Archivio mensile:luglio 2008

Vino rosso

Non c’è che dire! E’ proprio utile la polemica scoppiata tra la moglie di Fausto Bertinotti e la compagna di Paolo Ferrero dopo la promessa del nuovo segretario di Rifondazione che non seguirà l’esempio dell’ex Presidente della Camera e frequenterà più gli elettori che i salotti e le Tv. Intanto perché l’intervento delle signore allontana il pericolo che gli uomini vadano alle mani. E poi perché gli argomenti usati tirano in ballo il tratto umano della politica. Lella Bertinotti, ad esempio, proprio per evitare un intervento di Fausto, ha replicato al nuovo leader comunista sottolineando che anche la coppia Ferrero frequenta i salotti-bene come quello di Carlo De Benedetti.
A sua volta Angela Scarparo, compagna di Ferrero, ha replicato che un conto è tornare a casa dopo la serata nei salotti dei ricchi pensando alla ridistribuzione della ricchezza, un altro conto è farlo cercando di adeguarsi al loro stile di vita.
Insomma, secondo Lella anche a Ferrero piace bere il vino pregiato dei ricchi mentre secondo Angela il problema di Bertinotti è di cercare di farsi una cantina con gli stessi vini di De Benedetti.
Ma perché sarebbe utile questa polemica? Perché dimostra che al vertice dei partiti comunisti le coppie di potere possono anche cambiare. Ma quando c’è da bere dello Chateau Latour o un Sassicaia d’annata nessuno di loro si tira indietro. Tanto a Cipputi basta il Frascati sciolto!

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Un voto per riflettere

Trattato Ue

Dialogo o non dialogo? Confronto o non confronto? Legislatura costituente o legislatura conflittuale? Attorno a questi interrogativi sono settimane che si discute, si polemizza, ci si lacera e ci si insulta non solo tra maggioranza ed opposizione ma anche all’interno dei rispettivi schieramenti. Poi, una bella mattina, arriva in Parlamento l’appuntamento con la ratifica del Trattato di Lisbona. Ed improvvisamente la tempesta si placa e si assiste ad un voto all’unanimità in favore dell’approvazione del Trattato. Ieri maggioranza ed opposizione si sono trovate improvvisamente d’accordo nel ribadire nel modo più ufficiale e solenne possibile che l’Italia intende rispettare con il massimo impegno il ruolo di cofondatore dell’Unione Europea. Continua a leggere

Niki dixit

Parla Niki: “Dopo Chianciano mi sono preso un giorno di tregua perché dovevo riconciliarmi con i verbi fondamentali della vita”. Aggiunge Niki: “Sono d’accordo con Bersani perché non c’è costruzione possibile del consenso e dell’egemonia se non si ha una narrazione del mondo, una weltanschauung”. Insiste Niki: “L’ideologia non è ideologismo ed al berlusconismo devi contrapporre una critica della globalizzazione”. Sentenzia Niki: “L’idea ferreriana di un sociale come un lavacro dove ripulire le scorie del mondo è una fuga della politica”. Conclude Niki: “Si parte dalla critica alla destra e dalla capacità di tessere reti nella società e alleanze politiche, per dirla con un lessico togliattiano”.
Ora molti si dolgono per l’inattesa sconfitta subita da Niki Vendola per mano di Paolo Ferrero al recente congresso di Rifondazione Comunista. Ma perché queste prefiche dolenti non si sono rivolti prima del congresso al buon Niki ricordandogli che la classe operaia è più sensibile alle orecchiette che alla weltanschauung? Che ci voleva? Bastava recuperare il lessico borgataro pasoliniano ed aiutarlo a vincere il congresso con il classico: “parla come magni!”.

Contro i pregiudizi e l’autocommiserazione

Si può fare

Mai come in questi giorni ci si rende conto del doppio pregiudizio che grava come un macigno sul nostro paese. Quello internazionale fondato sulla riproposizione ottusa dei vecchi stereotipi dell’italiano mafioso che in alcuni momenti finisce addirittura col ripiombare in una sorta di fascismo eterno ed immutabile. E quello interno, che nasce dalla tendenza degli italiani a mescolare una naturale prosopopea per la propria storia passata con il più profondo disprezzo per la propria condizione del presente ed a dilettarsi in continuazione nella pratica masochistica dell’autoflagellazione per il peccato originale di essere nati sotto le Alpi e non sopra. Continua a leggere

Teste lucide

Pierluigi Bersani ha le idee chiare. Chiede che il Pd sia un “partito liberale in economia”. Vuole, però, che per quanto riguarda i “bisogni fondamentali come la salute, la sicurezza e l’istruzione” questo “partito liberale” si rifiuti di accettare la logica del mercato. Al tempo stesso pretende un partito popolare nel linguaggio, un partito di combattimento, un partito universalistico ed un partito ideologico.
La chiarezza di Bersani pone un interrogativo angoscioso. Ve lo ricordate Giovanni Galloni, esponente della sinistra Dc, a suo tempo vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura? Quello che con i tanti guai combinati a Palazzo dei Marescialli contribuì pesantemente a far guadagnare la definizione di “cloaca” all’organo di autogoverno dei magistrati?
Bene, non è che Bersani, pur non essendo totalmente pelato come Galloni, detto “la testa più lucida della Dc”, abbia deciso di rinverdire gli allori dello sciagurato esponente democristiano e diventare “la testa più lucida” del Pd?

La strada obbligata del dialogo

Pd

L’appello al dialogo sulle riforme lanciato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è destinato ad avere un destino diverso e migliore di tutti gli altri appelli dello stesso tipo espressi in passato dal Capo dello Stato. Il confronto tra Pdl e Pd per rendere costituente l’attuale legislatura non è un auspicio ma una concreta prospettiva politica sia per la maggioranza che per il maggior partito dell’opposizione. Continua a leggere

I “mona” di Scurati

Antonio Scurati, scrittore di vaglia nato nel ’69, sostiene che il dramma della propria generazione è di essere “perduta alla politica”. A causa di una prima infanzia funestata dalle foto segnaletiche dei terroristi di sinistra trasmesse dai Tg. Per colpa di una adolescenza rieducata dall’ideologia iperconsumistica delle Tv commerciali. Ed, in definitiva, per aver vissuto nei vent’anni successivi nel bel mezzo della fine di una epoca che era stata iperpoliticizzata ed iperideologica. Il momento della svolta, secondo lo scrittore, fu la caduta del muro di Berlino. Commentata, di fronte alle immagini televisive dei berlinesi armati di piccone, dalla battuta di un suo amico veneziano indicativa della fine della politica: “varda quel mona col picon!”.
Le parole di Scurati sono suggestive. Ricordano Standhal che fa dire a Fabrizio del Dongo di non aver capito nulla della battaglia di Waterloo e di ricordarla solo per il fumo dei cannoni e la polvere dei cavalli. Ma pongono un interrogativo angoscioso. Non è che il dramma della generazione di cui parla Scurati sia di non aver ancora capito chi fossero i i veri “mona”? Non quelli che rompevano il Muro in Tv ma gli orfani della sinistra condannati a non capire mai un cavolo della realtà del proprio tempo? In fondo è semplice: chi usava il “picon” non era un “cojon”!

Il congresso della chiarezza

Rifondazione

I giornali dei poteri forti piangono a calde lacrime per l’esito inatteso del congresso di Rifondazione Comunista. Non riescono a capacitarsi che  Niki Vendola, il governatore della Regione Puglia sostenuto da Fausto Bertinotti, sia stato sconfitto da Paolo Ferrero. E, soprattutto, si mostrano indignati e spaventati del fatto che conquistare la guida di Rifondazione Comunista sia stata la componente che intende attestare il partito nella contrapposizione netta e frontale non solo alla maggioranza di centro destra ma anche al Partito Democratico. Continua a leggere

Brilla una Stella sull’ente inutile

Povero Raffaele Costa, l’ex segretario dell’ultimo Pli, ex parlamentare di Forza Italia ed ora Presidente della Provincia di Cuneo. Ci aveva impiegato anni ed anni di lavoro e di battaglie per diventare il nemico pubblico uno degli sprechi nella pubblica amministrazione, quello che per primo aveva denunciato la piaga delle auto blu e la vergogna degli enti inutili! Poi, un bel giorno compare Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, e nel giro di un paio di libri riempiti per un buon cinquanta per cento con il materiale raccolto negli anni da Costa, gli strappa la corona di campione della lotta agli sperperi degli enti e dei dipendenti dello stato.
A consolazione di Raffaele, però, c’è la constatazione che anche il campione in carica rischia grosso. Recentemente se l’è presa con Giulio Tremonti per la decisione del Ministro dell’Economia di sciogliere l’Alto Commissariato per la Lotta alla Corruzione che, istituito nel 2004, per quattro anni ha brillato per non aver contribuito in alcun modo alla lotta al malcostume dilagante nel paese.
Era un ente inutile. Ma per Stella andava conservato. A dimostrazione che per i moralisti dell’ultima generazione gli sperperi politicamente corretti non sono sperperi.

Il ritorno del federatore

Il futuro del Pd

Qual’è il futuro della sinistra italiana oggi più che mai divisa, lacerata ed indebolita di fronte ad un Silvio Berlusconi più rampante che mai? Qualcuno ha già trovato la risposta. E pur non annunciandola apertamente per paura di bruciarla, lascia trapelare che il solo futuro possibile della sinistra è il ritorno al passato. Ma quale dei tanti passati a cui la sinistra italiana potrebbero fare riferimento? A quello in cui un partito, fosse il Pci, il Pds o i Ds, era egemone e tutti gli altri satelliti? Oppure a quello dell’asse di ferro tra ex comunisti ed ex popolari di discendenza dossettiana? Oppure al terzo passato, che poi è quello più recente, in cui la sinistra era talmente plurale da aver bisogno di un federatore esterno privo di un proprio partito ma capace di rappresentare contemporaneamente sia la componente massimalista che quella riformista? Continua a leggere