Archivio mensile:settembre 2008

Effetti collaterali per Spike Lee

Allora è vizio! Prendi questa faccenda del film sull’eccidio nazi-fascista di Sant’Angelo di Strazzema che tanti casini ha suscitato in questi giorni. A Spike Lee non importava un fico secco fare del revisionismo nei confronti della solita solfa politicamente e storicamente corretta dei buoni contro i cattivi. E neppure raccontare come negli uomini e nei loro comportamenti il bene si mescoli molto spesso al male ed i chiaroscuri finiscano sempre con il prevalere sul bianco assoluto e sul nero totale.
Niente di tutto questo. Tanto meno offendere la memoria dei partigiani ed imitare Giampaolo Pansa nel rilevare che nelle vicende storiche non è tutto oro quello che riluce. Niente affatto. A Spike Lee andava solo di raccontare quanto potevano essere razzisti e figli di puttana i comandi alleati che nella campagna d’Italia dell’ultima guerra usavano come carne da macello i soldati neri della 92° divisione di fanteria mandandoli regolarmente in prima linea a farsi ammazzare dai nazisti. Insomma. Il regista nero aveva a cuore solo i ragazzi neri della “Buffalo Soldiers” e se ne fregava del resto.
Ma allora perché tutto questo casino? Semplice. Perché alla fine della fiera anche se nero anche Spike Lee è un americano. E agli americani, si sa, non riesce mai di calcolare gli effetti collaterali!

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La repressione e la “reconquista”

Camorra

Funziona la repressione, il giro di vite, la tolleranza zero contro la criminalità organizzata! Negli anni passati difficilmente i responsabili della strage di Castel Volturno sarebbero stati catturati. L’omertà, la rete di connivenze, la scarsità di uomini e mezzi delle Forze dell’Ordine, i troppi condizionamenti ambientali avrebbero reso estremamente difficile l’identificazione e l’arresto dei criminali. Ieri, invece, a pochi giorni di distanza dalla mattanza, i partecipanti al gruppo di fuoco sono stati presi. E, con essi, sono entrati nelle patrie galere più di un centinaio di sospetti affiliati alla camorra che affligge e perseguita Caserta. Continua a leggere

La presidenza “desaparecida” di Leoluca

Non è solo il caffè a rendere nervosi. Anche l’attesa produce lo stesso effetto. Come dimostra il povero Leoluca Orlando, ormai da mesi candidato congelato alla Presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai a causa delle resistenze dei parlamentari del Pdl a dare il via libera ad un personaggio noto soprattutto per la sua proverbiale vocazione alle esasperazioni.
Irritato per il prolungarsi del congelamento, infatti, il Savonarola palermitano divenuto famoso per la sua campagna contro Giulio Andreotti e per certi velenucci contro Giovanni Falcone, ha rilasciato una intervista per sottolineare che Walter Veltroni è troppo buono quando sostiene che Berlusconi rassomiglia a Putin ed in Italia è in atto una deriva di tipo autoritario. La verità, secondo il fustigatore di uomini e costumi oggi felicemente accasata nell’Italia dei Valori manettari di Antonio Di Pietro, è che il Cavaliere non segue il modello russo ma quello argentino “con tutto ciò che ne consegue”.
Ma che si è voluto riferire Orlando con il suo “tutto ciò che ne consegue”? Forse al fatto che andando avanti di questo passo la sua candidatura alla Presidenza della Commissione di Vigilanza diventa “desaparecida”?

L’antiberlusconismo salva-segreteria

Veltroni

Chi vuole capire perché mai Walter Veltroni abbia improvvisamente cambiato linea e da teorizzatore del dialogo con la maggioranza si sia trasformato nel nel più fervente sostenitore di un improvvisato neo-antiberlusconismo, deve tenere conto di quanto sta avvenendo in queste settimane all’interno del Partito Democratico. Veltroniani e prodiani sono ai ferri corti. I secondi contestano apertamente il segretario e chiedono un sollecito chiarimento con il chiaro proposito di liquidare Veltroni. I primi replicano sostenendo che le enormi difficoltà del Partito Democratico dipendono dalla gigantesca eredità negativa lasciata dall’indecisionismo del governo di Romano Prodi. E mentre i due gruppi si azzuffano ecco spuntare Massimo D’Alema che affonda con un colpo solo il neo-antiberlusconismo di Veltroni sostenendo che il Cavaliere, a dispetto dell’accusa di essere un Putin nostrano, ha le carte in regola per aspirare quando sarà il tempo alla Presidenza della Repubblica. Continua a leggere

Niente di nuovo sul fronte Tv

È tornato Michele Santoro, è tornato Marco Travaglio, è tornata Lilli Gruber, c’è sempre Giovanni Floris, non manca mai il Tg3 che non è più Tele Kabul ma è diventata Tele Taleban. E poi Giovanni Minoli imperversa sempre. Sia in versione attuale che nella versione riproposta di cinque, dieci, quindici, venti, venticinque e trent’anni fa. Non parliamo poi di Riotta che, dopo aver abolito le giacche, ha arrotolato anche le maniche della camicia un po’ come i liberal di San Francisco e molto come il famoso centurione romano dell’ “ hic manebimus optime”. O di Mannoni, della Berlinguer e dei bravi conduttori e delle brave conduttrici di “Omnibus” de “ La 7” sempre più canale guervarista-crumirista di Telecom. Che dire, infine, dei canali satellitari della Rai dove si passa dalle rievocazioni del ’68 o della grande guerra patriottica sovietica a varietà al Sergio Zavoli di quando era un giovane già molto vecchio il tutto intervallato da spezzoni di varietà degli anni ’60?
Insomma, per l’informazione televisiva tutto come sempre. In nome del queta non movere. Perché tanto, e per il momento, a nessun elettore del centro destra passa per la testa il classico interrogativo “ma che abbiamo combattuto a fare?”.

Le contraddizioni degli anti-italiani

Alitalia

È singolare che molti di quanti rivendicano il merito di aver contribuito a sciogliere il nodo Alitalia continuino non solo a dolersi della mancata vendita ad Air France ma, soprattutto, a ripetere che lasciare la Compagnia di Bandiera nelle mani di imprenditori italiani è una colossale sciocchezza. La loro contraddizione è fin troppo evidente. Chi è convinto che la cosiddetta “italianità” di Alitalia non doveva essere difesa e che è stato un errore colossale non venderla, intera o a pezzettini, a qualche grande compagnia straniera, non avrebbe dovuto lavorare per favorire il salvataggio. Ed, anzi, avrebbe dovuto compiere ogni sforzo per evitare ciò che ai suoi occhi costituisce un errore e per provocare un fallimento destinato ad aprire la strada agli stranieri. Continua a leggere

La pulce bionda di Santoro

Come commentare l’intervista di Beatrice Borromeo? Quella in cui l’aristocratica ex collaboratrice di Michele Santoro, a dispetto della giovane età e della totale assenza di esperienza professionale, bolla come venduto Vespa, come cacasotto  Floris, come imbroglioncello Mentana e come servi e venduti a tutti gli altri giornalisti italiani con la sola eccezione di Travaglio e del conduttore di “Anno zero”? Vuoi dire che il sangue blu ha dato alla testa alla ragazza? Che, essendo discendente del Cardinale, nipote della Marzotto, parente di Lapo Elkan, si è convinta di essere la reincarnazione di Matilde Serao? Oppure buttarla sul plebeo e sottolineare che la ragazza titolata è una stronzetta presuntuosa?
Ogni commento è lecito. Ma anche se il migliore potrebbe essere un silenzio carico di comprensione per la poveretta e per chi la sposerà, che ne dite del classico rivisitato “anche le pulci bionde hanno la tosse”?

La lezione dell’Alitalia

Pdl e Pd

La vicenda Alitalia finisce così come doveva finire. Solo con una settimana di ritardo rispetto alla tabella dettata dal buon senso. Tutti conoscono le ragioni del ritardo: la necessità della Cgil di fare un piacere a Walter Veltroni e l’esigenza dei sindacati dei piloti di marcare la diversità della propria categoria rispetto a tutti gli altri lavoratori del trasporto aereo. E tutti sanno perfettamente che da questo momento in poi, (e per qualche settimana) a nessuno importerà più un fico secco delle vicende interne della Compagnia di Bandiera perché l’attenzione generale si sposterà sull’uso politico del salvataggio. Successo del governo o merito dell’opposizione? Frutto della capacità decisionale di Berlusconi o del senso di responsabilità, magari tardivo, di Epifani e Veltroni? Continua a leggere

Match Bandassarre-Polito

Diciamo la verità. Antonio Baldassarre avrà anche la memoria di un elefante, ma Antonio Polito a permalosità non scherza. Il direttore de “Il Riformista” è rimasto male perché l’ex Presidente della Rai ha rifiutato di salutarlo ad un convegno sui sessant’anni della Costituzione a cui erano stati entrambi invitati. Baldassarre non ha perdonato a Polito la martellante campagna fatta di punzecchiature e di sfottò compiuta dal “Riformista” ai suoi danni ai tempi della “Smart” del Cda Rai e dell’ “adozione” da parte dell’allora numero uno di viale Mazzini della stellina emergente Francesca  D’Auria. “Io – ha detto Baldassarre a Polito – ho la memoria di un elefante e la mano non gliela stringo”. Seccato per lo sgarbo, il direttore de “Il Riformista” si è subito vendicato. Ed il giorno dopo sul suo giornale è comparso un corsivo per raccontare l’accaduto. Ed in cui, tanto per fare un piacere ad un amico, è stato riportato che Baldassare non vede di buon occhio l’eventuale successione di Fini a Berlusconi nel Pdl  perché “Fini si è messo con l’ex di Gaucci”.
Vuoi vedere che la prossima volta che Polito tende la mano a Baldassare nel corso di qualche convegno, l’ex Presidente della Rai la mano gliela mette in faccia?

Il segretario del fallimento

Alitalia e Pd

Prende corpo il disegno di Walter Veltroni nella vicenda Alitalia. Quello che ha spinto il segretario del Pd a convincere Guglielmo Epifani ha far saltare il tavolo della trattativa per il salvataggio della Compagnia di Bandiera. E lo induce ad assumere ora le vesti del salvatore in extremis della situazione che interviene per spingere la Cai a riprendere il dialogo, a premere sulla Cgil e sulle organizzazioni dei piloti per evitare in extremis il fallimento e per mettere il governo di fronte al fatto che senza l’intervento dell’opposizione tutto sarebbe andato a scatafascio. Continua a leggere