finale alla credibilità della magistratura italiana? Il primo modo è quello delle solite e scontate geremiadi ipocrite sui tempi bui che ci tocca attraversare ora che, dopo i Pm, anche la sinistra subisce gli effetti della regola “di questione morale colpisce, di questione morale perisce”. Il secondo modo è quello delle mani avanti, perfettamente rappresentato da quanto sostenuto da su “La Stampa” da Carlo Federico Grosso.

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Gli idoli infranti

Sinistra e toghe

Si possono accomunare le vicende che stanno sconvolgendo la magistratura italiana con quelle che stanno lacerando il Partito Democratico e l’intera sinistra italiana? Si può mettere insieme e fare di tutt’erba un fascio il furibondo scontro che si consuma tra diverse Procure sul caso De Magistris, le minacce di dimissioni dal Csl del vice Presidente Nicola Mancino, l’intervento sull’argomento del Capo dello Stato con la richiesta di dimissioni fatta da Walter Veltroni al Governatore della Campania Antonio Bassolino e con l’ondata di discredito giudiziario e morale che sconvolge il Pd in Abruzzo, in Toscana, in Sardegna ed anche a Roma? Le questioni sono separate. Continua a leggere

I falsi federalisti

Pd del Nord

Può diventare federalista una forza politica che ha alle spalle una tradizione nazionale? La riposta non è aprioristicamente negativa. Anche chi ha radici risorgimentali e non condivide affatto quella grossolana forma di revisionismo storico secondo cui gli artefici dell’unità del paese o furono degli imbecilli o dei corrotti avventurieri, può convincersi che il modello federale può essere il più adeguato alle esigenze del tempo presente. In fondo coniugare il massimo dell’autonomia delle  comunità con il massimo dell’identità della nazione non è affatto impossibile. Come dimostra l’esempio, non solo passato ma soprattutto moderno,  degli Stati Uniti.

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La chimera irrealizzabile

Coesione nazionale

La coesione nazionale evocata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi per fronteggiare l’emergenza della crisi economica è una chimera. È giusto che l’esponente governativo l’abbia evocata e sollecitata. Ma è ancora più giusto sottolineare che non esiste alcuna possibilità concreta di realizzare in questa fase politica la coesione nazionale.
Le condizioni per raggiungere un risultato del genere non esistono. E non perché il Pd risponde negativamente alla richiesta di Silvio Berlusconi di rompere l’alleanza con Antonio Di Pietro o il Pdl si rifiuta di considerare in maniera unitaria l’opposizione ed insiste nelle distinzioni tra le sue componenti per meglio incalzarle e condizionarle. Le condizioni che mancano riguardano le strategie del Pdl e del Pd, cioè dei partiti maggiori dei due schieramenti. Che sono concorrenti, alternative e che non prevedono neppure per ipotesi astratta quella di dare vita ad una grande coalizione o, in linea subordinata, ad un qualche accordo limitato di tipo programmatico, per mitigare la stretta della crisi.

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Pluralismo e democrazia

Verso il Pdl

È assolutamente accettabile l’affermazione del ministro Rotondi secondo cui il Pdl non è la nuova Dc ma non è concepibile un Pdl senza democristiani. Chi immaginasse che all’interno del maggior partito italiano non dovessero avere una adeguata collocazione gli eredi di una tradizione che ha segnato profondamente, ed in alcuni periodi in maniera determinante, la storia del nostro paese dall’unità ad oggi, sarebbe da ricovero immediato. Ci sono molti rivoli che contribuiscono a formare il filone dei cattolici impegnati in politica, da quello clericale a quello liberale. E tutti dovrebbero entrare a pieno titolo in una formazione politica che rappresenta gran parte dell’opinione pubblica italiana. Anche, in prospettiva, gli esponenti di quel cattolicesimo democratico che al momento sono collocati nel campo opposto ma sono uniti ai cattolici del centro destra dalla condivisione di valori destinati a prevale su ogni tipo di collocazione politica.

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Il timore dei riformisti

Sinistra divisa

Ma che succede se il governo accoglie una serie di emendamenti presentati dall’opposizione su un provvedimento importante come quello sulla riforma dell’università e l’opposizione vota comunque contro? Succede che il governo, che può contare su un’ampia maggioranza, va comunque avanti. E l’opposizione si da la zappa sui piedi dimostrando che il suo vero interesse non è quello di condizionare il centro destra modificandone o correggendone le scelte che incidono sulla pelle dei cittadini, ma solo quello di chiudersi nel ridotto dell’intransigenza ed alzare la battaglia della lotta ad oltranza. Continua a leggere

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