Archivio mensile:dicembre 2007

La trasferta Usa del “lider Massimo”

Ma che che vi credevate? Che uno si potesse chiamare “lider massimo” solo per scherzo senza essere né leader, né massimo? O che uno che si chiama “lider massimo” potesse fare il massimo leader solo a casa sua, con la moglie, i figli e con i vecchi amici dei “pionieri” del Pci e della merchant bank di Palazzo Chigi? Massimo D’Alema non scherza. E’ “lider” a casa, nel partito, in Italia ed anche in trasferta nei vari paesi del mondo. E non rinuncia al suo ruolo e non si lascia intimidire da nessuno. Come ogni grande della storia che si rispetti. Uno sfessatissimo giornalista americano lo ha voluto sfotticchiare all’Onu dopo la storica vittoria sulla moratoria universale della pena di morte. E lo ha provocato sul Dalai Lama invitandolo a spiegare perché mai non avesse ricevuto il pontefice buddista alla Farnesina così come Bush aveva fatto alla Casa Bianca. “Non credo – ha risposto orgogliosamente il supremo – di dover andare a scuola da Bush in materia di solidarietà”. Come dire che “de minimis non curat praetor”. E che se Bush aveva tempo da perdere con quel rompipalle del Dalai Lama, lui aveva ben altro da fare.

In particolare convincere i delegati dei paesi dove si pratica tranquillamente la lapidazione, la decapitazione, la fucilazione ed ogni altro metodo veloce di togliere la vita, a votare per la moratoria contro la pena di morte per dare un po’ di fastidio agli Usa. Insomma, altro che Sigonella! Un gigante, autore di una sberla al presidente americano destinata ad entrare nella storia. Come lo schiaffo di Anagni. O tanto per tornare a tempi più recenti ed alla tradizione da cui il “lider massimo” proviene, alla occupazione della prefettura di Milano da parte di Giancarlo Paietta e della “volante rossa” nel primo dopoguerra! “ Bravo – disse al telefono Togliatti al suo impetuoso compagno – e adesso che ci fai? ”Già, e adesso che ci fa D’Alema con il voto dei sepolcri imbiancati dell’Onu e con lo schiaffo a Bush? Punta alla successione a Fidel Castro?

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Perché la Spagna ci ha superato

L’economia spagnola scavalca quella italiana e quella greca, da fanalino di coda dei paesi europei, si appresta a fare altrettanto. Gli esperti sono già pronti a tirare in ballo una serie di ragioni per spiegare il perché il nostro paese stia segnando il passo. Ma chiunque mastichi un minimo di politica sa bene che la causa principale della paralisi che condanna l’Italia ad un inesorabile declino non dipende da fattori economici o finanziari ma dalla incapacità della classe e del sistema politico ad esprimere un esecutivo capace di governare. Come una nave senza timone va considerata persa, un paese senza guida va considerato allo sbando. Il nostro paese è in questa condizione . E la conferma più clamorosa ed emblematica viene dalla storia del decreto sicurezza. Quello nato sull’onda della commozione e preoccupazione per l’assassinio di una signora romana ad opera di uno sbandato rumeno, successivamente svuotato di qualsiasi misura incisiva per ragioni legati ai difficili equilibri interni della maggioranza, in seguito imbastardito dall’inserimento sbagliato e strumentale della famosa norma anti-omofobia ed ora lasciato decadere per il rifiuto del Presidente della Repubblica di controfirmare un obbrobrio del genere. Continua a leggere

Casini e la pillola del Messaggero

Prendi le cronache politiche dell’altro giorno e guarda come i giornali hanno raccontato l’andamento e la conclusione del Consiglio Nazionale dell’Udc. Tutti hanno rilevato che il leader Pierferdinando Casini ha vinto. Ma tutti hanno anche sottolineato che non si è trattato di una passeggiata visto che a destra la maggioranza casiniana se l’è dovuta vedere con la contestazione di Giovanardi e a sinistra con le polemiche di Tabacci e di Baccini. Ogni giornale ha correttamente riportato che Pier ed il fido segretario Cesa l’hanno spuntata. Ma senza dimenticare che Giovanardi ha proposto all’Udc di annullarsi e confluire nel Pdl di Berlusconi e Tabacci e Baccini hanno affermato che l’Udc è morta e può rinascere solo se si trasforma nella “cosa bianca” con Pezzotta. Insomma, ogni cronaca ha giustamente informato che il partito dell’ex Presidente della Camera è diviso e sull’orlo di una doppia lacerazione. Solo il “ Messaggero” ha entusiasticamente celebrato la vittoria di Casini dimenticando di ricordare che nella votazione finale la maggioranza ha ottenuto 200 voti, che gli amici di Giovanardi ne hanno presi 41 e che quelli di Tabacci e Baccini si sono astenuti in 141. In pratica, che se il primo se ne va da Berlusconi ed i secondi con Pezzotta, a Casini rimane poco più della metà del partito. La ragione del comportamento del “ Messaggero” è certamente legata alla legittima preoccupazione di non dare un dispiacere al marito della figlia dell’editore. Ma, visto che al Cn dell’Udc Pier c’era, che senso ha applicare la regola secondo cui è sempre meglio che i parenti sappiano per ultimi le cattive notizie? Non sarebbe stato meglio evitare di indorare la pillola per far capire a Casini che il “ meglio soli che male accompagnati” diventa rischioso con lo sbarramento al 5 per cento?

Finanziarie schizofreniche

Pare che della finanziaria non importi più niente a nessuno. Lamberto Dini continua a mugugnare contro gli aumenti di spesa che la maggioranza ha deciso nella passaggio a Montecitorio del provvedimento. Ma anche se al mugugno il leader dei liberaldemocratici fa seguire la solita minaccia di non votare la legge, tutti danno per scontato che la finanziaria sarà definitivamente approvata da Palazzo Madama senza problemi di sorta. Al massimo, si sostiene, il governo aggiusterà i conti sballati nel corso dell’esame della Camera con un decreto di raschiamento del barile che verrà emanato entro il prossimo 31 dicembre. La questione, in pratica, anche se non si è formalmente chiusa, è già stata archiviata sia dai partiti della maggioranza che da quelli dell’opposizione, ormai proiettati verso la verifica di governo del dieci gennaio. Dare per scontato l’approvazione definitiva della finanziaria, però, non comporta dimenticare che il provvedimento costituisce la cartina di tornasole della politica economica del governo di Romano Prodi. E che questa cartina consente di anticipare la verifica di gennaio perché il suo risultato dimostra come la coalizione di centro sinistra sia afflitta da inguaribile schizofrenia e non sia assolutamente adeguata a governare il paese in una situazione d’emergenza come quella attuale. Continua a leggere

FFSS: modesta proposta

Fa piacere sapere che 250 dei 450 passeggeri del treno che l’altro giorno, a causa di un guasto, ha impiegato più di venti ore per andare da Lecce a Roma, abbiano deciso di fare causa alle Ferrovie dello Stato. Fa piacere. Ma nessuno s’illuda che l’iniziativa sia la prima di una lunga serie. Che da adesso in poi tutti i cittadini che subiscono danni e disagi sui treni italiani si rivolgano ad un giudice per avere soddisfazione. E che la valanga umana (non c’è un solo viaggiatore che non abbia un qualche motivo per chiedere i danni alle FFSS) riesca a liberare le ferrovie italiane delle incrostazioni assistenziali, consociative e parassitarie che le hanno trasformate in una dei principali mali cronici del paese. Altro che “class action”! Ci vorrebbe la rivoluzione francese, quella americana ed il soviet dei ferrovieri di Pietroburgo messi insieme per fare piazza pulita di un cancro plasticamente rappresentato da un vertice in cui c’è un presidente che viene da Confindustria ed un Amministratore Delegato che è cresciuto nella Cgil! Per cui, bisogna accettare che né le azioni legali, né le rivolte dei cittadini indignati alle stazioni e neppure le folgori del Padreterno sarebbero in grado di rivolgere il dramma dei binari nazionali. E rendersi conto che l’unica soluzione possibile passa attraverso la scelta di mettersi sotto i tacchi l’orgoglio nazionale e tutte le diverse balle sulla difesa dell’italianità. In sintesi, visto che Sarkozy s’è già preso Carla Bruni e l’Air France tra poco si pappa Alitalia, non si potrebbe tentare di piazzare le FFSS italiane alla Francia? La Lion-Tourin-Milan si farebbe in qualche mese. E la Milan-Rome, via Boulogne-Florence diventerebbe finalmente funzionante. Certo, i meridionali si fotterebbero. Ma c’è sempre Gheddafi. E se Prodi s’impegna, l’affare è fatto. Il “ professore” si che se ne intende! Di svendite!

Negare non è governare

Chissà se il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Roma, Bruno Tucci, tornerà ad indignarsi perché il Presidente del Consiglio è stato intervistato per quasi un’ora su Rai Tre da un presentatore e non da un giornalista! E chissà se tra tutti quelli che hanno passato la vita a stigmatizzare le interviste in ginocchio fatte dai giornalisti servi dei potenti ci sarà qualcuno provvisto di tanto coraggio dal denunciare l’intervista in estasi di Fabio Fazio a Romano Prodi! Probabilmente va esclusa sia la prima che la seconda ipotesi. Anche Tucci si sarà stancato di ululare al vento le ragioni di un Ordine professionale fuori del tempo. E non sembra che tra gli esaltatori delle schiene dritte alla Montanelli o alla Biagi esistano degli intrepidi osservatori pronti a rilevare lo scandalo di un presentatore talmente abbacinato dalla presenza in studio del proprio santo protettore da sembrare Santa Teresa del Bambin Gesù nei momenti delle estasi mistiche. Ma queste annotazioni appaiono addirittura marginali di fronte al vero ed unico dato politico emerso dalla lunga ed affettuosa conversazione televisiva del Capo del Governo. Continua a leggere

Gli interessi e la paralisi

Ci sono i nani e ci sono i ballerini. I nani, secondo la definizione di Giovanni Sartori, sono i partiti piccoli , in gran parte presenti nello schieramento di centro sinistra, che si oppongono a qualsiasi riforma elettorale ( purché non preveda un impossibile ritorno al proporzionale puro) perché temono di perdere la forte utilità marginale conquistata nella lunga fase del bipolarismo bastardo. I ballerini sono invece i partiti medi collocati, con la sola eccezione di Rofondazione Comunista, all’interno del centro destra, che pur di non assistere al passaggio dal bipolarismo al bipartitismo sono pronti a ballare con chiunque anche al di fuori della loro naturale area politica. Il capofila dei nani è l’Udeur di Clemente Mastella. Per questo partito non c’è modello tedesco o spagnolo che tenga. Il pericolo viene da qualsiasi ipotesi di riforma elettorale che preveda una qualsiasi soglia di sbarramento non aggirabile con qualche clausola particolare ritagliata sulla enclave beneventana. Dal suo punto di vista Mastella ha tutto il diritto di minacciare la crisi di governo pur di impedire qualsiasi riforma elettorale. Continua a leggere

Il Prozac di Napolitano

Adesso tutti se la prendono con il corrispondente dall’Italia del New York Times, Ian Fisher, che ha fatto uscire sul quotidiano Usa una sconsolata diagnosi dello stato depressivo in cui versa il nostro paese proprio nei giorni della visita a Washington del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Gli arcitaliani dicono che Fisher poteva evitare di fare questo sgarbo al Capo dello Stato ed aspettare di prenderci a pesci in faccia che Napolitano se ne tornasse a casa sua. Gli anti-italiani sostengono invece che Fisher, già che ci stava, poteva farla completa e dire che la terra dei moribondi (abbiamo la popolazione più anziana d’Europa) è sull’orlo di una crisi di nervi. Ma il giornalista americano si è limitato solo a dire che gli italiani non si vogliono più bene. Il ché sarà pure la scoperta dell’acqua calda visto che da sempre la più grande sofferenza degli italiani è di non essere di volta in volta americani, russi, inglesi, francesi, tedeschi e di essere dannatamente ed inguaribilmente italiani. Ma è anche una osservazione che fa riflettere sul fatto che in questo momento non esiste una sola ragione per cui ci si debba voler bene e non si debba vedere nero. La riprova è venuta proprio dal viaggio a New York di Giorgio Napolitano. Che non è sembrato la persona più adatta a convincere gli americani che gli italiani torneranno ad essere più allegri e più brillanti di prima grazie al loro “animal spirits”. Quale “spirito animale” può esprimere l’algido Napolitano? Boh! Non stupiamoci, allora, se Ian Fisher proponga di fatto al suo governo di pensare ad una nuova forma d’aiuto per l’Italia. Invece dei sacchi di farina del primo dopoguerra un numero adeguato di pacchi di Prozac!

La politica e i Pm di Napoli

Ha ragione il Consiglio Superiore della Magistratura che ha subito aperto una inchiesta a tutela dei Pm di Napoli che indagano su Silvio Berlusconi. Perché bisogna mettersi nei panni di questi poveri magistrati. Che vivono nella città più linda e pinta del mondo dove l’illegalità è inesistente, la criminalità del tutto sconosciuta e tutto ruota attorno al sole, al mare ed all’amore. Ai poveretti capita un bel giorno di imbattersi in una inchiesta che parte da società cinematografiche e televisive e, dopo una serie di incredibili giravolte, s’imbatte negli allettamenti di Berlusconi al senatore Randazzo per convincerlo a lasciare Prodi. Il Cavaliere promette mari e monti, di farlo ministro, sottosegretario all’Oceania, guardia svizzera, cardinale. Ed i Pm napoletani, disabituati a tanta nequizia, aprono scandalizzati una inchiesta per corruzione accusando Berlusconi di aver tentato di comperare Randazzo. E’ in questa luce che la scelta del Csm di scendere in campo a tutela dei Candidi Pm deve essere considerata benemerita e sacrosanta. Magistrati di questo stampo vanno difesi, preservati, garantiti, messi in una teca con vetri blindati. Non tanto per non farli esporre alle accuse ed alle contestazioni degli inquisiti. Quanto per isolarli dalle brutture di quella società politica estranea a quell’isola felice di legalità e di santità che è Napoli. C’è il rischio, ad esempio, che tra una intercettazione ed un’altra questi magistrati scoprano che la formazione delle coalizioni, dei governi, delle maggioranza e delle stesse opposizioni avviene attraverso il mercimonio. Che le finanziarie vengono votate sempre e comunque in cambio di emendamenti di spesa. Che le cariche negli enti pubblici vengono soppesate e spartite a seconda dei diversi poteri di ricatto. Insomma, salvate i Pm napoletani. Abituati al paradiso terrestre di Bassolino e De Mita potrebbero collassare di fronte alla scoperta che la politica, come faceva intendere Svetonio e precisava Formica, è sangue e merda!

L’obbiettivo di “Repubblica”

Nessuno pensa che l’offensiva lanciata dal cosiddetto “partito di Repubblica” attraverso le rivelazioni sull’inchiesta ai danni di Silvio Berlusconi dei magistrati napoletani sia diretta a far saltare il dialogo sulle riforme tra Walter Veltroni ed il Cavaliere. Certo, c’è il precedente storico del fallimento della Bicamerale provocato dalla decisione di Berlusconi di far saltare il tavolo come reazione all’offensiva scatenata dall’allora “ partito delle Procure”. Ma è proprio un precedente del genere che fa escludere l’ipotesi del tentativo di mandare all’aria il tentativo delle forze politiche maggiori di realizzare una nuova legge elettorale . Perché il clima di allora è completamente diverso da quello di adesso. Perché il fronte che a suo tempo si mosse per l’affondamento della Bicamerale era molto più ampio e più forte di quello che vuole oggi liquidare il dialogo sulla riforma elettorale. E, soprattutto, perché il vero obbiettivo del partito delle Procure” non era la cancellazione di ogni ipotesi di inciucio tra D’Alema ed il Cavaliere nero ma un obbiettivo molto più ambizioso. Cioè la liquidazione politica definitiva di Berlusconi per via giudiziaria. Mentre oggi l’obbiettivo non è più l’espulsione del Cavaliere dalla scena politica attraverso un suo impossibile arresto ma , più modestamente, il semplice ritorno al muro contro muro con conseguente fine del dialogo sulle riforme. Sulla diversità del clima tra il passato ed il presente non c’è molto da sottolineare. Continua a leggere