Renzi; tanti nemici e un solo puntello

Se fosse vero il motto mussoliniano del “molti nemici, molto onore” è certo che Matteo Renzi sarebbe l’uomo più onorato d’Italia. Nel giro di un solo mese i suoi avversari hanno subìto una moltiplicazione più rapida di quella dei famosi pani e pesci. Alla fine di dicembre era osannato e riverito dai media, dalle forze sociali, dagli intellettuali, dai burocrati, dagli imprenditori emergenti e da quelli calanti, dai prelati di Curia e da quelli di strada. Insomma, per la stragrande maggioranza degli italiani era l’Uomo della Provvidenza a cui si chiedeva il miracolo di rimettere in piedi un Paese da troppo tempo messo in ginocchio dalla paralisi della politica e dalla crisi economica galoppante.

A distanza di poche settimane, i media che lo continuano a sostenere si contano sulle punte di una sola mano, le forze sociali lo attaccano congiuntamente, si promettono scioperi e critiche in continuazione, gli intellettuali che dovevano guarnire con i loro nomi prestigiosi il suo Governo si sono ritirati in gruppo compatto, i burocrati gli hanno dichiarato guerra in nome della propria legittima difesa, gli imprenditori emergenti e quelli calanti si sono raffreddati ed i prelati di Curia e di strada si sono rinserrati su Francesco nel sospetto che Matteo non abbia alcuna possibilità di fare miracoli di sorta.

In questo fronte di nemici ampio ed articolato la lancia di punta è, paradossalmente, rappresentata dalla “quinta colonna” piazzata all’interno del Partito Democratico. L’iter dell’Italicum alla Camera ha reso evidente che il punto di maggiore debolezza del fronte renziano è costituito dai gruppi parlamentari del proprio partito, formati in gran parte dai sostenitori di quel notabilato post-comunista e post-dossettiano che lo ha sempre avversato e considerato un alieno da rinviare il più presto possibile nello spazio siderale.

Il buffo della faccenda è che, in questo panorama di nemici vecchi e nuovi che puntano a logorarlo progressivamente per rimandarlo a cercare i pesci nell’Arno, l’unico sostegno su cui Renzi può contare è rappresentato dal suo oppositore naturale e dichiarato: Silvio Berlusconi. Se oggi il Presidente del Consiglio continua a rimanere a Palazzo Chigi e può permettersi di continuare a promettere miracoli a destra ed a manca lo deve al Cavaliere. Che non ha tradito il patto sulle riforme e che ha dimostrato con i fatti di essere deciso a sostenere il grande tentativo di cambiare le istituzioni del Paese per impedirne il definitivo crollo. Ma fino a quando potrà andare avanti il sostegno di un centrodestra a cui il combinato disposto di una magistratura faziosa e di una sinistra ottusamente feroce si accinge a mettere temporaneamente fuori gioco il leader?

Il prossimo futuro di Matteo Renzi ruota attorno a questo interrogativo. Perché, se è vero che fino ad ora il Cavaliere ha tenuto salda la barra di Forza Italia sul sostegno alle riforme, non è affatto detto che possa o voglia continuare a farlo dopo il 10 aprile. E non perché un leader posto agli arresti domiciliari o umiliato ai servizi sociali non possa o non voglia esercitare comunque il proprio ruolo politico. Ma perché è difficile immaginare, visto che non ci sono precedenti in materia, che l’esclusione dalla scena politica per via giudiziaria dell’unico puntello indispensabile per la governabilità e la stabilità possa rimanere senza conseguenze di alcun genere.

Se dunque Matteo Renzi vuole reggere all’offensiva dei suoi nemici interni ed esterni deve pensare attentamente a come non farsi mancare l’unica stampella a cui si appoggia per non cadere. Magari andando a chiedere lumi ed appoggio a Giorgio Napolitano. Chi ha inventato dalla sera alla mattina Mario Monti senatore a vita per salvare la stabilità del Paese, dovrebbe sapere come salvare di nuovo la stabilità!

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