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Pensare al voto di primavera

Nessuno dubita che il governo riuscirà ad ottenere l’ennesima fiducia destinata a sanare l’incidente sul rendiconto dello stato. I partiti d’opposizione fanno il loro mestiere nel tornare ancora una volta a chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. Ma sanno benissimo che è una richiesta impossibile.

Solo un pazzo potrebbe auspicare o ricercare una crisi al buio destinata probabilmente a sfociare nelle elezioni anticipate nel momento in cui la crisi economica e finanziaria internazionale non solo non si allontana ma, addirittura, si aggrava. Ma se il Cavaliere ed il centro destra contano di superare le difficoltà del momento puntando sulla gravità della crisi internazionale e meditano di usare l’assenza di alternative all’attuale governo per arrivare in questo modo fino alla scadenza naturale della legislatura, compiono un gravissimo errore.

Perché continuare ad andare avanti in questo modo, con una maggioranza lacerata da tensioni sempre più forti, non significa affatto applicare l’antica regola andreottiana che tirare faticosamente a campare è sempre meglio che tirare le cuoia. Significa logorarsi a tal punto da rinunciare in partenza non solo all’ipotesi, difficile ma non irrealizzabile, di tornare a vincere le prossime elezioni politiche ma soprattutto a non affrontarle con la certezza assoluta di subire una sconfitta epocale.
Puntare alla scadenza naturale della legislatura passando da una fiducia sul filo del rasoio all’altra, da una mezza crisi su Tremonti ad un’altra mezza crisi su Scajola, significa compiere lo stesso errore fatto dal centro sinistra durante i due anni dell’ultimo governo Prodi. Cioè convincere la maggioranza dell’opinione pubblica italiana che, come il centro sinistra ulivista, anche il centro destra non è in grado di governare il paese.

Se la maggioranza, sia pure con numeri più esigui del 2008, fosse coesa e compatta ed affrontasse senza discordie interne le crisi internazionale, il rischio non ci sarebbe. Potrebbe cercare di arrivare al 2013 sperando di avere la fortuna di intercettare nel frattempo un qualche segnale di ripresa per presentarsi agli elettori con il merito di aver favorito il superamento delle difficoltà.

Ma ai numeri esigui si aggiunge l’assenza di coesione. E, quindi, svanisce l’idea di poter sopravvivere per approfittare di una ripresa che presto o tardi dovrà pur arrivare. E rimane solo la prospettiva di un logoramento talmente profondo da diventare, come è stato il caso del centro sinistra ulivista prodiano, una sorta di vaccinazione contro il rischio di un nuovo governo di centro destra.
Se Berlusconi (ma anche Bossi e tutti gli altri esponenti con capacità di pensiero dell’attuale coalizione) non vogliono correre questo rischio, non debbono far altro che varare al più presto un serio provvedimento per lo sviluppo e puntare alle elezioni anticipate nella prossima primavera.

I numeri che vengono forniti da tutti i sondaggisti, sia quelli seri che quelli fasulli, sono molto meno preoccupanti di quanto si possa a prima vista pensare. Il vantaggio di circa sei o sette punti che al momento viene attribuito ad una eventuale coalizione di sinistra non deve trarre in inganno.

Il vero numero su cui riflettere e su cui puntare è dato da quel quaranta per cento di incerti e di indecisi di cui una parte è destinata all’astensione ma un’altra deciderà solo nelle ultime settimane della prossima campagna elettorale che che parte schierarsi. L’esito delle prossime politiche si gioca su questa parte di indecisi.

Una parte formata sicuramente da delusi del centro destra che, però, malgrado i mille motivi di critica e di contestazione della maggioranza, non sembra avere alcuna fiducia nella possibilità che l’opposizione possa comportarsi meglio. Andare avanti fino al 2013 nelle condizioni attuale significherebbe deludere definitivamente questo elettorato e costringerlo a scegliere la sinistra non per convinzione ma per disperazione.

Votare in primavera può far evitare la disperazione. Convincendo gli elettori che meglio del peggio di una sinistra incapace di governare è il meno peggio di un centro destra che almeno una speranza di innovazione liberale la dovrebbe rappresentare!

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