Archivio mensile:febbraio 2008

Se la sostanza è l’apparenza

Da duecento e passa pagine del programma dell’Unione alle trentatré del Partito Democratico il passo è decisamente lungo. Ma a parte il fatto che queste trentatré pagine sono una sorta di Bignamino di un documento molto più ampio, la differenza tra i due programmi è destinata a risultare praticamente inesistente. Per la semplice ragione che come il primo anche il secondo esprime sogni. E quindi non serve a nulla. Al tempo dei tradizionali partiti di massa i programmi elettorali rappresentavano la summa delle conoscenze e delle intenzioni di una determinata forza politica, il documento in cui veniva specificato il modello di società da perseguire e gli strumenti legislativi per realizzarlo. Nell’epoca dei partiti post-moderni, invece, se si vuole capire il senso di marcia di un determinata forza politica bisogna ignorare i programmi e, paradossalmente, badare solo all’apparenza. L’indicazione vale per qualsiasi partito. Ma ancora di più per quello di Walter Veltroni. Perché l’ex sindaco di Roma, quello delle “Notti bianche” e del Festival del Cinema, ha deciso di giocare la sua partita solo ed esclusivamente sulle mosse di grande effetto d’immagine. Nessuno pensa seriamente di andare a cercare nel programma delle 33 pagine le future scelte di politica giudiziaria del Pd. Continua a leggere

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L’unico merito di Sanremo

Prendersela con Sanremo non è solo di moda. E’ diventato una sorta di obbligo culturale e sociale. Chi non parla male del Festival o è uno sfigato che non ha neppure Sky per rifugiarsi su Fox oppure è Pippo Baudo. Per cui Pippo è bollito, Chiambretti la solita imitazione di se stesso, le canzoni una schifezza, la scenografia già vista, i fiori avvizziti. Il tutto condito dalle solite cosce della Parietti o dallo sguardo imbesuito di Del Noce che ormai da anni vive solo per quel posto in prima fila al Teatro Ariston. Visto che condividere queste critiche è un dovere, condividiamo. Ma rivendicando anche il diritto di andare controcorrente e gridare alto e forte, a dispetto del dilagante conformismo dell’anticonformismo, che almeno un merito va riconosciuto a questo pallosissimo festival. Non quello di aver favorito il ritorno alla lettura. Che tanto la gente non legge lo stesso. Non quello di aver incrementato l’uso di Internet. Che tanto i navigatori navigano con o senza le canzoni dalla Riviera dei Fiori. Non quello di aver alimentato le attività sessuali. Che tanto i giovani se ne infischiano della rassegna canora mentre gli anziani, che rappresentano la maggior parte del pubblico festivaliero, quando vedono Baudo si addormentano comunque. Non, infine, quello di aver aumentato l’interesse per una una campagna elettorale che se il Cavaliere non torna ad incazzarsi è destinata ad andare avanti all’insegna del più che soporifero buonismo veltroniano e a battere il record di palle di San Remo. No, il merito è un altro. Ti pare poco aver costretto “Porta a Porta” ad una settimana di pausa?

Pannella marchese di Mirabeau

Sappiamo già come andrà a finire. Che dopo le elezioni, sicuramente perse dal Partito Democratico, Emma Bonino non farà il ministro e Marco Pannella s’inventerà la qualunque per costringere la pattuglia di radicali infilati nel partito di Walter Veltroni a rompere i coglioni alla componente cattolica presente nei “democrats”, all’alleato giustizialista Antonio Di Pietro ed ai post-comunisti in fregola per Obama. La Binetti chiederà l’aggiornamento della 190? Pannella ed i radicali faranno le barricate in difesa anche delle virgole della storica legge. Rosy Bindi ricorderà loro di aver sottoscritto un impegno all’unità ed un programma comune? Pannella ed i radicali partiranno per la tangente su aborto, divorzio breve, su Dico e Pacs minacciando a giorni alterni l’uscita dal gruppo parlamentare del Pd. Castagnetti, Fioroni ed Enzo Carra chiederanno di fare il segno della croce dopo ogni riunione per dimostrare che i “democrats” vogliono avere buoni rapporti con la Chiesa? Pannella ed i radicali faranno “tiè” proclamando scioperi della fame e della sete contro le ingerenze del Vaticano nella politica italiana. E via di seguito. In un crescendo che impegnerà tutto il 2008, buona parte del 2009 e culminerà nella presentazione della lista autonoma del Partito Radicale alle elezioni europee. Diceva Honorè Gabriel conte di Mirabeau: “Si possono dare centomila scudi ad un uomo come me, non si può comperare un uomo come me con centomila scudi”. Deve essere per questo che Pannella ha fatto qualche conto ed ha stabilito che se per Mirabeau non bastavano centomila scudi per farsi comperare a vita, per lui i cinque milioni di euro del rimborso elettorale servono appena ad arrivare al 13 aprile!

Il centro resuscitato

Il Pd suona le trombe espellendo Ciriaco De Mita dalle proprie liste e sostituendolo con Emma Bonino. Il Pdl risponde con le proprie campane lasciando trapelare lotte a coltello per la formazione delle liste tra i massimi dirigenti di Fi e di An e facendo girare la voce della candidatura in Liguria di Aida Yespica. Tra i due litiganti c’è un terzo soggetto che può godere di questo stonato avvio di campagna elettorale dei promotori del bipartitismo. Si tratta, a differenza di quanto poteva apparire nei giorni scorsi, del cosiddetto centro d’ispirazione cattolica rappresentato dai post-democristiani di diversa estrazione. La decisione di Veltroni di eliminare il nome di Ciriaco De Mita non sarebbe collegabile alla conclusione della trattativa per l’ingresso dei radicali nel Pd. Le motivazioni dell’esclusione dell’ex leader democristiano sono di natura estetica. Quelle che hanno giustificato l’inserimento della Bonino e dei suoi compagni sono di natura numerica. Secondo Veltroni la presenza dell’ottuagenario De Mita avrebbe offuscato e sporcato l’immagine di partito innovatore e giovanilista del Pd. A sua volta l’esclusione dei radicali avrebbe tolto ai “democrats” quel due per cento dei consensi che, insieme ai quattro o cinque dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, potrebbero consentire al Pd di raggiungere se non superare il Pdl senza la Lega. Continua a leggere

Se il Pdl rincorre i giustizialisti

Molte sono le ragioni che hanno spinto Sandro Bondi ad annunciare che anche il Pdl non inserirà nella propria lista candidati sottoposti a procedimenti penali. Ed a precisare che l’unica eccezione riguarderà gli inquisiti per evidente persecuzione politica. C’è la necessità di non farsi battere sul terreno della pubblica moralità da Walter Veltroni. C’è la preoccupazione di non prestare il fianco alla cosiddetta antipolitica. E, non ultima, c’è l’esigenza di tenere in debito conto le sollecitazioni di Alleanza Nazionale. Ma tutte queste buone ragioni non giustificano in alcun modo la scelta di abrogare materialmente il principio di presunzione d’innocenza degli imputati sancito dalla Costituzione repubblicana. Si può capire che a farlo siano i giustizialisti alla Antonio Di Pietro e quei cattocomunisti del Partito Democratico che da sempre usano la questione morale come strumento di azione politica. Si può anche comprendere che una suggestione del genere possa colpire alcuni settori di Alleanza Nazionale tradizionalmente favorevoli al populismo di stampo giustizialista. Continua a leggere

Così parlò Fracchia

Si può dire? E se si dice che può succedere? Non è che ti impalano perché ti sei permesso di dare voce a quanto in tanti pensano senza però esprimerlo apertamente? O, peggio, ti additano al pubblico ludibrio usando tutti i mezzi mediatici graziosamente concessi a chiunque si appresta a rompere le palle al Cavaliere? Insomma, farsi uscire il fiato dalla bocca su questa vicenda comporta dei bei rischi. Perché il re che gira nudo, grazie al fatto che è una persona che sprizza talento ed intelligenza da tutti i pori, ha amici fidati in ogni dove. E, soprattutto, è in possesso di una diabolica capacità, affinata in anni ed anni di battaglie su ogni tipo di terreno politico e culturale, di fare a fette chiunque si permetta di nutrire qualche dubbio sulla opportunità di scendere senza vestiti sulla pubblica piazza pretendendo l’omaggio della folla al taglio ed alla qualità della stoffa dell’abito in realtà non indossato.
A regola, quindi, uno dovrebbe stare zitto. Lasciare perdere. Ed, anzi, adeguarsi senza comprendere ed inneggiare senza minimamente condividere. Senonché, non tanto per amore di verità (che non essendo “la Verità” è sempre relativa) ma per un fatto di stima e di ammirata solidarietà per chi sta facendo la pipì fuori del vaso, l’impulso a strillare diventa talmente prorompente da far superare qualsiasi barriera posta dal raziocinio e dalle buone maniere. Insomma, la battaglia per la vita sarà pure sacrosanta. Ma, caro Ferrara, questa faccenda della lista è come diceva Fracchia: “Una boiata pazzesca!”.

Il centro resuscitato

Il Pd suona le trombe espellendo Ciriaco De Mita dalle proprie liste e sostituendolo con Emma Bonino. Il Pdl risponde con le proprie campane lasciando trapelare lotte a coltello per la formazione delle liste tra i massimi dirigenti di Fi e di An e facendo girare la voce della candidatura in Liguria di Aida Yespica. Tra i due litiganti c’è un terzo soggetto che può godere di questo stonato avvio di campagna elettorale dei promotori del bipartitismo. Si tratta, a differenza di quanto poteva apparire nei giorni scorsi, del cosiddetto centro d’ispirazione cattolica rappresentato dai post-democristiani di diversa estrazione. La decisione di Veltroni di eliminare il nome di Ciriaco De Mita non sarebbe collegabile alla conclusione della trattativa per l’ingresso dei radicali nel Pd. Le motivazioni dell’esclusione dell’ex leader democristiano sono di natura estetica. Quelle che hanno giustificato l’inserimento della Bonino e dei suoi compagni sono di natura numerica. Secondo Veltroni la presenza dell’ottuagenario De Mita avrebbe offuscato e sporcato l’immagine di partito innovatore e giovanilista del Pd. A sua volta l’esclusione dei radicali avrebbe tolto ai “democrats” quel due per cento dei consensi che, insieme ai quattro o cinque dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, potrebbero consentire al Pd di raggiungere se non superare il Pdl senza la Lega. Continua a leggere

Pannella marchese di Mirabeau

Sappiamo già come andrà a finire. Che dopo le elezioni, sicuramente perse dal Partito Democratico, Emma Bonino non farà il ministro e Marco Pannella s’inventerà la qualunque per costringere la pattuglia di radicali infilati nel partito di Walter Veltroni a rompere i coglioni alla componente cattolica presente nei “democrats”, all’alleato giustizialista Antonio Di Pietro ed ai post-comunisti in fregola per Obama. La Binetti chiederà l’aggiornamento della 190? Pannella ed i radicali faranno le barricate in difesa anche delle virgole della storica legge. Rosy Bindi ricorderà loro di aver sottoscritto un impegno all’unità ed un programma comune? Pannella ed i radicali partiranno per la tangente su aborto, divorzio breve, su Dico e Pacs minacciando a giorni alterni l’uscita dal gruppo parlamentare del Pd. Castagnetti, Fioroni ed Enzo Carra chiederanno di fare il segno della croce dopo ogni riunione per dimostrare che i “democrats” vogliono avere buoni rapporti con la Chiesa? Pannella ed i radicali faranno “tiè” proclamando scioperi della fame e della sete contro le ingerenze del Vaticano nella politica italiana. E via di seguito. In un crescendo che impegnerà tutto il 2008, buona parte del 2009 e culminerà nella presentazione della lista autonoma del Partito Radicale alle elezioni europee. Diceva Honorè Gabriel conte di Mirabeau: “Si possono dare centomila scudi ad un uomo come me, non si può comperare un uomo come me con centomila scudi”. Deve essere per questo che Pannella ha fatto qualche conto ed ha stabilito che se per Mirabeau non bastavano centomila scudi per farsi comperare a vita, per lui i cinque milioni di euro del rimborso elettorale servono appena ad arrivare al 13 aprile!

Figli della casta e amici del leader

In apparenza sembrano fatti con la vecchia ed ormai desueta carta carbone. Al punto che il leader del Pdl Silvio Berlusconi accusa quello del Pd Walter Veltroni di aver copiato il programma del proprio partito. Ma dietro la facciata la differenza esiste e come! Non solo nei programmi, nelle strategie, nelle prospettive. Ma soprattutto nella natura più profonda (si potrebbe dire nel Dna) delle due formazioni politiche. Questa differenza appare addirittura clamorosa se si prendono in considerazione le prime anticipazioni sulla composizione delle liste del Partito Democratico e del Popolo della Libertà. Da una parte c’è la lista dei figli di papà e dall’altra quella degli amici del principe. Si tratta di una semplificazione eccessiva? Può essere. Ma anche con una analisi meno brutale si arriva alla stessa conclusione. La lista che Walter Veltroni sta preparando è caratterizzata dalla presenza di nomi importanti. Quelli di Colaninno, Mondadori, Sensi, Berlinguer e forse Benetton. Che non sono affatto l’espressione della società civile come vorrebbe far credere l’abile segretario del Partito Democratico. Ma sono i rampolli della nomenklatura economica, finanziaria e politica del paese, i rappresentanti più giovani dell’establishment. In una parola i figli, di nome e di fatto, della vera casta che da troppi decenni domina il paese. Continua a leggere

Scola e “Un viaggio particolare”

Quando si dice una bella notizia! Lo sapevate che Walter Veltroni è partito nel suo viaggio in pullman in tutte le province d’Italia con il regista Ettore Scola al seguito? Lo ha raccontato da par suo Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera sottolineando non solo che Scola conosce Walter da quando aveva due giorni ma anche che, passando di paese in paese, di comizio in comizio, di pranzo in pranzo con le brave famigliole “democrats”, l’anziano ma sempre gagliardo cineasta prende appunti, studia inquadrature, prepara una sceneggiatura. Chissà, a viaggio finito, a comizi ascoltati ed a pranzi con le pastarelle consumati, potrebbe uscire fuori un documentario, un reportage, un film vero e proprio o un un’opera più articolata con tutte queste cose insieme. D’altro canto il regista de “Una giornata particolare” non ne ha persa mezza in fatto di militanza prima comunista e poi veltroniana. Uno che ha filmato i funerali di Berlinguer ed ha benedetto il Festival del Cinema di Roma in qualità di presidente figuriamoci se si perde l’occasione di celebrare il leader figlioccio con un a pellicola dedicata a “Un viaggio particolare”? L’unico punto interrogativo è se il film sarà realizzato solo con primi piani stretti sul volto espressivo di Veltroni o se prevederà anche dei campi lunghi. Quando il segretario del Pd andrà in Calabria, ad esempio, primi piani o campi lunghi? Solo la faccia di Veltroni oppure anche quella di Agazio Loiero con sullo sfondo qualche ospedale della regione? E quando si recherà a Napoli e provincia? Solo primo piano sull’occhio corrucciato oppure campo lungo per far vedere anche Antonio Bassolino, i cumuli di “munnezza” e la protesta dei napoletani? Cazzullo, invece di cazzuliare, è pregato di informarci!