Archivio mensile:gennaio 2010

Una macchia indelebile

Il guaio più grosso provocato dalla rinsaldata alleanza tra il Partito Democratico e l’Italia dei Valori non ha riguardato solo Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Pierferdinando Casini. Certo, il segretario dell’Udc si è trovato spiazzato da una sconfitta che non aveva previsto così ampia e devastante come quella subita in Puglia dai suoi potenziali alleati di un futuro e nuovo centro sinistra. Ma, superata la fase elettorale delle regionali, ha la possibilità di recuperare. Magari facendo oscillare il pendolo delle sue azioni di nuovo verso il centro destra e ritagliandosi una posizione importante all’interno di quell’area di cui, in fondo, rappresenta una naturale componente.
Il problema immediato e più spinoso, semmai, riguarda Emma Bonino, alle prese con una candidatura a presidente della Regione Lazio che minaccia di cancellare la sua storia e la sua identità a causa del peso determinante assunto dall’Italia dei Valori.
Intendiamoci, la storia e l’identità di Emma sarebbero già state compromesse dalla scelta di diventare l’espressione di uno schieramento avversato da sempre dai radicali. Non c’è bisogno di una memoria storica troppo approfondita per sapere che le battaglie dei divorzio, dell’aborto, dei diritti civili, quelle condotte sempre da Marco Pannella e dal suo nucleo di splendidi pazzi, trovarono nei cattocomunisti i più decisi avversari. Così come è fin troppo facile ricordare che furono sempre i radicali di Pannella a rappresentare la punta di lancia più decisa ed acuminata contro quel compromesso storico che cattolici di sinistra e comunisti cercavano di realizzare per stringere il paese in una morsa illiberale e conservatrice.
Insomma, non bastava che Emma Bonino si ponesse come la capofila degli eredi niente affatto pentiti di quello schieramento. E non era neppure sufficiente che la stessa Bonino non battesse ciglio di fronte alla evidente constatazione che i suoi compagni di strada fossero  assolutamente decisi a riprodurre nel terzo millennio lo stesso schema scellerato degli anni ’70 del Novecento. Adesso alla contraddizione di essere una radicale che si pone alla testa di un esercito di cattocomunisti si aggiunge l’assurdo di una radicale che oltre ai nostalgici del compromesso storico si trova a rappresentare il partito dei forcaioli e dei giustizialisti. Quelli che vorrebbero dare vita ad una Repubblica giudiziaria sul modello komeinista e fare piazza pulita in qualità di guardiani della rivoluzione di tutte le garanzie ed i diritti individuali dei cittadini.
Se la sconfitta di Bersani in Puglia non avesse spinto Bersani nelle braccia spalancate di Di Pietro, la candidata radicale a sostituire Piero Marrazzo avrebbe potuto mimetizzare in qualche modo l’imbarazzante presenza dei dipietristi, Ora, invece, Emma Bonino non può nascondere in alcun modo l’inquietante e condizionante presenza di un alleato che non solo può essere decisivo ma ha la ferma intenzione di far valere in maniera fin troppo netta il proprio ruolo.
Ognuno, naturalmente, è libero di compiere le proprie scelte e di perseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni. Ma vale la pena per un personaggio come Emma Bonino, che è diventata per le proprie battaglie un simbolo di laicità e di libertà per due generazioni di italiani, buttare al macero la sua storia ed il suo status in nome della Presidenza della regione Lazio conquistata in qualità di ostaggio di Di Pietro?
Qualcuno, naturalmente , dirà che l’esponente radicale non ha alcuna possibilità di vincere la competizione elettorale. E , quindi, di finire ostaggio dei giustizialisti dell’Italia dei Valori.
Il ché è vero. Ma fino ad un certo punto. Perché la macchia di finire nelle insegne dei forcaioli sarà comunque indelebile!

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I liberali e la Polverini

Ma i liberali ed i laici del Lazio su chi debbono far confluire i loro voti ? Sulla sindacalista Renata Polverini , che proviene dalla sortoria del Movimento Sociale Italiano e che è vicina al Presidente della Camera Gianfranco Fini o sulla radicale Emma Bonino, che ha alle spalle alcuni decenni di battaghlie per i diritti civili e che può essere considerata come la colaboratrice e l’erede diretta di Marco Pannella ?
La questione non riguarda le frange più a sinistra del mondo liberale e laico. Quelle che da sempre sono schierate a fianco del Pd nella convinzione che l’unico liberalismo possibile sia quello di ascendenza gobettiana e di scuola azionista . E quelle che più recentemente sono diventate antiberlusconiane per ragioni strettamente personali o per nostalgia per il proporzionalismo della Prima Repubblica.
L’interrogativo, ovviamente, non tocca neppure il tradizionale elettorato radicale. Quello che s’identifica in Marco Pannella ed è pronto a seguire il proprio leader ovunque e con chi decida di andare , a destra come a sinistra, con gli ex fascisti o con gli eterni comunisti .
La domanda, invece, scuote, agita ed angoscia una fascia di elettorato molto più ampia di quella che vota tradizionalmente per le liste radicali o che da tempo si è affidata alla sinistra moralista o giustizialista. Si tratta dei componenti della cosidetta galassia liberale e laica . Quella composta non solo da chi fino alla rivoluzione giudiziaria della prima metà degli anni ’90 votava per i partiti provenienti dalla tradizione risorgimentale , ma anche da chi per ragioni anagrafiche non ha legami con quel passato , sogna l’avvento di una rivoluzione liberale intesa come fattore di modernizzazione del paese e , pur nutrendo simpatia per i radicali, ha votato nelle precedenti elezioni per il Pdl considerandolo come una sorta di “ male minore” rispetto agli ex democristiani ed agli ex comunisti ammassati a sinistra.
Come si debbono comportare questi cittadini alle prossime elezioni regionali del Lazio ?  Dare credito ad Emma, di cui hanno condiviso molte battaglie per i diritti civili ma non il settarismo laicista ? Oppure  “turarsi il naso” e sostenere l’ex missina  Renata che non solo ha avviato la propria campagna elettorale facendosi benedire da  un prete ma proviene da una tradizione che per anni ha messo in contrapposizione il valore del lavoro a quello della libertà ?
Qualcuno può anche sfuggire a questi interrogativi appellandosi alla libertà di coscienza . Ma questo è un modo piulatesco per non affrontare una questione a cui, invece, va data una risposta non equivoca.
Questa risposta, per quanto riguarda “ L’Opinione” , è chiara e netta . I liberali ed i laici non possono sostenere la candidata della sinistra Emma Bonino ma debbono confluire sulla candidata del centro destra Renata Polverini. Non perché la seconda sia migliore e più affidabile della prima visto che entrambe sono donne di grande capacità e di forte temperamento. Ma perché i liberali ed i laici possono svolgere un ruolo ed avere un peso solo se fanno parte di uno schieramento che ha bisogno di dare ascolto alle loro istanze ed alle loro sollecitazioni . Emma sarà fagocitata da un Pd che per conservare i propri elettori  dovrà necessariamente nascondere ed edulcorare le sue origini . Renata, se non vorrà perdere la galassia di elettorato di confine composto da fasce sociali importanti al momento del voto  potrebbero fare la differenza , dovrà dimostrare di saper rappresentare anche i sostenitori dei valori di libertà.
C’è poi una seconda ragione che rende obbliogata la scelta del “ L’Opinione”. Emma tradisce le proprie antiche battaglie garantiste accettando il sostegno dei di Antonio Di Pietro. Rispetto a questo i liberali ed i laici stanno comunque dalla parte opposta dei giustizialisti !