Archivio mensile:maggio 2008

La patente di Migliore

Lo vogliamo dire? Diciamolo, diciamolo pure. Finalmente qualcuno ammette, confessa, si pente. Ed oltre a pronunciare un proprio personale atto di dolore e la promessa di non farlo più, porta l’autocritica fino al punto estremo di autoaffibbiarsi la patente del cretino. Prendi l’intervista a Gennaro Migliore, l’ex capogruppo alla Camera di Rifondazione Comunista, del giornalista de “La Repubblica” Antonello Caporale a proposito della partecipazione alla marcia antifascista organizzata al Pigneto. Quella risultata inutile ed ingiustificata visto che al Pigneto non c’erano stati né fascisti, né nazisti ma solo un tizio, per di più di sinistra, imbufalito perché derubato del portafoglio: “C’era da andare a manifestare contro i fascisti?” Ha chiesto Caporale. “ Un senso automatico di appartenenza – ha risposto  Migliore – ti prende allo stomaco. Le tue gambe vanno dove bisogna esserci. Bisogna. Non si ragiona, non si chiede”. Insomma, Migliore ha messo il bollo tondo sulla fatidica patente. E Caporale? Lo sventurato ha ceduto al sentimento: “Eravamo insieme al Pigneto, ricorda?”. Come a dire che la patente vale doppio. Per due cretini.

Annunci

Invito a Veltroni

La sorte del Pd

Ha ragione il vecchio saggio della sinistra Emanuele Macaluso. Non è con le denunce di una presunta marea nera e razzista che il Partito Democratico riuscirà mai a trovare una propria identità. Tutto questo per due ragioni precise. La prima è che non esistono una marea nera montante ed una deriva razzista emergente nel nostro paese. Chi lo sostiene rifiuta di comprendere le ragioni della clamorosa sconfitta della sinistra alle ultime elezioni. Non vuole ammettere che il Partito Democratico non è riuscito a dare vita ad un nuovo ciclo politico ma si è limitato a segnare la fine di un vecchio ciclo. Continua a leggere

L’undicesima discarica

Sono dieci le discariche individuate dal sottosegretario Guido Bertolaso oer avviare a soluzione il problema dei rifiuti in Campania. In provincia di Benevento c’è quella di Sant’Arcangelo Trimonte. In provincia di Salerno quella di Serre contro cui tanto si era speso l’ex Ministro Alfonso Pecoraro Scanio. In provincia di Caserta quelle di Ferrandelle a Santa Maria La Fossa e  di Cava Mastroianni. In provincia di Avellino  quelle di Savignano Irpino e di Andretta . Ed , infine, in provincia di Napoli, quella di Terzigno e quella di Chaiano dove sono scoppiati gli incidenti della scorsa settimana.
Ma basteranno queste dieci discariche a smaltire le balle e le ecoballe della “munnezza” napoletana? Chi si è fatto i conti delle tonnellate di zella accumulate e di quelle che vengono prodotte giornalmente e si accumulano lungo le strade dell’ex Capitale del Mezzogiorno, ha stabilito che dieci discariche non bastano . Ce ne vuole almeno un’altra, da individuare non in provincia di Napoli ma proprio nel centro cittadino. Per ridurre le spese di trasporto, i tempi di rimozione e gli annessi e connessi. Una proposta sarebbe di localizzare l’undicesima discarica in piazza Enrico De Nicola . Ma dove? Proprio nell’edificio dove ci sono la Procura ed il Tribunale? Appunto. Hai visto mai che i magistrati napoletani si rendano finalmente conto di stare con la merda fino al collo?

La zavorra del Pd

I tre pezzi dell’opposizione

 

Si dice che Napoli sia un caso a parte. E che la sortita del gruppo di magistrati che ha protestato contro il decreto emanato dal governo per combattere l’emergenza dei rifiuti non vada considerata come un ennesimo capitolo della storica controversia tra Silvio Berlusconi e le correnti più oltranziste dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Si aggiunge poi che la vicenda dell’abbandono da parte della Cgil del tavolo della trattativa  tra governo e sindacati sul pubblico impiego sia del tutto occasionale. Non legata ad una strategia definita della principale confederazione sindacale ma provocata dalla difficoltà contingente dell’avvio del confronto sui dipendenti pubblici. Si rileva infine che le grida d’allarme contro il razzismo incombente ed il neofascismo rinascente siano la conseguenza naturale degli ultimi episodi di cronaca, cioè l’aggressione al Pigneto e gli scontri all’Università. E non debbano essere interpretate come la reazione scontata e pavloviana di una sinistra che nel momento di maggiore difficoltà riesce a ritrovare se stessa solo rispolverando i vecchi schemi identitari. Continua a leggere

Libertà per Moratti

Per togliersi dai piedi Roberto Mancini ed i suoi collaboratori ed assumere  Josè Mourinho ed i suoi assistenti ,  Massimo Moratti tirerà fuori nel giro di tre anni la somma di 104 milioni di euro. Si dirà che dei propri soldi il Presidente dell’Inter può fare quello che gli pare. Si aggiungerà che solo in uno stato etico e non in una democrazia liberale si può condannare in nome di una morale superiore chi preferisce  buttare il proprio denaro in allenatori e calciatori piuttosto che in opere pie. Si concluderà , infine, che  di fronte ad avvenimenti del genere nessuno è legittimato a farsi venire le fregole savonaroliane ed ha lanciare anatemi contro il degrado della società dei consumi che educa la gioventù alla totale assenza di valori.
Insomma, se uno è liberale, lo deve essere fino in fondo. Senza se e senza ma. Per cui, evitiamo di appellarci al neocolbertista Giulio Tremonti invitandolo a dare seguito a quella promessa di tassare i petrolieri. Abbiamo sostenuto a suo tempo il principio del “ meno tasse per tutti” . E non possiamo smentirci ora affermare che l’unico a dover essere tassato più degli altri deve essere Massimo Moratti.

Il caso Napoli

Ed ora la riforma della giustizia

 

Cacciato dalla porta il tema del rapporto difficile tra politica e giustizia è rientrato prepotentemente dalla finestra. Chi aveva inneggiato all’avvenuto superamento di un contrasto che va avanti da almeno vent’anni ed ha pesantemente condizionato la vita pubblica del paese, deve prendere dolorosamente atto che si è sbagliato. E’ vero che durante la campagna elettorale il tema dello spinoso confronto tra i poteri dello stato era stato praticamente espunto dalla dialettica tra i due maggiori partiti. Ed è altrettanto vero che l’avvio della legislatura sembrava caratterizzato dalla volontà non solo della maggioranza e dell’opposizione ma anche di alcuni settori importanti della magistratura , di considerare lo storico contenzioso in via di lento ma sicuro superamento. Continua a leggere

Il primo scivolone

Si è fatto un gran parlare nelle settimane scorse dell’affermazione attribuita a Silvio Berlusconi secondo cui in Parlamento è sufficiente avere trenta deputati che sanno quel che fanno mentre il resto serve solo a fare passerella ed a premere il bottone del voto . Qualcuno ha rilevato che il Cavaliere ha solo fotografato il declino
dell’istituzione parlamentare. Qualche altro che in questo modo ha contribuito ad accentuarlo. Tutti si sono buttati a pesce nelle disquisizioni politologiche . Ed a nessuno è saltato nella testa di spiegare alla massa dei parlamentari che non sanno quello che fanno che la passerella si fa in Transatlantico ed il bottone si preme in Aula. Così si spiega il primo passo falso del governo sul decreto in cui è stato infilato l’emendamento “ salva Rete 4”. I trenta facevano quello che sanno nell’emiciclo di Montecitorio trascinandosi appresso due terzi del gruppo parlamentare. Il resto, cioè centodue inconsapevoli, faceva passerella nei negozi del centro di Roma premendo il bottone del telefonino . Per informarsi del voto? Niente affatto. Per ribadire a casa quanto sia piacevole non fare un cavolo ed essere pure pagati.

Il caso Napoli

Emergenza, giustizia e federalismo
Il caso Napoli conferma che anche dal peggiore dei mali può scaturire qualcosa di bene. I cumuli di rifiuti che hanno deturpato l’immagine non solo della Capitale del Mezzogiorno ma dell’Italia intera è sicuramente il massimo del male. Che simbolizza agli occhi del mondo la situazione di gravissimo declino in cui versa il nostro paese. Ma , proprio per la sua estrema gravità, il caso Napoli ha anche prodotto un inaspettato risultato positivo. Nell’opinione pubblica nazionale è cresciuta, si è rinforzata ed ora è anche dilagata la consapevolezza che sulla “ munnezza napoletana” si gioca la credibilità non solo del nuovo governo di Silvio Berlusconi ma dell’intera società italiana. Ora il “caso Napoli” non riguarda più uno schieramento o un’altro nelle sue articolazioni locali e nazionali. E’ una emergenza collettiva. E come tale va affrontata all’insegna di quella comunità d’intenti e di quella fermezza con cui  venne combattuta e sconfitta l’emergenza del terrorismo rosso e nero degli anni ’70 e ’80.

Continua a leggere

Per la Festa dell’Unità

Questa storia che la Festa dell’Unità deve chiudere i battenti e lasciare il posto alla “Festa democratica” è una forsennatezza senza pari. Che vuol dire, come sostiene la senatrice ulivista Marina Magistrelli, che il “Pd non è la prosecuzione della storia di Pci, Pds e Ds” e che “ bisogna cambiare”? Che significa, come  spiega Renzo Lusetti, che le feste dell’Unità “sono state una pagina importante del passato ma ora devono essere archiviate perché non si può più vivere la modernità come un dramma?”. E che cavolo ha in testa Franco Monaco quando dice che “un progetto davvero unitario come il Pd deve darsi simboli e riti nuovi, rispettosi della sua identità plurale”?
Chi s’intende di politica ha una risposta precisa alle domande. E sostiene  gli ex democristiani di sinistra confluiti nel Pd hanno deciso di prendere a pretesto la Festa dell’Unità per costringere gli eredi del Pci finiti nel Partito Democratico a cancellare e rinnegare le proprie tradizioni.
A noi dell’aspetto più squisitamente politico della faccenda non ce ne può fregare di meno. Fatti loro. A noi interessa l’aspetto pratico della faccenda. Ed alla Magistrelli, a Lusetti ed a Monaco, poniamo un preciso interrogativo. Ci pensate voi alla birra e salsicce delle cooperative romagnole?

I “vedovi” di D’Alema

Paese normale

Nel centro destra molti si stupiscono del fatto che Massimo D’Alema abbia deciso di non partecipare al coro dei consensi che anche dall’opposizione si alza in favore dei primi provvedimenti del governo. Qualcuno pensava che mai come in questo momento potesse scattare il rapporto “privilegiato”, di cui tanto si è favoleggiato in passato, esistente tra il “leader massimo” ed il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Qualche altro è rimasto perplesso di fronte al fatto che il “cervello più fino dell’opposizione”, quello da sempre considerato dai propri avversari il vero ed unico personaggio più rappresentativo della sinistra, abbia deciso di smarcarsi in maniera lenta ma decisa dal dialogo buonista di Walter Veltroni nei confronti del Pdl. Altri, infine, hanno incominciato a non darsi pace del fatto che proprio l’uomo su cui puntavano per realizzare una riedizione riveduta e corretta del compromesso storico, si stia muovendo in una direzione esattamente opposta. Continua a leggere