Archivio mensile:giugno 2008

Liberali per parte di Adamo

Eugenio Scalfari considera Antonio Polito un liberale. Ma non esita ad accusarlo di soffrire di “un preoccupante prolasso di moralità deontologica” per aver difeso il progetto di “scudo giudiziario” per Silvio Berlusconi. Polito, naturalmente, se la prende a male per questa accusa tipica dei moralisti urologi. E se la prende con quel “filone della cultura liberale nostrana” espressa da “La Repubblica” che ha il vizietto di non “chiamare per nome e cognome di suoi bersagli polemici e l’abitudine alla condanna morale per chi la pensa in maniera diversa”. Insomma, un liberale che definisce illiberali altri liberali. E non finisce qui. Perché a completare il giro Giuseppe D’Avanzo se la prende con i liberali del “Corriere della Sera” contestando loro di sostenere tesi che “tolgono il fiato” e che sono “bestialità da mondo sublunare” a proposito della magistratura e della sua responsabilità nella crisi del paese. Tutto, ovviamente, da liberale secondo Polito illiberale che se la prende con dei liberali moralmente illiberali.
Il ché non sarebbe un grosso guaio se non fosse che la vicenda solleva una precisa questione di parentela. Se Polito è liberale, Scalfari liberale, D’Avanzo liberale, Mieli liberale e Galli della Loggia ovviamente liberale, noi del giornale fondato da Cavour siamo loro parenti? Per parte di Adamo o di qualche antenata un po’ zoccola?

Annunci

Il mediatore Bossi senza interlocutori

Mediazione

E’ fin troppo comprensibile che Umberto Bossi abbia assunto un atteggiamento prudente nella polemica sulla giustizia riesplosa nelle ultime settimane. Il leader leghista punta all’approvazione del federalismo con il concorso anche di una parte dell’opposizione. Per evitare il ripetersi del fallimento per via referendaria della riforma costituzionale varata a suo tempo dal centro destra. Ma il suo interesse a portare avanti una azione di mediazione nei confronti soprattutto del Partito Democratico si scontra con due ostacoli precisi. Continua a leggere

Senza “ cui prodest”

Cui prodest? Fateci caso, questa volta non c’è proprio nessuno a sollevare l’interrogativo che ha martoriato gli italiani per anni ed anni. Ricordate i “ cui prodest”  sul rapimento Moro, sulle Brigate Rosse , sulle bombe “nere”, sui servizi deviati, sul Calvi, lo Ior , il Vaticano, le stragi mafiose , Mani Pulite e via di seguito , sempre alla ricerca del mandante occulto, del regista segreto, del raffinato burattinaio interno od estero che fosse ?
Bene, questa volta niente “ cui prodest”. Anche se il gioco sarebbe stato intrigante. Chi vuole fottere Saccà? Chi intende sputtanare Minoli? Chi cerca di infierire su Willer Bordon? Chi vuole coinvolgere Costanzo ? Chi cerca di conquistare un posto al sole  tra le case di produzione di fiction facendo terra bruciata a quelle che vanno per la maggiore? E, soprattutto, chi ha architettato tutto il bailamme delle intercettazioni contro il Premier coordinando tempi, modi e strumenti mediatici e sincronizzando gli scoppi napoletani con le polemiche sul processo milanese? 
Invece, niente “ cui prodest” ? Perché ? Semplice, perché non “ prodest” a nessuno , categoria a cui appartengono quei magistrati tanto fessi da non capire che questa volta lo sputtanamento a pioggia del Cavaliere è un boomerang ai loro danni.

Il dovere della maggioranza

Giustizia

Qualche bello spirito ironizza sul fatto che la bufera mediatico-giudiziaria scoppiata in questi ultimi giorni non rappresenti una vera e propria emergenza per il paese. Le emergenze, spiegano questi bei tomi dall’alto di una autorevolezza fondata solo sulla loro antica militanza politica ( curiosamente la superiorità e la diversità comunista continuano ad esistere solo nella stampa italiana), sono quelle dei salari bassi, della produzione stagnante, dell’immondizia napoletana e della sicurezza delle città. Non può essere considerata una emergenza l’esistenza di un processo in corso a carico del Presidente del Consiglio ed inchieste aperte sempre ai danni di Silvio Berlusconi da cui fuoriescono valanghe di intercettazioni maliziosamente indirizzate a schizzare di fango l’immagine del Presidente del Consiglio. La tesi degli elevati spiriti è che il  Cavaliere confonde le questioni proprie con quelle della società italiana e si rifiuta di separare  la propria vicenda processuale dai problemi del paese mettendo così in atto il più classico dei conflitti d’interesse.
In passato l’ipocrisia di questa tesi l’ha sempre spuntata su quanti si affannavano a ricordare come non sia sempre possibile compiere una separazione netta tra Premier e paese. Ma oggi , alla luce di quanto è avvenuto dall’indomani del 14 aprile ad oggi, appare fin troppo evidente che questa ipocrisia costituisce solo una ridicola mascheratura di un disegno politico fin troppo evidente. Continua a leggere

L’ossessione delle gonne

Ci sono due modi per giudicare la nuova raffica di intercettazioni proveniente dalle indagini della Procura di Napoli sul caso Saccà-Berlusconi. La prima è rilevare che non può essere affatto casuale che queste nuove badilate di cacca giudiziaria tornino a cadere sulla testa di Berlusconi nel bel mezzo del suo furibondo scontro con i magistrati politicizzati. E quindi sottolineare come il Cavaliere non abbia tutti i torti quando denuncia la persecuzione giudiziaria ai suoi anni. La seconda è che, come le giri e le rigiri, le intercettazioni delle conversazioni tra Berlusconi e Saccà non mostrano alcun riflesso penale. Al massimo si può rimproverare al Presidente del Consiglio di avere l’ossessione più delle gonne che delle toghe. E allora? C’è l’hanno avuta Cavour, Vittorio Emanuele II, Mazzini, Garibaldi, Crispi, Mussolini, Craxi. Al punto da alimentare il sospetto che dai noi solo se hai una ossessione del genere puoi essere considerato un autentico statista. E poi, diciamocela tutta,  anche nel caso ipotetico la norma morale diventasse una norma penale, il Cavaliere verrebbe assolto. Sulla base dello storico broccando: “peccato di pantalone, pronta assoluzione!”.

E’ indispensabile la riforma del Csm

Emergenza democratica

Un conto è il Consiglio Superiore della Magistratura. Un altro conto sono i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Il Csm è l’organo di autogoverno della magistratura e si esprime attraverso gli atti formali che produce. I componenti del Csm intesi singolarmente non parlano per atti ed hanno la facoltà , come ogni altro cittadino, di poter esprimere  liberamente il proprio pensiero.

Continua a leggere

L’ossessione a quota mille

Uno, due, tre , quattro, cinque,sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici,sedici, diciassette, diciotto , diciannove, venti, ventuno e via di seguito, senza mai fermarsi, fino ad arrivare a 789. Poi ricomincia da capo e trasforma ogni numero in nome e cognome, in convocazione, avviso di garanzia, udienza, ricusazione ., sedute con gli avvocati. Infine riprendi i numeri id i nomi ed i cognomi e collegali con tutte le vicende politiche che si sono susseguite  dal momento della ormai lontana discesa in campo fino ad oggi.
Ora nessuno dice che tutto questo possa spiegare e giustificare fin troppo ampiamente  quella che gli avversari hanno deciso di definire l’”ossessione giudiziaria” del Cavaliere. Ma di sicuro la faccenda pone un interrogativo che andrebbe sottoposto all’esame del Consiglio Superiore della Magistratura , dell’Associazione Nazionale Magistrati e magari di una seduta congiunta di Camera e Senato .
Quando scatta “ l’ossessione giudiziaria”? A quota mille ?

Da sinistra a dipietrista

Pd e Prc

L’interesse del centro destra è fin troppo evidente. Se il governo supera  l’ostacolo del “blocca-processi” e dell’immunità per le massime cariche dello stato non con un colpo di mano ma con una intesa con Pd ed Udc, supera l’estate in piena tranquillità e può ragionevolmente prevedere che l’autunno non sarà caldo e la prima parte della legislatura in discesa. Altrettanto evidente, sul fronte opposto, è l’interesse di Antonio Di Pietro. Continua a leggere

La festa rossa

A Roma la Festa dell’Unità resterà la Festa dell’Unità. La volevano cambiare in Festa Democratica, per adeguarla al fatto che i Ds non ci sono più, che è nato il Partito Democratico e che non si può rimanere sempre con la testa rivolta all’indietro a guardare il passato con gli occhi pieni di nostalgia. Invece tiè! I nuovisti democratici sono stati battuti. La Festa dell’Unità rimarrà quella di sempre. Con la birra e le salsicce dei compagni bolognesi, le piadine dei compagni romagnoli, i fagioli dei compagni toscani ed il sacrosanto “ dibbattito” serale. Certo, mancheranno le bandiere con la falce e martello , le scritte “ ora e sempre Resistenza” e la musica degli Inti Illimani ormai vecchi bacucchi e finalmente senza voce. In compenso  lo slogan della festa , pur non essendo il solito “ Bella ciao”, sarà “ Ciao bella!”. Ed il compagno D’Alema sarà invitato a parlare al tramonto. Che d’estate, a Roma, è sempre rosso ( Red). Capito l’antifona?

L’occasione della riforma

Giustizia

L’auspicio è che l’azione mediatrice del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sortisca l’effetto voluto. E che dopo i giorni dello scontro frontale tra governo da una parte e magistratura ed opposizione dall’altra , si arrivi rapidamente alla definizione di un compromesso sulla materia del contendere che ponga finalmente termine al conflitto in corso. Nessuno è in grado di prevedere se , come ha praticamente chiesto il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini , il punto d’intesa consisterà nel baratto  tra la rinuncia del centro destra al provvedimento “blocca processi” ed il via libera del Csm alla misura sull’immunità per le cinque massime cariche dello stato. O se , invece, l’intesa assumerà una forma meno grossolana e più raffinata . Di sicuro l’operazione non sarà immediata. Sarà caratterizzata da un attento sincronismo tra l’attività del Parlamento e quella del Consiglio Superiore della Magistratura (  è facile prevedere che la Camera  ritoccherà il pacchetto-sicurezza approvato ieri dal Senato rivedendo la norma blocca-processi solo se contestualmente il Csm rivedrà il suo pregiudizio contro il provvedimento sull’immunità). E , soprattutto, richiederà un grande sforzo di mediazione costante ed attenta da parte del Capo dello Stato per evitare che un qualche accidente, magari non voluto, possa ridare fuoco alle polveri. Continua a leggere