STORIA DELL’ORSO

 Sono nato a Montorio al Vomano l’8 settembre del 1945, nella casa della famiglia di mia madre, Leontina Cancrini, dove i miei genitori appena ventenni si erano riparati alla fine della guerra.

Mio padre, Claudio Diaconale, si trovava senza lavoro perché epurato in quanto, giovanissimo dipendente del Ministero dell’Agricoltura, nel ’43 era stato militarizzato e costretto a trasferirsi al Nord con la Rsi.

A Montorio ho vissuto appena qualche anno, insieme con mia nonna Elvira Sabatini ed il fratello di mio nonno Arturo, che era morto giovanissimo nel ’39, Emanuele Cancrini.

Nel ’49, dopo che mio padre era stato reintegrato nel proprio posto di lavoro, ci siamo trasferiti a Teramo per un anno. Successivamente siamo andati a Roma, dove viveva mio nonno paterno Paolo Diaconale, con la sua famiglia, ed un gran numero di parenti di mia madre, i fratelli Leone e Sandro Cancrini ed i cugini Amedeo, Giulio e Vittorio Cancrini.

A Roma ho frequentato le elementari fino alla quarta. Poi mio padre, che nel frattempo era entrato nella Federconsorzi, è stato trasferito a Padova, dove con la mia famiglia (nel frattempo erano nate le mie due sorelle Maria Cristina e Patrizia) siamo rimasti per tre anni.

Finalmente, alla fine del ’58, siamo tornati a Roma dove ho finito le medie e dove ho frequentato il liceo scientifico Augusto Righi nella sezione distaccata di Piazza Mazzini. Quella sezione è successivamente diventata, nel mio quarto anno, un liceo sperimentale affidato al preside Gianbattista Salinari. E dopo un anno, cioè al mio ultimo anno di liceo, ha definitivamente preso il nome di “Liceo Guido Castelnuovo”.

Per me gli ultimi due anni di liceo sono stati particolarmente interessanti e formativi. Il preside Salinari, uomo di grande umanità e capacità, aveva interpretato l’indirizzo sperimentale dato al liceo come una sorta di via libera alla trasformazione del vecchio modello di scuola borghese autoritaria e classista in un modello più aperto, progressista ed ispirato alla cultura marxista allora in piena fase di conquista dell’egemonia culturale nel paese. I professori da lui scelti erano Alberto Asor Rosa, Mario Socrate, Ugo Dotti, Vittoria Ronchey, tutti politicamente schierati a sinistra ma tutti capaci di suscitare grandi stimoli ed interessi negli adolescenti.

Per quanto mi riguarda, ad esempio, l’ interesse per il giornalismo è nato grazie al mio professore d’italiano Ugo Dotti, con il quale, da liberale inconsapevole quale ero, mi trovavo in costante conflitto ma da cui ho ricevuto non solo il piacere intellettuale del confronto delle idee ma anche il consiglio e l’incoraggiamento a dedicarmi al lavoro nei giornali.

Non a caso, finito il liceo non mi sono limitato ad iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma, ma ho incominciato subito a lavorare come correttore di bozze in un vecchio e famoso settimanale satirico, “Il Travaso delle idee”, allora diretto da Bruno Verde. Da quel momento è iniziata la mia attività giornalistica che è andata avanti durante tutti gli anni dell’università e si è interrotta solo per i quindici mesi di servizio militare svolti, per via dell’altezza (un metro e 85) nel Primo Reggimento Granatieri di Sardegna. Il mio corso di laurea, proprio a causa dell’impegno di lavoro, non è stato particolarmente brillante. In compenso ho avuto la fortuna di avere come professori personaggi del calibro di Giovanni Leone, Giuliano Vassalli e di Sergio Cotta, con il quale ho discusso la tesi di laurea dedicata al “Partito nella democrazia contemporanea”.

Fino alla fine degli anni ’60 ho lavorato in diversi settimanali dell’epoca, “Abc”, “Mondo d’oggi”, in alcune agenzie come l’ “Aipe” e l’Aga (Agenzia Giornali Associati ) facendo esperienze diverse (ho seguito giornalisticamente le varie fasi del ’68, ho partecipato come inviato alla edizione del “Cantagiro” del ’69 e, soprattutto, sono stato per alcuni mesi in un kibbuz in Israele visitando il paese poco tempo dopo la guerra dei “sei giorni” , avendo significative esperienze di guerra sul Golan e sul Canale di Suez. All’inizio degli anni ’70 ho incominciato a frequentare la Sala Stampa di piazza San Silvestro, sede delle redazioni romane dei giornali che si stampavano fuori Roma. Prima come collaboratore di alcune testate, poi come sostituto di qualche redattore che andava in ferie ed, infine, come praticante de “Il giornale di Sicilia” allora diretto da Roberto Ciuni.

Grazie a Ciuni e, successivamente a Lino Rizzi ed a Fausto De Luca (giornalisti di idee diverse ma tutti di grandi qualità) sono diventato prima professionista, poi redattore parlamentare ed infine capo della redazione romana de “Il giornale di Sicilia” specializzandomi nell’analisi della politica interna.

In quegli anni ho seguito tutte le vicende della politica nazionale, (i congressi di partito, i dibattiti parlamentari, ecc…), i drammatici sviluppi dei cosiddetti “anni di piombo” con le Brigate Rosse ed i gruppi terroristici di estrema destra, gli anni finali del pontificato di Paolo VI, la morte improvvisa di Papa Luciani, l’avvento di Giovanni Paolo II. Ho avuto la possibilità di conoscere personalmente tutti i politici dei diversi partiti della Prima Repubblica e di frequentare, anche grazie al fatto che il mio giornale era di Palermo, lo scrittore Leonardo Sciascia, per un periodo deputato in Parlamento.

Nell’85 sono passato a “Il Giornale” diretto da Indro Montanelli con la qualifica di notista politico. Si è trattato di un salto di qualità molto importante. Sia perchè dopo un paio d’anni Montanelli mi ha promosso ad editorialista di politica interna. Sia perché grazie a questo ruolo ho incominciato a frequentare come opinionista le televisioni pubbliche e private. All’esperienza come editorialista de “Il Giornale” ho poi aggiunto quella di esponente di spicco della componente moderata del sindacato dei giornalisti, la Fnsi. Sono così diventato prima vice segretario nazionale della Fnsi e, successivamente, segretario dell’Associazione Stampa Romana, la più grande ed importante associazione dei giornalisti italiani.

Alla fine del ’91, non condividendo la decisione di Montanelli di nominare come condirettore Federico Orlando (allora in fase di conversione a sinistra), ho lasciato “Il Giornale” e sono diventato per un breve periodo redattore capo del telegiornale “Studio Aperto” diretto da Emilio Fede. Successivamente ho accettato la proposta dell’allora segretario del Pli Renato Altissimo di trasformare l’allora settimanale del partito “L’Opinione” in un quotidiano non più di partito ma di area ed ho assunto la direzione del giornale. Nel ’93, in seguito a Tangentopoli, il Pli si è sciolto. Ed io, insieme ad un gruppo di giovani giornalisti, ho costituito una cooperativa, rilevato “L’Opinione” e l’ho trasformato in un quotidiano che da allora continua ad essere il punto di riferimento dell’area liberal-democratica del Paese.

Nel corso di questi anni ho affiancato all’attività nella carta stampata anche una intensa attività nel settore televisivo. Prima ho realizzato con Maurizio Costanzo ed Enrico Basile il programma “Il cappello a tre punte” ed il quotidiano televisivo “Sala stampa”. Successivamente ho condotto, insieme a Renzo Foa, su Rai Tre, il programma “Ad armi pari”. Inoltre per due anni al Teatro Flaiano di Roma ho organizzato e condotto, ogni settimana, un incontro tra personaggi del mondo della politica ed il pubblico in sala. Ho svolto le funzioni di opinionista nel programma “Punto e a capo” su Rai Due, ho condotto innumerevoli volte la rassegna stampa settimanale su Shy. Ho condotto su Odeon il programma “Cavaliere, ci consenta!” ed ho partecipato a quasi tutti i talk show politici degli ultimi quindici-venti anni. Dal “ Costanzo show “ ai diversi programmi di Michele Santoro, da “Ballarò di Giovanni Floris” ad “Omnibus” di Antonello Piroso, da “8 e mezzo” di Giovanni Ferrara al programma di Ilaria D’Amico “Exit”. Ho inoltre partecipato in numerose edizioni come ospite fisso ai programma di dibattito calcistico di Aldo Biscardi. Nelle elezioni del 1996 sono stato candidato al Senato per il Polo delle Libertà nel collegio di Rieti.

Negli stessi anni mi sono dedicato anche alla scrittura di libri. Da “Tecnica del moderno colpo di stato, magistrati e giornalisti”, pubblicata per “Spirali” nel ’95 in cui per la prima volta la cosiddetta “rivoluzione giudiziaria” degli anni ’90 è stata indicata come il frutto quasi golpistico del circuito mediatico-giudiziario, ad “Attacco alla libertà”, breve saggio sui pericoli che gravano sulla libertà di stampa. Da “Democrazia e libertà”, scritto per Rubbettino con Davide Giacalone sulla necessità di rilanciare la cultura liberal-democratica in Italia ad una serie di saggi apparsi sui volumi curati da Renato Brunetta e Vittorio Feltri venduti in edicola insieme a “Libero”. L’ultimo libro, pubblicato da Koinè lo scorso anno, è dedicato al Medio Oriente e s’intitola “Iran, Israele, l’olocausto nucleare”.

Oltre all’attività nella carta stampata, nella televisione e nell’editoria mi sono anche dedicato all’organizzazione di convegni internazionali su grandi temi storici e politici a cui hanno partecipato scrittori ed intellettuali di grande spessore italiani e stranieri. In particolare, in qualità di segretario del Centro Studi Francesco De Sanctis, ho organizzato per la Provincia di Roma i convegni “L’uso politico della storia”, “Immagine e identità degli italiani”, “Europa e Occidente, identità a confronto”.

Per quanto riguarda, infine, la mia vita privata, non posso rivendicare altro merito di avere tre splendidi figli. Due, Valentina e Claudia, dal primo matrimonio con Stefania. Il terzo, Alessandro, dal secondo con Barbara.

 

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2 thoughts on “STORIA DELL’ORSO

  1. Lev La Paz ha detto:

    Una piccola correzione:
    8 e mezzo di Giuliano Ferrara, non Giovanni. Saluti e Buon Natale.

  2. Ras Al Awal ha detto:

    Due ulteriori piccole correzioni:
    #…rassegna stampa su Sky (e non Shy).
    # Il titolo corretto del suo bel libro pubblicato da Spirali è “Tecnica postmoderna del colpo di stato: magistrati e giornalisti”

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