Archivio mensile:novembre 2008

Il catalogo di Cassano

“Madamina, il catalogo è questo, delle belle che amò il padron mio; un catalogo egli è che ho fatt’io; osservate, leggete con me. In Italia seicento e quaranta, in Almagna duecento e trentuna; cento in Francia, in Turchia novantuna, ma in Spagna sono già mille e tre”.
Ora, calcolando pure che il nostro uomo non è stato in Almagna e neppure in Francia e Turchia ma che ha vissuto solo in Italia ed in Spagna, i conti non tornano. Don Giovanni in questi due paesi era andato a letto con quasi duemila donne di ogni età e condizione. Antonio Cassano ha invece affermato che nei due paesi è riuscito a conquistarne tra le seicento e le settecento.
A parte che cento in più o cento in meno fa una bella differenza, un dubbio sorge spontaneo. Non è che Cassano sia un po’ impotente?

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Dalla rottura alla scissione

Sindacati e Pd

Non è certo la mancata partecipazione della Cgil all’incontro di Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed Emma Marcegaglia ad aver provocato la rottura tra Gugliemo Epifani e la Cisl. Il rifiuto del sindacato di Bonanni di aderire allo sciopero sulla scuola proclamato dalla Cgil non costituisce una risposta stizzita alle accuse decisamente esagerate di Epifani per la propria esclusione dall’incontro con il governo. Rappresenta, invece, l’evoluzione naturale di quel processo di separazione delle rispettive strategie che la Cgil da una parte e la Cisl, con a fianco la Uil, dall’altra ( l’Ugl ha un percorso totalmente diverso) hanno iniziato a percorrere dall’indomani delle elezioni di aprile. Continua a leggere

Da Moretti a De Sica

Vi ricordate il primo Nanni Moretti, quello di “Il dibattito? No, il dibattito no!”. Che sollievo, che ventata di aria fresca, che senso di liberazione! Il movimento sessantottino si era sclerotizzato nella liturgia rigida di assemblee interminabili dove una serie di logorroici barbuti si addestravano a diventare i futuri padroni del vapore con discorsi infarciti di sciocchezze inenarrabili. Arrivò Moretti, a quel tempo non saccente come adesso. Ed il suo grido liberatorio ebbe lo stesso effetto di quel del bambino della favola sul re nudo.
Bene, a distanza di tanti anni è arrivato un nuovo urlo salvifico. Ed a lanciarlo non è stato un barbogio reazionario o un qualsiasi berlusconiano. È stato uno che vanta dei bei quarti di nobiltà di sinistra. Lo zio ammazzò a picconate Trotszky in nome e per conto di Stalin, il padre vegliò la salma di Palmiro Togliatti, il padrino diede fino al termine dei suoi giorni metà del proprio stipendio al Pci.
Ebbene, quest’uomo con le carte politicamente in regola, ha avuto il coraggio di affermare che “la sinistra è antipatica, ha il complesso del padreterno, dell’Unica Depositaria della Cultura”. Ed ha gridato “che palle!”.
Christian De Sica, sei tutti noi!

Un consiglio ad Epifani

Caso Alitalia

Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani si è molto irritato alla notizia che martedì sera il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe avuto a Palazzo Grazioli un incontro riservato con i segretari della Cisl e della Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Ed ha sostenuto che l’esclusione della Cgil dal tavolo governativo apre pesanti scenari conflittuali nei confronti dell’esecutivo, degli altri sindacati e dell’associazione degli imprenditori.
Ma l’irritazione e le minacce di Epifani, sempre che l’incontro sia effettivamente avvenuto, appaiono decisamente fuori luogo. Il segretario della Cgil avrebbe avuto ragione a lamentarsi per l’esclusione ed a promettere pesanti rappresaglie se il tavolo di palazzo Grazioli fosse stato ufficiale. In quel caso la scelta di tenere fuori la Cgil dal confronto sulla crisi o su qualsiasi altro argomento avrebbe assunto un preciso significato politico. Che pur essendo legittimo, avrebbe comunque giustificato la dichiarazione di guerra del sindacato tradizionalmente vicino alla sinistra politica.
Ma, dando pure per scontato che l’episodio sia effettivamente avvenuto, si è trattato di un incontro riservato, senza alcun crisma di ufficialità. E, quindi, la protesta di Epifani non è affatto giustificata. Tanto più che è stata la Cgil ad adottare negli ultimi tempi una linea di aperta e dichiarata conflittualità nei confronti del governo, di tutte le altre confederazioni sindacali e della Confindustria. E che di fronte a questa linea appare del tutto logico se non addirittura doveroso che il Presidente del Consiglio compia un sondaggio riservato ed ufficioso sulle misure da assumere per fronteggiare la crisi con quelle forze sociali che non rifiutano aprioristicamente l’ipotesi di un dialogo con l’esecutivo su questo scottante argomento.
La Cgil, in sostanza, non si può lamentare della propria esclusione. Perché si è autoesclusa ormai da tempo scegliendo la linea della contestazione frontale nei confronti dell’attuale maggioranza nel chiaro tentativo di assumere la guida dello schieramento d’opposizione.
Più che perdere tempo in inutili proteste per la propria scelta politica, invece, la Cgil dovrebbe incominciare a riflettere se non sia il caso di tornare precipitosamente sui propri passi rinunciando a qualsiasi velleità politica e recuperando la sua originaria funzione sindacale.
Il “caso Alitalia”, in cui la Cgil ha commesso errori clamorosi ed innescato meccanismi di scavalcamento che le si sono ritorti contro, sta producendo un effetto inaspettato. L’intera opinione pubblica nazionale, non solo quella dei simpatizzanti del centro destra ma anche quella degli elettori del centro sinistra, sembra essersi convinta che sia arrivato il momento di chiudere una volta per tutte la fase dello strapotere sindacale nelle grandi aziende iniziata ai tempi dell’ “autunno caldo”.
Non si tratta della solita irritazione per le ricorrenti paralisi del trasporto aereo, per gli scioperi che danneggiano utenti e paese e per la riprova che lo strapotere sindacale provoca lo schiacciamento degli interessi collettivi rispetto a quelli particolari di piccoli gruppi privilegiati. Si tratta di molto di più. Della crescente volontà della stragrande maggioranza del paese di considerare il “caso Alitalia” come il momento di chiusura di una fase storica e l’avvio di una nuova fase caratterizzata dal drastico ridimensionamento dei poteri conquistati nel tempo dalle grandi confederazioni fino a piccolissimi gruppi di base.
La scelta politica fatta dalla Cgil alimenta questo vento di rabbia innovatrice. Per questo Epifani farebbe bene, invece che a lamentarsi di non essere andato a Palazzo Grazioli, a preoccuparsi di un rischio molto più grande. Quello di finire sotto il tavolo della sensibilità complessiva del paese.

Il piccione vendicatore

Pensa che sarebbe successo se Silvio Berlusconi, passeggiando come qualche volta gli capita per piazza Navona, avesse preso a male parole due famigliole di turisti stranieri tutte indaffarate a dare da mangiare ai piccioni! Walter Veltroni avrebbe immediatamente intimato al Presidente del Consiglio di chiedere scusa ai genitori ed ai bambini dispensatori di grano ai volatili nonché alle nazioni ed ai continenti di loro provenienza. Sulla sua scia si sarebbero mossi tutti i dirigenti della sinistra, riformista, massimalista o sinistrata che sia, decisi a manifestare il massimo sdegno, la più ampia condanna e l’estrema indignazione per gli strillacci dell’arrogante potente ai turisti inconsapevoli del divieto di dare da mangiare agli uccelli. Per non parlare dei blog e dei gruppi di facebook politicamente corretti, di “Telefono azzurro”, delle associazioni cattoliche che difendono mamme e fanciulli, degli intellettuali, degli attori e delle attrici, di Camilleri e dell’Arci Gay che non c’entra nulla ma che non perde mai l’occasione di dire la sua. Insomma ci sarebbe stato un casino rispetto al quale quello scatenato per l’ “abbronzatura” di Obama avrebbe fatto appena il solletico.
Invece ad imbufalirsi con i turisti ed i bambini è stato a Piazza San Marco il sindaco di Venezia Massimo Cacciari. E l’unico che ha reagito è stato un piccione che, non potendo parlare, gli ha cacato addosso!

Il segnale per il nuovo partito

Pdl e Trentino

Ci risiamo? Certo che ci risiamo. Il risultato delle elezioni in Trentino indica che il Pdl si appresta a ripetere l’esperienza fatta dal centro destra nel quinquennio 2001-2006. Quella di vincere le elezioni politiche e quelle europee ma perdere sistematicamente tutte quelle amministrative. In questa luce il risultato delle provinciali di Trento equivale a quelle delle provinciali di Roma successive alla vittoria delle politiche del 2001. La sconfitta romana rappresentò il primo segnale della difficoltà del centro destra di mantenere alle elezioni amministrative il consenso conquistato alle politiche. Quella del Trentino è la conferma che il problema è sempre lo stesso e la dimostrazione che in tutti questi anni la questione che più pesa sul centro destra non solo non è stata risolta ma neppure affrontata.

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La velina della Fnsi

Le agenzie di stampa “Redattore sociale” e “Dire” hanno annunciato che da ora in poi, aderendo all’appello contro il razzismo lanciato nei mesi scorsi da un gruppo di giornalisti, non useranno più nei rispettivi notiziari il termine “clandestino”. La decisione ha suscitato l’immediata ed entusiastica approvazione da parte del Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Roberto Natale che l’ha giudicata come una significativa conferma della crescente consapevolezza della stampa italiana dell’importanza di una informazione corretta su temi come “l’immigrazione, socialmente e politicamente tanto rilevante nell’Italia di questi anni”.
Si è trattato, ha spiegato Natale che per l’occasione ha proposto l’adozione da parte dei giornalisti italiani di un mini-glossario giuridicamente corretto (da “richiedente asilo” a “beneficiario di protezione umanitaria” fino a “migrante” e “migrante irregolare”), di un “segno importante di sensibilità deontologica”.
Insomma, da adesso in poi il termine “clandestino” potrà essere usato solo clandestinamente. Magari dai quei giornalisti che in clandestinità s’incazzano perché il Presidente della Fnsi si preoccupa di mandare alle redazioni la velina con i termini politicamente e giuridicamente corretti piuttosto che occuparsi di un contratto di lavoro da cinque anni ancora non rinnovato e più clandestino che mai!

Il ritorno alla realtà

Dopo la sbronza

La sbornia per l’elezione di Obama è finita. Si torna alla realtà. Con le agitazioni nel settore dei trasporti, il rischio di blocco dei voli, le tensioni non sopite nella scuola. Cioè con i problemi sempre più gravi posti dalla crisi. Il tutto, però, con una consapevolezza in più. Quella emersa durante i giorni della ubriacatura della scorsa settimana. Cioè che nella sua stragrande maggioranza l’intera classe politica italiana, sia di maggioranza che di opposizione, appare drammaticamente inadeguata ad affrontare le drammatiche sfide del momento presente.

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Misteri italiani

Uno pensa al lungo, complesso e tormentato lavoro della Commissione presieduta Tina Anselmi all’inizio degli anni ’80. Alle infinite inchieste giornalistiche che per almeno tre decenni hanno campeggiato sulle prime pagine dei giornali. Alle mille trasmissioni televisive ed alle decine e decine di libri che sono stati scritti per raccontare dei misteri d’Italia e del fatto che l’unico depositario di tutte queste vicende oscure e sconosciute fosse un tizio che aveva organizzato la Loggia massonica P2 e veniva chiamato il Venerabile Maestro.
Per cui quest’uno ci rimane un po’ male quando registra che l’annuncio di una trasmissione televisiva da parte dell’uomo dei misteri, al secolo Licio Gelli, scatena lo sdegno, la condanna e l’esecrazione di chi ritiene riprovevole che il personaggio parli. Oltre tutto in televisione.
Dov’è, infatti, lo scandalo? Per regola non è meglio far parlare chi ha dei segreti da svelare piuttosto uno che non ha un cacchio da dire?
Mistero italiano!

Tra ripensamento e decisionismo

Governo

Pare che all’interno del governo stia passando la linea del cosiddetto “ripensamento” rispetto a quella iniziale del “decisionismo”. Se fosse così sarebbe un vero disastro. Perché per un verso è vero che tra “ripensamento” e “decisionismo c’è sempre la linea intermedia del buon senso che esclude da un lato ogni inutile forzatura senza però prevedere rese incondizionate. Ma, soprattutto, perché la posta in palio non è solo il decreto Gelmini sulla scuola, il prossimo provvedimento sull’università o il contratto dei pubblici dipendenti e quello dell’Alitalia-Cai. È la strada per uscire dalla crisi generale che pesa in maniera sempre meno sopportabile sul paese. E se in nome di un “ripensamento” imposto dai primi sondaggi negativi si perde di vista l’unico percorso possibile per uscire dalla morsa economica e finanziaria, non si recuperano i consensi e si sprofonda ulteriormente nel baratro.

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