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Gli alleati di Berlusconi

Qualunque possa essere la risposta dei mercati (o dei circoli finanziari franco-tedeschi) alla lettera d’intenti di Silvio Berlusconi, l’attuale governo italiano è destinato ad andare avanti. O meglio, può cadere solo se il Cavaliere e Umberto Bossi decidono insieme che ai rispettivi partiti conviene staccare la spina prima del tempo per evitare un logoramento dagli effetti potenzialmente letali.

Può essere, come sospetta il leader del Carroccio, che la casta dei banchieri che si trova dietro il binomio Merkel-Sarkozy abbia deciso di dare il colpo di grazia al governo Berlusconi per evitare di continuare a finanziare l’Italia e per costringerla a diventare terra di conquista economica della speculazione internazionale.

Ma è molto improbabile che il disegno di liquidare il governo italiano per salvare le banche franco-tedesche possa andare in porto. In primo luogo perché l’affondo contro l’Italia, che rappresenta la terza economia europea, rischierebbe di trasformarsi in un colpo mortale per l’euro. Cioè per le stesse banche e gli stessi poteri “forti” tentati di far collassare il nostro paese per salvare se stessi.

In secondo luogo perché a difendere fino a gennaio un governo che oggettivamente è indebolito, impaurito, incerto sul da farsi e angosciato dal futuro prossimo si erge ormai con chiarezza il baluardo invalicabile degli interessi particolari delle opposizioni. Il paradosso italiano è infatti che il miglior alleato della maggioranza in bilico (ovviamente solo per i prossimi due mesi) è una opposizione che, a dispetto delle proprie richieste quotidiane di dimissioni del Presidente del Consiglio, di richiesta di governo tecnici o di esecutivi di larghe intese, vuole fortemente conservare Berlusconi a Palazzo Chigi almeno fino a Natale.

Non solo perché non ha alcuna possibilità di mettere in piedi una alternativa credibile ed immediatamente praticabile al centro destra. E non solo perché ha scoperto che da un punto di vista propagandistico le conviene continuare ad avere come bersaglio un Cavaliere che grazie al solito circo mediatico-giudiziario è già stato processato e condannato per ogni genere di nequizia (ovviamente non provata e non giudicata nelle aule dei tribunali).

Ma soprattutto perché i suoi principali leader hanno calcolato che il loro principale interesse è far restare in piedi l’attuale governo per i prossimi mesi per costringerlo a compiere il “lavoro sporco” delle misure impopolari richieste dall’Europa ed andare alle elezioni anticipate nella prossima primavera sfruttando a proprio vantaggio l’attuale sistema elettorale.
Il primo che accende i ceri alla Madonna per ottenere il miracolo della sopravvivenza del governo e delle elezioni anticipate in primavera con il “Porcellum” è Pierferdinando Casini. Il leader dell’Udc sa bene che il Terzo Polo con Fini, Rutelli e Lombardo non è un vantaggio ma una peso per il proprio partito.

Ma con le liste bloccate può fare la parte del leone nella scelta dei futuri parlamentari lasciando agli alleati pochi briciole e con il premio di maggioranza regionale del Senato può sperare di diventare il futuro ago della bilancia della politica italiana. Perché mai, allora, Casini dovrebbe premere per far cadere il governo adesso, far nascere un nuovo esecutivo, assistere al referendum sulla legge elettorale e correre il rischio di ritrovarsi con un nuovo “Mattarellum” destinato a stritolare il Terzo Polo? Lo stesso vale, ma per ragioni diverse, per Pierluigi Bersani.

Il segretario del Pd sa bene che le proprie possibilità di sopravvivenza politica sono condizionate dalle elezioni anticipate nella prossima primavera con l’attuale legge elettorale. In questo caso può sperare di determinare a proprio favore le liste del Pd, conquistare la maggioranza alla Camera facendo l’alleanza con Di Pietro e Vendola e convincere facilmente il Terzo Polo a trovare un accordo per il governo promettendo a Casini l’elezione alla Presidenza della Repubblica.
Certo, Casini e Bersani non sono gli unici attori dell’opposizione. Il primo ha dei pesi morti, il secondo dei nemici interni molto combattivi. Ma a Berlusconi bastano ed avanzano per arrivare a Capodanno. E poi? Poi si vedrà!

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Pensare al voto di primavera

Nessuno dubita che il governo riuscirà ad ottenere l’ennesima fiducia destinata a sanare l’incidente sul rendiconto dello stato. I partiti d’opposizione fanno il loro mestiere nel tornare ancora una volta a chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. Ma sanno benissimo che è una richiesta impossibile.

Solo un pazzo potrebbe auspicare o ricercare una crisi al buio destinata probabilmente a sfociare nelle elezioni anticipate nel momento in cui la crisi economica e finanziaria internazionale non solo non si allontana ma, addirittura, si aggrava. Ma se il Cavaliere ed il centro destra contano di superare le difficoltà del momento puntando sulla gravità della crisi internazionale e meditano di usare l’assenza di alternative all’attuale governo per arrivare in questo modo fino alla scadenza naturale della legislatura, compiono un gravissimo errore.

Perché continuare ad andare avanti in questo modo, con una maggioranza lacerata da tensioni sempre più forti, non significa affatto applicare l’antica regola andreottiana che tirare faticosamente a campare è sempre meglio che tirare le cuoia. Significa logorarsi a tal punto da rinunciare in partenza non solo all’ipotesi, difficile ma non irrealizzabile, di tornare a vincere le prossime elezioni politiche ma soprattutto a non affrontarle con la certezza assoluta di subire una sconfitta epocale.
Puntare alla scadenza naturale della legislatura passando da una fiducia sul filo del rasoio all’altra, da una mezza crisi su Tremonti ad un’altra mezza crisi su Scajola, significa compiere lo stesso errore fatto dal centro sinistra durante i due anni dell’ultimo governo Prodi. Cioè convincere la maggioranza dell’opinione pubblica italiana che, come il centro sinistra ulivista, anche il centro destra non è in grado di governare il paese.

Se la maggioranza, sia pure con numeri più esigui del 2008, fosse coesa e compatta ed affrontasse senza discordie interne le crisi internazionale, il rischio non ci sarebbe. Potrebbe cercare di arrivare al 2013 sperando di avere la fortuna di intercettare nel frattempo un qualche segnale di ripresa per presentarsi agli elettori con il merito di aver favorito il superamento delle difficoltà.

Ma ai numeri esigui si aggiunge l’assenza di coesione. E, quindi, svanisce l’idea di poter sopravvivere per approfittare di una ripresa che presto o tardi dovrà pur arrivare. E rimane solo la prospettiva di un logoramento talmente profondo da diventare, come è stato il caso del centro sinistra ulivista prodiano, una sorta di vaccinazione contro il rischio di un nuovo governo di centro destra.
Se Berlusconi (ma anche Bossi e tutti gli altri esponenti con capacità di pensiero dell’attuale coalizione) non vogliono correre questo rischio, non debbono far altro che varare al più presto un serio provvedimento per lo sviluppo e puntare alle elezioni anticipate nella prossima primavera.

I numeri che vengono forniti da tutti i sondaggisti, sia quelli seri che quelli fasulli, sono molto meno preoccupanti di quanto si possa a prima vista pensare. Il vantaggio di circa sei o sette punti che al momento viene attribuito ad una eventuale coalizione di sinistra non deve trarre in inganno.

Il vero numero su cui riflettere e su cui puntare è dato da quel quaranta per cento di incerti e di indecisi di cui una parte è destinata all’astensione ma un’altra deciderà solo nelle ultime settimane della prossima campagna elettorale che che parte schierarsi. L’esito delle prossime politiche si gioca su questa parte di indecisi.

Una parte formata sicuramente da delusi del centro destra che, però, malgrado i mille motivi di critica e di contestazione della maggioranza, non sembra avere alcuna fiducia nella possibilità che l’opposizione possa comportarsi meglio. Andare avanti fino al 2013 nelle condizioni attuale significherebbe deludere definitivamente questo elettorato e costringerlo a scegliere la sinistra non per convinzione ma per disperazione.

Votare in primavera può far evitare la disperazione. Convincendo gli elettori che meglio del peggio di una sinistra incapace di governare è il meno peggio di un centro destra che almeno una speranza di innovazione liberale la dovrebbe rappresentare!

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