Archivio mensile:febbraio 2009

Non si è trattato di una sconfitta

Congresso Pli

Alla vigilia del Congresso del Pli in cui mi sono candidato alla segreteria ho accuratamente evitato di scrivere editoriali per promuovere la mia candidatura. Per correttezza nei confronti dei lettori. Ora che le assise nazionali dei liberali si sono concluse, debbo però rompere questa regola. E, sempre in segno di correttezza nei confronti di chi legge “L’Opinione” cartacea e quella in rete, mi sento in dovere di spiegare le ragioni che mi avevano spinto a compiere la scelta, quelle che hanno causato la mia sconfitta e dei liberali favorevoli al rinnovamento e quelle che mi obbligano a non gettare la spugna ed a considerare quanto è avvenuto a Roma sabato scorso come solo la prima tappa di una battaglia destinata comunque a concludersi vittoriosamente. Le ragioni della candidatura erano semplici: strappare il Pli, insieme a Marco Taradash ed ai tanti decisi a tentare il miracolo, dal coma in cui versa da troppi anni a causa di una guida politica insufficiente e rilanciarlo nel circuito politico nazionale affidandogli il compito di diventare la coscienza critica, autonoma ed indipendente della sua area politica naturale. Cioè del centro destra. Le cause della sconfitta sono state altrettanto semplici. Mi sono e ci siamo illusi che il Pli, sia pure ridotto ai minimi termini, fosse ancora un partito democratico. Non abbiamo considerato che anni ed anni di gestione personalistica fosse diventato una dipendence di casa De Luca in cui possono entrare solo gli amici del “padrone”. E, così, benché la nostra iniziativa avesse riacceso interesse e suscitato l’arrivo di nuove e qualificate adesioni ad un partito che agli ultimi congressi non aveva avuto un numero di partecipanti superiori al centinaio, il “padrone” ha bloccato l’ingresso dei nuovi tesserati a lui non graditi (circa trecento tessere). In più, nel timore che neppure la blindatura del proprio orticello fosse sufficiente ad evitargli la sconfitta, è ricorso al tradizionale trucco dei vecchi mestieranti della politica di far confluire al momento del voto finale circa duecento vecchietti dei centri anziani debitamente addestrati. Ed ha formalmente vinto un congresso che altrimenti avrebbe perso sia in termini numerici che in termini politici. Stefano De Luca ed il suo impudente vicesegretario Paolo Guzzanti, che accusa me a Marco Taradash di essere gli “ascari di Berlusconi” e che da Berlusconi ha avuto il seggio parlamentare e che sempre dal Cavaliere continua ad avere lo stipendio di vice direttore de “Il Giornale” e di collaboratore di “Panorama”, hanno cantato vittoria. Ma sanno benissimo che la maggioranza bulgara di cui hanno usufruito al congresso è in realtà una risicata minoranza. Quando, tra sessanta giorni, il rispetto dello Statuto del Pli imporrà di considerare i trecento tesserati respinti degli iscritti a pieno titolo del partito, quella che adesso appare come la minoranza diventerà la vera maggioranza del partito. E non ci saranno vecchietti, transfughi malevoli e vecchie mummie ad impedire la ripresa dell’azione di rinnovamento avviata in occasione del Congresso e tesa a fare della dipendence di casa De Luca un partito vero e, soprattutto, vivo. De Luca è convinto che, continuando a svolgere contemporaneamente la funzione di segretario, di Collegio dei Probiviri e di Comitato dei Garanti ed, in generale, di “padre padrone”, potrà infischiarsene della richiesta di un congresso straordinario avanzata dalla stragrande maggioranza degli iscritti. Ma sarà costretto a prendere atto che quella maggioranza non si limiterà a protestare per la truffa congressuale ma darà quei segnali di vivacità politica che nel frattempo il vertice del Pli non sarà in grado di dare. Da adesso in poi, infatti, insieme a Taradash ed ai tanti giovani e meno giovani che hanno tentato il miracolo della resurrezione del Pli, ci comporteremo come se il congresso avesse avuto un esito diverso. Avvieremo iniziative tese a farci svolgere il ruolo di coscienza critica e liberale del centro destra. Con convegni, dibattiti, incontri e manifestazioni. Con un dialogo ed un confronto continuo sul giornale e sulla rete. E con la ferma intenzione di dimostrare che i liberali vivi e veri sono diversi dagli ospiti di casa De Luca, vecchie glorie fuori del tempo, egocentrici irresponsabili, ex militanti missini e querule ex dipietristre antropologicamente illiberali. Se ci sarà il congresso straordinario, bene. Altrimenti, bene lo stesso. Io ed i miei amici vogliamo stare nel partito dei liberali. Non nella dependance della servitù.

Annunci