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	<title>Orso di Pietra - Il blog di Arturo Diaconale</title>
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		<title>Orso di Pietra - Il blog di Arturo Diaconale</title>
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		<title>Non si è trattato di una sconfitta</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 15:50:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Congresso Pli
Alla vigilia del Congresso del Pli in cui mi sono candidato alla segreteria ho accuratamente evitato di scrivere editoriali per promuovere la mia candidatura. Per correttezza nei confronti dei lettori. Ora che le assise nazionali dei liberali si sono concluse, debbo però rompere questa regola. E, sempre in segno di correttezza nei confronti di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=590&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Congresso Pli</strong></p>
<p>Alla vigilia del Congresso del Pli in cui mi sono candidato alla segreteria ho accuratamente evitato di scrivere editoriali per promuovere la mia candidatura. Per correttezza nei confronti dei lettori. Ora che le assise nazionali dei liberali si sono concluse, debbo però rompere questa regola. E, sempre in segno di correttezza nei confronti di chi legge “L&#8217;Opinione” cartacea e quella in rete, mi sento in dovere di spiegare le ragioni che mi avevano spinto a compiere la scelta, quelle che hanno causato la mia sconfitta e dei liberali favorevoli al rinnovamento e quelle che mi obbligano a non gettare la spugna ed a considerare quanto è avvenuto a Roma sabato scorso come solo la prima tappa di una battaglia destinata comunque a concludersi vittoriosamente. Le ragioni della candidatura erano semplici: strappare il Pli, insieme a Marco Taradash ed ai tanti decisi a tentare il miracolo, dal coma in cui versa da troppi anni a causa di una guida politica insufficiente e rilanciarlo nel circuito politico nazionale affidandogli il compito di diventare la coscienza critica, autonoma ed indipendente della sua area politica naturale. Cioè del centro destra. Le cause della sconfitta sono state altrettanto semplici. Mi sono e ci siamo illusi che il Pli, sia pure ridotto ai minimi termini, fosse ancora un partito democratico. Non abbiamo considerato che anni ed anni di gestione personalistica fosse diventato una dipendence di casa De Luca in cui possono entrare solo gli amici del “padrone”. E, così, benché la nostra iniziativa avesse riacceso interesse e suscitato l&#8217;arrivo di nuove e qualificate adesioni ad un partito che agli ultimi congressi non aveva avuto un numero di partecipanti superiori al centinaio, il “padrone” ha bloccato l&#8217;ingresso dei nuovi tesserati a lui non graditi (circa trecento tessere). In più, nel timore che neppure la blindatura del proprio orticello fosse sufficiente ad evitargli la sconfitta, è ricorso al tradizionale trucco dei vecchi mestieranti della politica di far confluire al momento del voto finale circa duecento vecchietti dei centri anziani debitamente addestrati. Ed ha formalmente vinto un congresso che altrimenti avrebbe perso sia in termini numerici che in termini politici. Stefano De Luca ed il suo impudente vicesegretario Paolo Guzzanti, che accusa me a Marco Taradash di essere gli “ascari di Berlusconi” e che da Berlusconi ha avuto il seggio parlamentare e che sempre dal Cavaliere continua ad avere lo stipendio di vice direttore de “Il Giornale” e di collaboratore di “Panorama”, hanno cantato vittoria. Ma sanno benissimo che la maggioranza bulgara di cui hanno usufruito al congresso è in realtà una risicata minoranza. Quando, tra sessanta giorni, il rispetto dello Statuto del Pli imporrà di considerare i trecento tesserati respinti degli iscritti a pieno titolo del partito, quella che adesso appare come la minoranza diventerà la vera maggioranza del partito. E non ci saranno vecchietti, transfughi malevoli e vecchie mummie ad impedire la ripresa dell&#8217;azione di rinnovamento avviata in occasione del Congresso e tesa a fare della dipendence di casa De Luca un partito vero e, soprattutto, vivo. De Luca è convinto che, continuando a svolgere contemporaneamente la funzione di segretario, di Collegio dei Probiviri e di Comitato dei Garanti ed, in generale, di “padre padrone”, potrà infischiarsene della richiesta di un congresso straordinario avanzata dalla stragrande maggioranza degli iscritti. Ma sarà costretto a prendere atto che quella maggioranza non si limiterà a protestare per la truffa congressuale ma darà quei segnali di vivacità politica che nel frattempo il vertice del Pli non sarà in grado di dare. Da adesso in poi, infatti, insieme a Taradash ed ai tanti giovani e meno giovani che hanno tentato il miracolo della resurrezione del Pli, ci comporteremo come se il congresso avesse avuto un esito diverso. Avvieremo iniziative tese a farci svolgere il ruolo di coscienza critica e liberale del centro destra. Con convegni, dibattiti, incontri e manifestazioni. Con un dialogo ed un confronto continuo sul giornale e sulla rete. E con la ferma intenzione di dimostrare che i liberali vivi e veri sono diversi dagli ospiti di casa De Luca, vecchie glorie fuori del tempo, egocentrici irresponsabili, ex militanti missini e querule ex dipietristre antropologicamente illiberali. Se ci sarà il congresso straordinario, bene. Altrimenti, bene lo stesso. Io ed i miei amici vogliamo stare nel partito dei liberali. Non nella dependance della servitù.</p>
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		<title>578 mila vip</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:46:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giorgio Dell&#8217;Arti e Massimo Parrini pubblicano ogni anno un “Catalogo dei viventi” in cui sono fornite notizie biografiche riguardanti un numero ragguardevole di personaggi italiani più o meno noti. Negli anni scorsi nel “Catalogo dei viventi” figuravano poco più di cinquemila voci. Quest&#8217;anno la cifra è salita vertiginosamente toccando la quota record di 7.247 voci. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=587&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Giorgio Dell&#8217;Arti e Massimo Parrini pubblicano ogni anno un “Catalogo dei viventi” in cui sono fornite notizie biografiche riguardanti un numero ragguardevole di personaggi italiani più o meno noti. Negli anni scorsi nel “Catalogo dei viventi” figuravano poco più di cinquemila voci. Quest&#8217;anno la cifra è salita vertiginosamente toccando la quota record di 7.247 voci. Il lavoro di Dell&#8217;Arti e Parrini è prezioso. Viene considerato una sorta di indagine Censis della classe dirigente italiana. Ma nessuno, neppure gli autori, ovviamente, si sogna di considerare il volume esaustivo. Quanti potranno essere, però, quelli che in qualche misura contano e non figurano nel “Catalogo”? Qualche centinaio? Qualche migliaio? Addirittura centomila? Per questo uno rimane un po&#8217; perplesso quando legge che nell&#8217;archivio di Gioacchino Genchi, ex consulente del magistrato De Magistris, figurano le intercettazioni di 578 mila utenze telefoniche, comprese, spiegano i giornali, quelle dei parlamentari (che sono poco più di un migliaio) e quelle dei capi del servizi (che si contano sulla punta di una mano). E tutti gli altri 577 mila disgraziati intercettati? Sono la dimostrazione che la classe dirigente è molto più ampia di quella indicata da Dell&#8217;Arti o Parrini o che in fatto di intercettazioni certi magistrati sono come Totò e Peppino della famosa lettera: punto, due punti e punto e virgola! Che non si dica che siamo tirchi!</p>
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		<title>Epifani irresponsabile</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sciopero
Non c&#8217;è bisogno di ribadire che lo sciopero generale proclamato per oggi dalla Cgil è totalmente inutile. Non è fermando il lavoro e riempiendo le piazze delle città italiane che si blocca una crisi che ha radici e portata internazionale. Molto felicemente il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha rilevato che scioperare contro la recessione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=585&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Sciopero</strong></p>
<p>Non c&#8217;è bisogno di ribadire che lo sciopero generale proclamato per oggi dalla Cgil è totalmente inutile. Non è fermando il lavoro e riempiendo le piazze delle città italiane che si blocca una crisi che ha radici e portata internazionale. Molto felicemente il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha rilevato che scioperare contro la recessione in atto in tutto il pianeta equivale a scioperare contro la jella. E di fronte ad un giudizio così chiaro ed esplicativo non si può e non si deve aggiungere altro sulla inutilità della manifestazione promossa da Gugliemo Epifani.<span id="more-585"></span><br />
Ma lo sciopero non è solo inutile. È anche pericoloso. Molto pericoloso. Perché offre una insperata possibilità ai gruppi dell&#8217;estremismo più selvaggio ed irresponsabile di infiltrarsi nei cortei dei lavoratori e cercare di concretizzare le suggestione violente che vengono dalla Grecia.<br />
Si tratta di allarmismo ingiustificato? Niente affatto. L&#8217;esplosione di violenza in atto ad Atene costituisce un esempio che affascina i gruppi dell&#8217;ultrasinistra italiana, quelli dei centri sociali e delle frange anarchiche. Gli incidenti che nei giorni scorsi si sono verificati di fronte ai consolati greci situati in numerose città italiane e che sono stati giustificati dai gruppi che li hanno provocato come un segno di solidarietà per i “compagni” greci, costituiscono un preciso campanello d&#8217;allarme. Come escludere che questi stessi gruppi si possano infiltrare nei cortei, sfruttare la buona fede dei lavoratori giustamente preoccupati per le difficoltà crescenti provocate dalla crisi economica e possano sperare di accendere la miccia di una esplosione italiana in tutto simile a quella del paese vicino?<br />
Per i fautori del “tanto peggio, tanto meglio” e per chi punta a sfruttare le tensioni provocate dalla crisi per dare fuoco alle tensioni sociali e rilanciare il ruolo della sinistra massimalista e rivoluzionaria, l&#8217;occasione è più che ghiotta. Quasi da manuale. Non servono grandi masse per provocare incidenti destinati a diventare la miccia di una grande esplosione. Bastano pochi gruppi ristretti ma organizzati che si nascondono dentro i cortei pacifici ed inconsapevoli. Ed il gioco può riuscire alla perfezione. Non c&#8217;è bisogno di ripetere il G8 di Genova. Non servono centinaia o migliaia di no-global decisi a provocare ogni genere di devastazione. Bastano alcune decine di estremisti. E l&#8217;incidente, più o meno grave, è garantito.<br />
L&#8217;auspicio, ovviamente, è che l&#8217;esempio greco non trovi imitatori italiani pronti a sfruttare le manifestazioni dello sciopero generale. È facile prevedere che le forze dell&#8217;ordine abbiano preso le precauzioni del caso. E che i dirigenti della Cgil abbiano fatto altrettanto mobilitando il loro storico servizio d&#8217;ordine.<br />
Ma il dato politico di fondo rimane. Aver deciso di confermare lo sciopero generale a dispetto della sua assoluta inutilità e malgrado l&#8217;evidente pericolosità provocata dal rischio di contagio dell&#8217; “influenza greca”, costituisce un atto di totale irresponsabilità. Sarà pure vero, come ironizza sempre Bonanni, che la piazza rappresenta per la Cgil ciò che la Mecca rappresenta per i musulmani. Cioè che il sindacato tradizionalmente vicino alla sinistra non può assolutamente fare a meno della tradizionale liturgia delle manifestazioni di massa. O forse sarà ancora più vero che il ricorso allo sciopero generale malgrado la sua inutilità e la sua pericolosità è motivato dalla necessità di sopire con la liturgia le divisioni interne che tendono a riproporre quelle del Pd.<br />
In ogni caso, però, perché il paese deve rischiare di pagare per il “particulare” di Epifani?</p>
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		<title>Il sonno di Maddalena</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Orrore! Orrore! Ma che siamo matti a pensare all&#8217;elezione dei giudici? Sai che potrebbe succedere? “Avere una magistratura elettiva &#8211; ha detto lucidamente Marcello Maddalena &#8211; significherebbe avere giudici appoggiati dai partiti politici. Significherebbe in pratica assistere a campagne elettorali impostate da magistrati che a questo punto avrebbero altri obbiettivi da perseguire che potrebbero entrare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=583&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> Orrore! Orrore! Ma che siamo matti a pensare all&#8217;elezione dei giudici? Sai che potrebbe succedere? “Avere una magistratura elettiva &#8211; ha detto lucidamente Marcello Maddalena &#8211; significherebbe avere giudici appoggiati dai partiti politici. Significherebbe in pratica assistere a campagne elettorali impostate da magistrati che a questo punto avrebbero altri obbiettivi da perseguire che potrebbero entrare in conflitto con quello loro proprio: la persecuzione della Giustizia”. “Ma non solo questo &#8211; ha insistito il magistrato piemontese &#8211; la sponsorizzazione di un giudice piuttosto che di un altro da parte di un partito o di uno schieramento, sarebbe esiziale e farebbe perdere alla magistratura quelle caratteristiche di autonomia e indipendenza che ne fanno un soggetto di garanzia per tutti i cittadini”. <br />
Significherebbe, avrebbe, potrebbe, farebbe. Delle affermazioni del giudice Maddalena tutto è condivisibile. Tranne i condizionali. Il ritorno ad un eventuale e rischioso futuro è già avvenuto. È cronaca corrente da una quindicina d&#8217;anni a questa parte. Ed a non riconoscerlo si fa la parte del testimone reticente: “nulla vidi, nulla sentii, non c&#8217;ero e se c&#8217;ero dormivo!”.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"> </span></p>
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		<title>La furbizia di Di Pietro</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Riforma giustizia
Non si può guardare con favore e compiacimento l&#8217;armistizio stipulato al Csm dalle Procure di Catanzaro e di Salerno. Il ritiro contestuale dei reciproci provvedimenti di sequestro di fascicoli di inchieste scottanti appare agli occhi dell&#8217;opinione pubblica del paese addirittura peggiore della guerra scatenata nella settimana precedenti. Dopo aver combattuto a colpi di bombe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=581&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Riforma giustizia</strong></p>
<p>Non si può guardare con favore e compiacimento l&#8217;armistizio stipulato al Csm dalle Procure di Catanzaro e di Salerno. Il ritiro contestuale dei reciproci provvedimenti di sequestro di fascicoli di inchieste scottanti appare agli occhi dell&#8217;opinione pubblica del paese addirittura peggiore della guerra scatenata nella settimana precedenti. Dopo aver combattuto a colpi di bombe atomiche non se ne può uscire dicendo che in fondo era tutto uno scherzo. La devastazione provocata è nei fatti. E, paradossalmente, è proprio la tregua imposta dal Csm alla due Procure che dimostra la totale impossibilità che la giustizia italiana possa autoriformarsi.<span id="more-581"></span><br />
È comprensibile che il Consiglio Superiore della Magistratura abbia tentato di ottenere dai magistrati in lotta tra di loro di manifestare al paese di essere in grado correggere da soli i propri errori. Senza il bisogno dell&#8217;intervento del Parlamento e della politica. Ma se si prende l&#8217;armistizio tra le due Procure come un esempio di come la magistratura sappia autorigenerarsi, si deve necessariamente concludere che questa strada porta a conclusioni addirittura peggiori del male che si vuole curare. E che mai come in questo momento sia indispensabile che la politica batta un colpo e si materializzi realizzando la tanto attesa riforma del sistema giudiziario.<br />
Non c&#8217;è bisogno di ricorrere ai sondaggi per sapere che la stragrande maggioranza degli italiani si è convinta della necessità e dell&#8217;urgenza della riforma. L&#8217;effetto dello scontro tra le Procure è stato talmente devastante che nessuno si sogna minimamente di sostenere il contrario. A livello politico, poi, tutti sono convinti che la riforma della giustizia sia ormai ineludibile. E lo stesso Antonio Di Pietro, troppo astuto per mettersi di traverso a quest&#8217;onda generalizzata, non si oppone alla riforma ma al pericolo che possa essere realizzata contro e sulla pelle dei magistrati.<br />
Ma se la spinta è così forte e generalizzata qual&#8217;è l&#8217;ostacolo che si frappone alla realizzazione in tempi brevi di un provvedimento condiviso da maggioranza ed opposizione?<br />
La risposta è la furbizia di Di Pietro e la paura del segretario del Pd di regalare all&#8217;ex Pm di Mani Puliute il ruolo di unico e solo difensore del vecchio “partito dei giudici”.<br />
Della furbizia di Di Pietro è inutile parlare. Il leader dell&#8217;Italia dei Valori ha scelto di caratterizzarsi come l&#8217;eterno campione del giustizialismo nazionale. E recita alla perfezione la parte che si è ritagliato. Sulla paura di Veltroni, invece, è bene soffermarsi. Perché se mai dovesse saltare dopo anni ed anni di scontri e di polemiche la possibilità di varare una riforma della giustizia condivisa, la responsabilità ricadrà tutta su un doppio timore del segretario del Pd. Quello di perdere una fetta di elettorato giustizialista alla vigilia di elezioni abruzzesi ed in vista di quelle europee di primavera. E quello di inimicarsi il “partito dei giudici” nel mezzo della tempesta sulla “questione morale” che sta sconvolgendo una serie crescente di amministratori di sinistra.<br />
In realtà si tratta di timori, se non infondati, almeno esagerati. Il Pd ha perso da un pezzo i voti dei giustizialisti. E non sarà facendo la concorrenza a Di Pietro all&#8217;insegna dell&#8217;intransigente difesa dell&#8217;immobilismo del sistema giudiziario nazionale che i voti trasmigrati all&#8217;Italia dei Valori verranno riconquistati.<br />
Quanto al fatto che il “partito dei giudici” possa riservare al Pd lo stesso trattamento assicurato a suo tempo alla Dc, al Psi ed agli altri partiti laici minori, questa paura è il frutto di una visione superata dello stato della magistratura italiana. Il vecchio “partito dei giudici” antagonista del potere politico non esiste più. Al suo posto c&#8217;è una galassia frantumata in cui piccoli gruppi e singoli magistrati agiscono separatamente.<br />
Che aspetta, allora, il Pd di Veltroni a fare la sua parte nel riformare la giustizia italiana? L&#8217;esito del voto abruzzese? E la conferma che a restare legato a Di Pietro il Pd ha tutto da perdere e nulla da guadagnare?</p>
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		<title>Manicomi aperti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quesito che il comune cittadino si pone non è se si debbano separare o meno le carriere tra Pm e giudici o se, invece, a dover essere separate debbano essere le funzioni. Non è neppure se il Csm debba essere riformato allargandolo, restringendolo, moltiplicando i “laici” e riducendo i “togati” o cancellando i primi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=579&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il quesito che il comune cittadino si pone non è se si debbano separare o meno le carriere tra Pm e giudici o se, invece, a dover essere separate debbano essere le funzioni. Non è neppure se il Csm debba essere riformato allargandolo, restringendolo, moltiplicando i “laici” e riducendo i “togati” o cancellando i primi e scegliendo a sorte i secondi. Oppure, tanto per trovare un punto di compromesso, laicizzare i componenti provenienti dalla magistratura tagliando le toghe e trasformandole in minigonne alla Concita. Niente affatto. Il dilemma che angoscia un qualsiasi cristiano dove aver letto le cronache della guerra tra le Procure di Catanzaro e di Salerno è un altro. Se mai capitasse di finire nelle mani di un Pm con chi sarebbe preferibile avere a che fare? Con quello che è stato costretto a togliersi le mutande di fronte ai carabinieri per dimostrare di non nascondere nel sedere documenti riservati e da quel momento nutre un legittimo sentimento di rivalsa nei confronti del mondo intero? Oppure con quell&#8217;altro che ha fatto spogliare il collega della Procura avversa e preteso che si mettesse a culo per aria di fronte alle forze dell&#8217;ordine in nome del fatto che la legge è uguale per tutti e tutti possono avere un deretano alla Papillon?<br />
Come sciogliere il dilemma? In un modo solo: ribadire che aveva ragione Tobino e torto Basaglia! E insistere sulla visita psichiatrica per chi può  tentare di giocare con il culo degli altri!</p>
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		<title>La diga spezzata</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La sorte del Pd
Una diga non cede di colpo. Prima scricchiola, poi si aprono delle crepe, successivamente incomincia a perdere qualche pezzo ed, infine, crolla paurosamente provocando la formazione di un&#8217;onda dagli effetti devastanti di lunghissima portata.
La lotta al coltello che si è aperta all&#8217;interno del Pd tra le diverse componenti ed, in particolare tra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=577&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>La sorte del Pd</strong></p>
<p>Una diga non cede di colpo. Prima scricchiola, poi si aprono delle crepe, successivamente incomincia a perdere qualche pezzo ed, infine, crolla paurosamente provocando la formazione di un&#8217;onda dagli effetti devastanti di lunghissima portata.<span id="more-577"></span><br />
La lotta al coltello che si è aperta all&#8217;interno del Pd tra le diverse componenti ed, in particolare tra le due vecchie anime dei Ds dei veltroniani e dei dalemiani, equivale agli scricchiolii. La questione morale che riguarda il vecchio “partito” dei sindaci della sinistra, quello che fino all&#8217;altro ieri veniva dipinto come il baluardo più solido e più sano dello schieramento progressista, rappresenta le crepe. La fine del rapporto storico esistente da sempre tra il mondo post-comunista e l&#8217;armata editoriale di Carlo De Benedetti, mirabilmente decritta da Giampaolo Pansa, è uno dei pezzi che la diga del Partito Democratico incomincia a perdere in questi giorni. E, tanto per completare la metafora, i sondaggi sull&#8217;imminente voto in Abruzzo e sulle successive elezioni europee preannunciano un crollo che al momento appare difficilmente evitabile.<br />
Nessuno può pensare, infatti, che se alla scontata sconfitta abruzzese dovesse seguire una sconfitta ancora più marcata alle europee, tutto si possa risolvere con il semplice allontanamento di Walter Veltroni dalla segreteria. Se il Pd dovesse scendere sensibilmente sotto il 30 per cento ed avvicinarsi alla quota tragica del 25, le liti tra le correnti verrebbero spazzate via come fuscelli dall&#8217;onda di piena ed a valle non precipiterebbero solo Veltroni ed i suoi più stretti collaboratori insieme con D&#8217;Alema ed i suoi fedelissimi di Red ma l&#8217;intero Partito Democratico frantumato in tanti spezzoni in urto continuo tra loro.<br />
L&#8217;ipotesi può dispiacere e spaventare. Perché la fine del Partito Democratico avrebbe come effetto immediato la fine di quel bipolarismo che, sia pure in maniera farraginosa e grossolana, ha assicurato un minimo di stabilità al sistema politico nazionale dalla caduta della Prima Repubblica ad oggi ed ha trasformato in realtà il mito della democrazia dell&#8217;alternanza. Ma la preoccupazione che può provocare l&#8217;apertura di una diversa fase politica e la ricerca di un nuovo equilibrio politico, non deve impedire di chiudere gli oggi di fronte alla realtà. Il Pd è sull&#8217;orlo della dissoluzione. E quando l&#8217;evento si determinerà (probabilmente entro il prossimo anno) lo scenario politico che si verrà a determinare sarà totalmente diverso da quello attuale. Non nel senso che la fine di un polo trascinerà con se la scomparsa anche di quello opposto. In questo caso non vale il detto latino del “simul stabunt, simul cadent”. Ma nel senso che al tracollo della sinistra non potrà non corrispondere un progressivo rafforzamento ed allargamento dell&#8217;area del centro destra. E questo finirà inevitabilmente con la trasformazione del sistema bipolare dell&#8217;alternanza in un sistema per molti versi simile a quello “tolemaico” degli anni del centrismo democristiano e della democrazia bloccata, con un Pdl saldamente attestato al centro della scena politica nazionale ed uno stuolo di satelliti più o meno vicini ruotanti attorno ad esso.<br />
Questo scenario futuribile ma non irrealistico finirà con l&#8217;influenzare pesantemente l&#8217;esito della frantumazione del Pd. Qualche spezzone verrà fatalmente attratto dalle vecchie sirene massimaliste e da quelle nuove giustizialiste. Ma una parte consistente non potrà non iniziare un percorso simile a quello intrapreso da Pietro Nenni a Pralognan. Nella speranza di arrivare nel tempo a ricostruire una sorta di centro sinistra riveduto e corretto.<br />
Sarà per questo che Umberto Bossi, che ha fiuto e vista lunga, sbuffa e chiede il federalismo subito?</p>
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		<title>Lenin docet</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due tradizioni, due metodi, due strade diverse. Massimo D’Alema rappresenta da par suo la famosa “doppiezza” togliattiana. Da un lato nega, fortissimamente nega, di voler silurare Walter Veltroni. “Se lo volessi &#8211; assicura con baffo fermo &#8211; lo direi”. Dall’altro non perde occasione di far attizzare la canizza interna contro il segretario facendogli chiedere conto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=575&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Due tradizioni, due metodi, due strade diverse. Massimo D’Alema rappresenta da par suo la famosa “doppiezza” togliattiana. Da un lato nega, fortissimamente nega, di voler silurare Walter Veltroni. “Se lo volessi &#8211; assicura con baffo fermo &#8211; lo direi”. Dall’altro non perde occasione di far attizzare la canizza interna contro il segretario facendogli chiedere conto in continuazione dei casini che scoppiano a ritmo sempre più frenetico dentro il Partito Democratico. L’obbiettivo di D’Alema non è fare secco Veltroni adesso, ma preparare il terreno per compiere l’operazione dopo la prevedibile sconfitta delle europee. Franco Marini, invece, è l’interprete più elevato del fatidico “abbraccio che uccide” democristiano. Si dichiara il più fermo difensore del segretario, chiede a tutti i cacicchi del Pd di fare quadrato attorno a Veltroni. Tutto questo, però, allo stato degli atti. Dopo le elezioni se ne riparla visto che in caso di sconfitta l’abbraccio diventerà soffocante. Insomma, due stili diversi, un unico obbiettivo. Come direbbe Lenin, “marciare divisi, per colpire uniti e fare un culo così in primavera al povero Veltroni.</p>
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		<title>È il momento della riforma</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[L'opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Toghe in guerra

Come reagire di fronte alla guerra tra Procure che coinvolge il vertice del Csm ed infligge il colpo finale alla credibilità della magistratura italiana? Il primo modo è quello delle solite e scontate geremiadi ipocrite sui tempi bui che ci tocca attraversare ora che, dopo i Pm, anche la sinistra subisce gli effetti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=orsodipietra.wordpress.com&blog=2212672&post=573&subd=orsodipietra&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Toghe in guerra<br />
</strong></p>
<p>Come reagire di fronte alla guerra tra Procure che coinvolge il vertice del Csm ed infligge il colpo finale alla credibilità della magistratura italiana? Il primo modo è quello delle solite e scontate geremiadi ipocrite sui tempi bui che ci tocca attraversare ora che, dopo i Pm, anche la sinistra subisce gli effetti della regola “di questione morale colpisce, di questione morale perisce”. Il secondo modo è quello delle mani avanti, perfettamente rappresentato da quanto sostenuto da su “La Stampa” da Carlo Federico Grosso.</p>
<p><span id="more-573"></span>“Nessuno &#8211; ha sostenuto il giurista di scuola torinese dopo aver stigmatizzato il conflitto assurdo tra le toghe della Campania e della Calabria &#8211; mediti di utilizzare quest’ultimo, assai poco encomiabile, episodio di guerra tra le Procure, per cercare di imporre, in qualche modo, un bavaglio all’esercizio dell’attività giudiziaria”. Il terzo, infine, è quello lanciato dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano che chiede una intesa tra maggioranza ed opposizione per dare vita ad una seria riforma del sistema giudiziario italiano. Il primo modo è palesemente inutile. Con le lamentazioni non si risolvono i problemi. Il secondo è ancora più evidentemente pretestuoso. Chi teme l’avvio di un qualche processo di rinnovamento all’interno della giustizia italiana, si affretta a denunciare preventivamente il rischio che chiunque voglia mettere mano al disastro attuale lo faccia con la recondita ma decisa intenzione di mettere il “bavaglio all’esercizio dell’attività giudiziaria”&#8230; Il terzo modo, ovviamente sarebbe quello più sensato, corretto, auspicabile. L’esperienza degli ultimi quindici anni ha dimostrato che il mondo della giustizia non è in grado di autoriformarsi. Non perché non sappia come farlo, visto che al suo interno conta personaggi e cervelli di primissimo livello. Ma perché risulta paralizzato da una logica corporativa che spinge nella direzione opposta a quella di una qualsiasi riforma, quella dell’arroccamento in difesa della casta. La strada della riforma, quindi, appare ineluttabile. Ma è realistico immaginare che l’appello di Alfano trovi rapidamente i consensi necessari per avviare il processo destinato a cancellare l’immagine della giustizia italiana trasformata in un terreno per la lotta tra bande? L’esperienza del passato indica che il pessimismo è d’obbligo. Da quindici anni a questa parte ogni Ministro della Giustizia che si è succeduto in via Arenula ha tentato di aprire la strade della riforma. Ma nessuno è mai riuscito a realizzare compiutamente i propri progetti. E non c’è stato uno solo responsabile del dicastero che non abbia svolto il proprio mandato in un clima di tensione e di scontro continuo con le toghe e con le loro correnti organizzate. Questo significa che Angelino Alfano deve rassegnarsi all’ineluttabile? Niente affatto. Significa che deve essere cosciente della estrema difficoltà dell’impresa. La cultura dominante nella casta preferisce il caos attuale a qualsiasi processo di riforma che comporta inevitabilmente cambiamenti, innovazioni e perdita di privilegi eccessivi. Ma è proprio il caos del momento, cioè la dimostrazione che la crisi del sistema-giustizia ha raggiunto il fondo, che può offrire al Ministro l’arma decisiva in grado di fargli vincere la partita. Lo sfascio è tale da non poter non suscitare un soprassalto di senso di responsabilità tra tutte le forze politiche. Di Pietro compreso? No, Di Pietro escluso, anzi, autoescluso. E non è detto che proprio l’autoesclusione dell’ex Pm, testimoniata dal suo attacco al Presidente della Repubblica, non diventi la spinta all’accordo sulla riforma della giustizia tra le forze politiche responsabili.</p>
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		<title>Pesce di Napoli</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 15:34:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il primo ad intervenire è stato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Qualcuno deve avergli fatto sapere che a Napoli sta per scatenarsi una tempesta giudiziaria sugli amministratori comunali e regionali. Ed il Presidente della Repubblica non ha perso tempo a richiamare tutti alle proprie responsabilità. Poi è toccato a Walter Veltroni. Qualcuno deve aver informato al segretario del Pd che a Napoli sta per scattare una tempesta perfetta a colpi di arresti e di avvisi di garanzia. E Walter non a perso tempo a chiedere ad Antonio Bassolino di dimettersi ed a Rosa Russo Iervolino di rimpastare la giunta. Infine è stata la volta di Antonio Di Pietro. Qualcuno ha preannunciato al leader dell’Italia dei Valori che a Napoli è imminente l’esplosione di “notizie di reati, intercettazioni, di gestioni di malaffare”. E Tonino ha subito tuonato contro il “puttanaio” sostenendo che il Pd deve fare subito i conti con la questione morale al proprio interno. La vicenda è significativa dell’ansia di giustizia, di legge e d’ordine che anima Napolitano, Veltroni e Di Pietro. Ma ci fosse un cane che si sia posto un interrogativo di vitale importanza per il corretto funzionamento della democrazia italiana. Com’è che i potenti hanno notizie in anteprima sulla tempesta in procinto di scatenarsi su Napoli e l’opinione pubblica è sempre l’ultima ad essere informata? Chi cazz’è il misterioso “qualcuno”? E perché si comporta in questo modo? Ai quesiti, per il momento, non c’è risposta. Ma a Napoli i vecchi saggi hanno ripreso a ricordare che “o pesce fete da a capa”!</p>
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